Bojinov: “La mia Juve in B più forte di quella attuale. Espulsione Kalulu? Capisco Bastoni ma non Chivu. Fiorentina? Ci sono passato anch’io, ecco come ci salvammo!”

La redazione di Chiamarsi Bomber ha intervistato in esclusiva l'ex bomber di Lecce, Juventus e Manchester City Valeri Bojinov

Valeri Bojinov ex attaccante di Lecce, Juve e Manchester City

26

Difensore centrale

95

Inter


  • 13 Aprile 1999
  • Italia
  • 190 cm
  • 75 kg
  • Biografia

Alessandro Bastoni è un difensore centrale moderno, mancino, noto per l’eleganza nella gestione del pallone e l’intelligenza tattica. Dotato di ottima visione di gioco, si distingue per la capacità di impostare l’azione da dietro con passaggi precisi, anche in verticale, e per la calma nelle situazioni di pressione. Difensivamente è solido nel posizionamento, efficace nell’anticipo e affidabile nel gioco aereo, pur non essendo un marcatore aggressivo.

Tra le curiosità, Bastoni ha spesso dichiarato di ispirarsi ai grandi difensori italiani del passato, ma il suo stile richiama anche quello dei centrali “registi” più moderni. È apprezzato dagli allenatori per la versatilità, potendo giocare sia in una linea a tre sia in una difesa a quattro, e per la maturità mostrata fin da giovane nei grandi palcoscenici.

157 presenze e 34 gol in Serie A, la maggior parte con la maglia del Lecce. Numeri che raccontano solo in parte la storia di Valeri Bojinov, uno degli ultimi “bomber di provincia” del calcio italiano, una specie oggi in via d’estinzione. Attaccante istintivo, talento precoce e carattere deciso, Bojinov ha saputo ritagliarsi un ruolo da protagonista anche lontano dai grandi riflettori, prima di approdare su palcoscenici importanti con le maglie di Juventus e Manchester City. Oggi, rimasto profondamente legato ai colori bianconeri, Bojinov segue ancora con passione la Vecchia Signora. Per ripercorrere la sua carriera e analizzare il momento attuale della squadra torinese, lo abbiamo intervistato in esclusiva.

Ciao Valeri, partiamo dagli inizi: arrivi a Lecce scovato da Pantaleo Corvino. Ci spieghi com’è nata questa trattativa e che tipo è Corvino?

“Corvino è il top, riesce a scovare giovani in giro per il mondo pagandoli poco e a rivenderli a 30-40-50 mln. Lui è devastante nel vedere prima degli altri il talento. Io fui scovato da un suo collaboratore quando giocavo a Malta e lui mi chiamò per fare un provino a Lecce. Sicuramente avevo talento però ci ho messo del mio lavorando sodo. L’Italia è stata la mia seconda casa e sono eternamente grato per quello che mi ha dato. Il calcio italiano era quello giusto per me, in Inghilterra e in Portogallo non mi sono trovato bene, avevo nostalgia della Serie A. La mia fortuna è stata quella di arrivare molto giovane, sono subito entrato nella mentalità comprendendo il calcio italiano. Fare tutte le tappe nelle giovanili del Lecce mi ha aiutato ad ambientarmi prima”.

Nella tua ultima stagione a Lecce incrociasti Zeman. Hai raccontato che inizialmente il rapporto non fu idilliaco…

“Sì, all’inizio non avevamo un bel rapporto. Dopo ho capito che lo faceva per stimolarmi: ogni giorno mi massacrava perché voleva che andassi a mille. Gli allenamenti erano molto tosti fisicamente e tatticamente. Lui voleva che le ali offensive tagliassero dentro per fare gol. Dovevi avere il cervello aperto per capire la sua metodologia, per comprendere la sua filosofia. Lui mi ripeteva sempre ‘se non corri non fai gol’. Il suo ritiro non lo dimenticherò mai, come neanche i suoi allenamenti. Prima di una gara contro la Juve ci fece fare doppia seduta tutta la settimana e rifinitura il giorno prima della partita che lui considerava un giorno di riposo. Follia totale.

