Polemiche dopo Cremonese-Milan: “Come Bastoni! Doveva saltare il derby”

Polemiche dopo Cremonese-Milan: un episodio ha scatenato accese discussioni. Il caso Bastoni-Kalulu ha fatto scuola...

Tag:

Nel mondo del calcio, le simulazioni sono da sempre un argomento scottante, e gli strascichi di quanto accaduto un paio di settimane fa durante Inter-Juventus con protagonista Bastoni continuano a farsi sentire. Oggi un altro episodio ha fatto e sta facendo tanto parlare, che ha visto coinvolto Alexis Saelemaekers, esterno del Milan, che durante la partita contro la Cremonese ha tentato una simulazione senza essere punito dall’arbitro. Questo ha acceso un duro dibattito, specialmente perché il giocatore era diffidato e avrebbe rischiato di saltare il prossimo cruciale derby contro l’Inter.

Il caso Saelemaekers

Molti si interrogano su come un giocatore possa arrivare a rischiare una squalifica per il tentativo maldestro di ingannare l’arbitro. Nonostante si sia rialzato senza protestare, Saelemaekers non ha ricevuto nessuna ammonizione. In queste situazioni, ci si chiede se un atteggiamento più severo nei confronti delle simulazioni potrebbe davvero dissuadere i giocatori da certi comportamenti.

Le reazioni sui social

Subito dopo l’accaduto, come spesso accade, i social si sono trasformati in un ring virtuale. Il giornalista Capuano ha scritto su X: “Non guariremo mai dalla malattia della simulazione…”, lasciando intendere che questo tipo di comportamento è ormai endemico nel calcio moderno.


Dall’altra parte, i tifosi interisti non hanno perso occasione per esprimere il loro disappunto. “In Belgio si staranno sicuramente chiedendo se convocarlo o meno in Nazionale”, si legge in un commento ironico, mentre un altro utente scrive: “Attendiamo la conferenza stampa con le scuse”.

La difesa dei tifosi milanisti

I tifosi rossoneri, comprensibilmente, cercano di difendere il loro giocatore sottolineando alcuni particolari: “La differenza è che Saelemaekers si alza e non protesta, ma dà la mano all’avversario, non esulta e non ottiene nulla”. Una difesa che, secondo loro, evidenzia il fatto che non ci sia stata malizia da parte del centrocampista belga.

Quest’episodio rappresenta un ulteriore esempio di come le simulazioni continuino a essere parte integrante del gioco, pur con tutti i rischi che comportano. Se da un lato la tecnologia e le regole più rigide cercano di limitare tali comportamenti, dall’altro la cultura della simulazione è ancora troppo radicata. Forse, come suggerisce Capuano, si tratta di una “malattia” legata al calcio che solo un cambiamento di mentalità collettivo potrà debellare.

Change privacy settings
×