Al Milan è il momento di pensare anche al mercato in uscita e Allegri ha ormai tirato i primi bilanci. Il tecnico ha già deciso: lo fa fuori definitivamente.
A Milanello l’umore non è quello delle grandi occasioni, nonostante una classifica che continua a tenere il Milan nelle zone alte. Il pareggio maturato allo scadere contro il Genoa ha evitato una serata potenzialmente disastrosa, ma ha riacceso interrogativi che ormai accompagnano l’intera stagione rossonera. Ancora una volta, contro una squadra di piccolo-medio calibro, il Milan ha mostrato incertezze strutturali, difficoltà nel creare occasioni pulite e una certa fragilità emotiva nei momenti chiave della gara.
Il gol allo scadere di Rafael Leao ha mascherato solo in parte una prestazione che, per lunghi tratti, era sembrata sterile.
Il portoghese, dopo la rete contro il Cagliari, si è confermato l’uomo delle soluzioni estreme, quello a cui Massimiliano Allegri si affida quando il piano A non funziona. Ma affidarsi sempre all’episodio non può diventare un’abitudine, soprattutto per una squadra che ambisce a restare agganciata al treno scudetto. L’arrivo di Niclas Fullkrug ha portato una ventata di curiosità e fiducia. San Siro lo ha accolto con disponibilità, consapevole che l’attaccante tedesco avrà bisogno di tempo per entrare nei meccanismi offensivi. I primi segnali sono stati incoraggianti, ma non risolutivi.
Il Milan continua a produrre gioco a fasi alterne e a soffrire quando deve scardinare difese basse, un tema che Allegri conosce bene e che finora non è riuscito a eliminare del tutto. In questo contesto, il lavoro di Igli Tare non potrà limitarsi alle opportunità in entrata. Il mercato di gennaio, se dovesse ancora riservare sorprese, passerà inevitabilmente anche dalle uscite. Allegri ha già individuato chi non rientra più pienamente nel progetto e Casa Milan si prepara a decisioni che, più che rivoluzionarie, potrebbero essere necessarie per riequilibrare il reparto avanzato.
Gimenez, bilancio deludente e sirene inglesi: il Milan riflette
Il nome al centro delle riflessioni è quello di Santiago Gimenez. L’attaccante messicano, arrivato con aspettative importanti, in un anno di Milan ha convinto ben poco. Inizialmente si era pensato che le difficoltà fossero legate al contesto tecnico: Gimenez era sbarcato in rossonero quando in panchina c’era Sergio Conceicao, in una fase di transizione e instabilità. Ma il cambio di guida non ha invertito la rotta. Con Allegri, il rendimento non è migliorato, né sotto il profilo sportivo né sotto quello fisico. Gli infortuni hanno inciso, ma anche quando è stato disponibile, Gimenez non è riuscito a lasciare il segno con continuità. Pochi gol – 1 in 11 apparizioni – poche certezze e una sensazione crescente di incompatibilità con le esigenze tattiche della squadra. Il Milan, a questo punto e ormai da un po’, non considera più il messicano un intoccabile.

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Le sirene della Premier League hanno iniziato a farsi insistenti. West Ham e soprattutto Sunderland hanno manifestato interesse concreto, con i Black Cats pronti a investire per alzare l’asticella e puntare a un salto di qualità. In Inghilterra, Gimenez viene visto come un profilo ancora recuperabile, un centravanti da rilanciare in un contesto fisico e diretto. Per il Milan, la possibile partenza di Gimenez rappresenta più una liberazione che una perdita. Liberazione di spazio salariale, di responsabilità tecniche e, forse, di un equivoco mai davvero risolto. Allegri ha già fatto le sue valutazioni e Tare è pronto a muoversi.