Valeri Bojinov al Lecce

Valeri Bojinov al Lecce

Ti entrava nel cervello in maniera incredibile. Ricordo che i terzini dovevano attaccare continuamente, come se fossero ali offensive. Zeman era avanti di 20 anni, oggi giocano tutti così. Lui e Corvino erano innovativi. E poi col mister mi sono divertito perché lui è capace di far esplodere anche i giocatori normali. Ricordo che sfotteva sempre Babù dicendogli ‘sono riuscito a far segnare anche te. Ti rendi conto di come si è ridotto il calcio?!’ e noi ridevamo. Il mister è una persona fantastica, è l’allenatore con cui mi sono trovato meglio insieme a Prandelli, anche se poi sono andato d’accordo praticamente con tutti.

Il primo giorno in cui si presentò a Lecce, scoppiai a ridere per il suo modo di parlare lento e lui mi disse ‘Bojinov ridi ridi che domani non ridi più’ e il giorno dopo mi massacrò in allenamento. Venne da me e mi disse ‘perché adesso non ridi?’ e io risposi ‘perché non c’è niente da ridere, anzi c’è da piangere mister’ (ride, ndr)”.

A gennaio 2005 arrivi in una Fiorentina che rischiava di retrocedere. Quest’anno c’è una situazione analoga. Come fa una squadra sulla carta così forte a trovarsi in quella situazione e come se ne esce?

“Arrivai che la situazione era già difficile e ne siamo usciti facendo gruppo. Facemmo tanti ritiri, soprattutto negli ultimi 2 mesi, anche perché a Firenze ci volevano uccidere. Ricordo che gli ultras entrarono negli spogliatoi e ci dissero ‘se non vi salvate, Firenze diventerà molto stretta’. La nostra forza fu Di Livio che a 37 anni correva più di tutti. Era un cavallo pazzo, non si fermava mai in campo. Ci siamo salvati principalmente per merito suo, è stato un leader in campo e fuori. Se non ci fossimo salvati non saremmo più potuti tornare a Firenze. Fu una salvezza dura e combattuta.

Valeri Bojinov alla Fiorentina

Valeri Bojinov alla Fiorentina

Spero che Fiorentina, Lecce e Parma si salvino, perché sono tre squadre in cui ho giocato e che porto nel cuore. Tifo anche per l’Hellas ma la situazione è complicata, servirebbe un miracolo. La Viola secondo me si salva, però nel calcio di oggi può succedere di tutto. Cosa non ha funzionato alla Fiorentina? Penso che le due finali di Conference perse li hanno abbattuti psicologicamente e poi non è stato fatto un mercato all’altezza. Pensavo che con Pioli avrebbero fatto bene ma, non essendo all’interno, non so cosa non ha funzionato. Sicuramente c’è qualche problema che noi non conosciamo”.

Secondo te cos’è successo a Kean?

“Bisognerebbe chiederlo a lui. Spero che si riprenda e che trascini la Fiorentina alla salvezza”.

Nel 2005 passi alla Juve in Serie B in una squadra piena di campioni come Buffon, Nedved, Del Piero, Trezeguet. Cosa si provava ad allenarsi con quei campioni?

“Io ero sicuro che avremmo vinto il campionato di B. La mia vittoria è stata giocare con questi campioni. È stato un anno indimenticabile dove ho imparato tanto ma soprattutto ho acquisito la mentalità vincente. Erano campioni del Mondo che sarebbero potuti andare via da Torino, invece hanno scelto di rimanere e riportare la Juve in Serie A. Io studiavo il loro atteggiamento, come si allenavano, cosa pensavano durante la settimana. È stato meraviglioso condividere lo spogliatoio con questi grandi campioni e sono grato per tutto ciò che mi hanno insegnato.

