Dušan Vlahović è un attaccante serbo potente e strutturato, considerato uno dei centravanti più completi della sua generazione. Mancino naturale, si distingue per la forza fisica, il senso del gol e la capacità di attaccare l’area con grande tempismo. È efficace nel gioco spalle alla porta, nel proteggere palla e nel finalizzare sia con conclusioni potenti sia di precisione, oltre a essere pericoloso nel gioco aereo e sui calci di rigore. Pur essendo una prima punta, sa partecipare alla manovra e creare spazi per i compagni.
Nel corso della sua carriera ha raggiunto la consacrazione in Serie A con la Fiorentina, prima di trasferirsi alla Juventus, con cui ha vinto una Coppa Italia, confermandosi tra i migliori marcatori del campionato italiano. A livello internazionale ha maturato esperienza nelle competizioni europee e con la nazionale serba, diventandone uno dei riferimenti offensivi principali.
Tra le curiosità, Vlahović ha segnato il suo primo gol in Champions League dopo pochissimi secondi dal debutto nella competizione, stabilendo un record di precocità. È noto anche per la grande attenzione alla preparazione fisica e per il carattere competitivo, che lo rende particolarmente determinato nei momenti decisivi delle partite.
Negli ultimi giorni, la decisione della Juventus di indossare una quarta maglia con strisce orizzontali contro il Como ha sollevato un polverone tra gli appassionati di calcio, in particolare tra i tifosi della Sampdoria. Come riportato dal Il Secolo XIX, la controversa scelta dei bianconeri ha fatto storcere il naso a molti, a causa delle righe orizzontali che violano le regole della Lega Serie A, secondo cui i numeri sulle maglie devono essere facilmente visibili su sfondo monocromatico. Ma come mai la Juventus ha potuto osare tanto?
Deroghe e marketing: il caso Juventus
In barba alle regole, i bianconeri sono riusciti a sfoggiare una maglia che non rispettava le normative vigenti grazie a una speciale deroga concessa dalla Lega di Serie A. Secondo il quotidiano genovese, la motivazione alla base di questa decisione sarebbe l’iniziativa di marketing dietro la nuova divisa, che peraltro non riportava neppure i nomi dei giocatori. L’intento era probabilmente quello di destare curiosità e attirare l’attenzione sul club torinese, una mossa che ha però irritato i blucerchiati.
La tradizione blucerchiata e il senso di appartenenza
Per i tifosi della Sampdoria, la maglia non è solo un pezzo di stoffa, ma una vera e propria dichiarazione di identità. La divisa, infatti, è sempre stata caratterizzata da strisce orizzontali su tutto il busto — una tradizione che, da qualche anno a questa parte, sembra essere stata accantonata. Dal 2023/2024, la maglia non è più completamente cerchiata, una perdita che molti considerano un affronto alla loro cultura calcistica e alla storia del club.
Un precedente che potrebbe aprire nuove possibilità
La decisione della Lega di concedere la deroga alla Juventus ha inevitabilmente sollevato il dibattito su come la stessa potrebbe essere utilizzata da altre squadre. Per la Sampdoria, ad esempio, potrebbe rappresentare un’opportunità per celebrare il suo 80º compleanno nel 2026 con una maglia speciale, che potrebbe riportare le tanto amate cerchie orizzontali per un’occasione così significativa.
Dibattito tra tradizione e innovazione
In effetti, il caso della Juventus non è certo isolato nel panorama calcistico moderno, dove spesso innovazione e marketing vanno a scontrarsi con la tradizione e le aspettative dei tifosi. Le squadre devono bilanciare tra la voglia di sperimentare e l’importanza di mantenere il legame con i propri sostenitori, un compito non sempre facile da portare a termine senza sollevare polemiche.
Conclusioni
La questione della quarta maglia della Juventus non è quindi solo una questione di stile o marketing, ma si inserisce in una più ampia discussione sulla natura del calcio moderno. I tifosi, specialmente quelli più affezionati, si trovano a fare i conti con un mondo in cui le dinamiche economiche e di immagine stanno influenzando sempre di più le scelte dei club. In questo contesto, il rispetto delle regole e della storia dei club diventa più che mai una questione di identità culturale.









