Per Chivu non bastava la cocente eliminazione dalla Champions League, ora l’ombra di Inzaghi si è allungata su Appiano Gentile. Si parla di 70 milioni….
Mentre i confini nazionali raccontano la storia di una marcia trionfale, quasi arrogante per la facilità con cui viene condotta, il palcoscenico della Champions League ha restituito un’immagine dell’Inter diametralmente opposta. I nerazzurri di Cristian Chivu stanno letteralmente “ammazzando” la Serie A: con un distacco di dieci lunghezze sul Milan secondo in classifica, il percorso verso la seconda stella appare oggi poco più che una formalità burocratica da sbrigare entro la primavera. Eppure, questa solidità granitica mostrata contro le contendenti italiane si è sciolta come neve al sole di fronte all’organizzazione tattica e alla freschezza atletica dei norvegesi del Bodo/Glimt.
La “doccia fredda” subita nei playoff non è stata solo una questione di temperature polari registrate nella gara d’andata vicino al circolo polare artico; è stata una gelata emotiva che ha travolto San Siro nella serata di ieri. L’Inter, incapace di gestire la pressione di una sfida da dentro o fuori, è apparsa lenta, prevedibile e, paradossalmente, vulnerabile proprio in quegli aspetti che l’avevano resa invincibile in campionato. Negli uffici di Viale della Liberazione, il silenzio che ha seguito l’eliminazione è carico di riflessioni pesanti. Sebbene Chivu goda del merito di una vetta solida, la dirigenza non ha potuto fare a meno di far scorrere il nastro della memoria verso un passato recente, dove le notti europee avevano un sapore diverso. In queste ore, il rimpianto per Simone Inzaghi – il tecnico capace di trasformare l’Inter in una compagine di caratura mondiale – si è fatto sentire con forza, mettendo a nudo il limite di una gestione che, seppur efficace nel lungo periodo della Serie A, ha fallito l’appuntamento con la storia europea.
Voragine Inter: tonfo dei ricavi dopo l’eliminazione
L’eliminazione per mano del Bodo/Glimt non rappresenta solo un danno d’immagine incalcolabile, ma apre una voragine profonda nelle casse della società nerazzurra. I numeri, impietosi, fotografano il fallimento economico di questa campagna europea. In questo 2026, l’Inter si ferma a un incasso complessivo dai premi UEFA di 71,27 milioni di euro. Una cifra che, sebbene rilevante in senso assoluto, diventa minuscola se paragonata alla stagione precedente. Con Simone Inzaghi in panchina, i nerazzurri avevano cavalcato l’onda della Champions fino alla finale – persa poi amaramente contro il PSG – arrivando a incassare la cifra “monstre” di 136,6 milioni di euro.

Voragine Inter: tonfo dei ricavi dopo l’eliminazione – chiamarsibomber.com
Il calcolo della perdita è presto fatto: l’Inter chiude con 65,33 milioni di euro in meno rispetto all’anno scorso. Pesano come macigni i 15 milioni di ricavi certi che sarebbero entrati nelle casse societarie in caso di semplice approdo agli ottavi di finale, senza contare il botteghino delle gare casalinghe aggiuntive e i bonus legati al ranking e alle prestazioni successive. Si tratta di un tonfo da quasi 70 milioni che rischia di condizionare pesantemente la rivoluzione societaria e di mercato programmata per il 2027. L’Inter si scopre così una squadra dalle due facce: spietata e autoritaria tra le mura di casa, ma fragile e smarrita non appena varca i confini nazionali. In Europa, il “metodo Chivu” non ha saputo imporsi, lasciando alla dirigenza un amaro interrogativo: è possibile essere veramente grandi senza saper brillare sotto le stelle della Champions?