Valeri Bojinov alla Juventus

Valeri Bojinov alla Juventus

Mi porto nel cuore gli allenamenti sui calci di punizione con Del Piero e sui tiri al volo con i Primavera Giovinco e Marchisio che ci crossavano. Poi ricordo che condividevo la stanza con Nedved e una volta mi fece prendere in mano il Pallone d’Oro. Io lo sfottevo dicendogli ‘Ibra è sicuro che può vincerlo anche lui perché è più forte di te’ e lui mi rispondeva ‘intanto io l’ho vinto, poi vediamo se lo vince anche lui’. Ibrahimovic l’ho avuto come compagno di squadra per due mesi ed ho conosciuto una persona eccezionale e un campione con una fame e una cattiveria mai vista. Prima degli allenamenti si divertiva a fare dei trick con la palla e sfotteva Chiellini dicendogli ‘prova a ripetere anche tu questi giochetti’. Si beccavano continuamente ma c’era grande rispetto tra di loro. Ibra era un fenomeno vero, ricordo che prima di andar via dalla Juventus andò dal magazziniere e disse ‘voglio che la maglia numero 9 passi a lui così potrà fare quello che ho fatto io’. Io gli risposi ‘la maglia la prendo ma non riuscirò mai a fare quello che hai fatto tu’. Fu un gesto molto importante che mi diede una grande forza”.

Hai qualche rammarico di non essere stato confermato dalla Juve?

“No perché mi avrebbero dovuto riscattare a una cifra molto alta e preferirono fare altre scelte. Lo capisco, sono contento comunque di quell’anno meraviglioso”.

Dopo la parentesi bianconera passi al Manchester City dove gli infortuni ti hanno condizionato pesantemente. Che esperienza è stata giocare in Premier?

“Non bella perché ebbi due infortuni gravi. Era una società molto seria e già si diceva che nel giro di un paio d’anni avrebbero vinto lo scudetto. Il primo anno presero Robinho e poi con l’arrivo di Mancini diventarono grandi. Il loro obiettivo era quello di far arrivare il City ai livelli dello United dell’epoca. Mi spiace di non essere riuscito a esprimermi al meglio per colpa degli infortuni. Va bene così, sono contento di aver giocato in Serie A, anche perché il calore e la passione dei tifosi non c’è in nessun’altra parte del mondo. In Inghilterra sei uno dei tanti, mentre in Italia i tifosi ti fanno sentire importante anche quando fai un tackle. Personalmente non cambierei mai la Premier per la Serie A”.

Cosa ne pensi del calcio di oggi?

“Il calcio di oggi è cambiato, è più veloce e dinamico, però non ci sono i giocatori di una volta con grande tecnica, qualità e furbizia. Oggi c’è scarsa qualità tecnica, i giocatori sono più fisici ma non ci sono più i Totti, i Del Piero, i Baggio. La mia Juve in Serie B era più forte di quella attuale, noi eravamo più forti mentalmente e più carismatici. Non solo la Juve, tutte le squadre sono meno forti: nel Milan di oggi l’unico campione è Modric che ha 40 anni, mentre ai miei tempi era una squadra piena di campioni”.

Cosa ne pensi di quanto accaduto tra Bastoni e Kalulu nel derby d’Italia?

“È stato messo il var per togliere le polemiche e ce ne sono più di prima: doveva ridurre gli errori invece sono aumentati. Io capisco la furbizia di Bastoni ma non tollero che il var non intervenga. Ma allora a cosa serve? Non lo dico perché tifo Juventus, tutte le squadre sono state penalizzate. Mi dispiace l’accanimento che c’è stato su Bastoni, ma mi dispiace anche che mister Chivu si sia espresso in quel modo. Capisco che lui fa gli interessi dell’Inter ma non è questo il modo giusto per difendere la sua squadra. Non gli fa onore. La simulazione era evidente. Il var ha rovinato il calcio: troppe ammonizione ed espulsioni, per non parlare del controllo sul fuorigioco che toglie troppo tempo. Capisco l’intervento quando il fuorigioco è evidente ma a volte ci si sofferma sui centimetri. L’altra sera vedevo il Barcellona e ci hanno messo 10′ per controllare se Lewandowski era in fuorigioco. È follia. Si è perso l’amore per questo sport. Secondo me il var sbaglia più degli arbitri, è sua la colpa, non dei giocatori. O il var viene adottato in toto o non ha senso: perché non può intervenire sul secondo giallo?! Non si può condizionare una partita così e penalizzare un giocatore”.

Cosa ne pensi delle parole di Rocchi?

“Sono d’accordo che i giocatori non aiutano, ma se il var può aiutare l’arbitro perché non lo fa?! Vanno cambiate le regole. De Rossi e Conte hanno ragione. Questo var ti fa impazzire…”.

Pensi che la stagione della Juve sia stata condizionata dagli errori arbitrali?

“Tutte le squadre sono state penalizzate, non solo la Juve. L’arbitro non è più centrale nelle decisioni. Sicuramente la Juve ha i suoi problemi: non ha fatto un calciomercato all’altezza e poi cambiare ogni anno allenatore e calciatori non aiuta a trovare un equilibrio. Forse hanno sbagliato a mandare via Allegri e a prendere prima Thiago Motta e poi Tudor. Ora con Spalletti hanno preso un grande allenatore ma vanno acquistati giocatori all’altezza. La Juve ha preso 5 gol dal Galatasaray perché nei singoli è più forte: i bianconeri non hanno un centravanti alla Osimhen che fa reparto da solo. La Juve dovrebbe cercare di prenderlo. Ora spero torni presto Vlahovic che è superiore sia a David sia a Openda che, con tutto il rispetto, considero due giocatori normali, certamente non al livello della Juventus. È vero che la squadra è stata penalizzata dagli arbitri ma non deve diventare un alibi. Sono tanti i punti su cui bisogna lavorare”.

Cosa ne pensi di Chiellini dirigente?

“È un grande uomo, sono un suo grande estimatore perché è una persona sincera e onesta. Se l’altra sera ha reagito in quella maniera è perché si è toccato il fondo, non l’ho mai visto così. Il suo posto è alla Juve e sono sicuro che darà una grande mano al club ma gli va dato tempo. A tal proposito non capisco perché Del Piero non sia alla Juve e Totti non sia alla Roma. Sono due leggende che meriterebbero maggiore attenzione da parte dei loro club. Quando hai giocatori di questo calibro fai subito capire l’importanza e il potere della società. Anche Roby Baggio è snobbato in Italia e lavora in Uefa grazie a Infantino che stravede per lui. Inspiegabile questa cosa. Maldini cacciato dal Milan dopo lo scudetto è follia totale. Ci sono tanti fattori che ti fanno vincere, non solo i giocatori in campo. A volte la presenza di grandi calciatori in dirigenza aiuta la squadra a dare il massimo. Capisco che ora le società sono quasi tutte straniere, però le bandiere vanno rispettate. Il problema è che le società vogliono i soldatini, quelli che non si espongono mai. Personaggi con le palle come Totti e Del Piero sono problematici perché dicono le cose come stanno, senza filtri”.

Lo scudetto lo vince l’Inter?

“Il campionato è lungo, solitamente lo scudetto si decide a fine aprile. L’Inter è la squadra più forte anche se spesso stecca gli scontri diretti, ma come ho imparato alla Juve, gli scudetti si vincono contro le piccole. Roma e Napoli hanno perso troppi punti, resta il Milan che ha un grande allenatore come Allegri. E poi apprezzo il suo pragmatismo, in quelle piazze conta più vincere che giocare bene. Poi dipende anche dal tipo di squadra che hai, non critico chi fa giocare bene le sue squadre come De Zerbi e Cesc Fabregas. Però alla fine ciò che conta davvero è la vittoria, perché ti porta tante cose anche a livello psicologico”.

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