Hjulmand in Serie A? Il presidente del Lecce non la prende bene

Il presidente del Lecce, Saverio Sticchi Damiani, critica il calciomercato italiano per sottovalutare i talenti locali, costringendo club come il Lecce a vendere all'estero
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M. Hjulmand
#42Sporting CPCentrocampista
UEFA Champions League
Stagione 2025/2026

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Il presidente del Lecce, Saverio Sticchi Damiani, ha deciso di non lasciar passare inosservata una questione che da tempo preoccupa la società giallorossa: la difficoltà di far riconoscere il giusto valore ai propri giocatori in Italia. In una recente intervista al Corriere del Mezzogiorno, Sticchi Damiani ha espresso tutta la sua frustrazione riguardante le dinamiche del calciomercato, richiamando all'attenzione il caso emblematico di Hjulmand.

Il caso Hjulmand: un'analisi del mercato italiano

Nell'analizzare la situazione, Sticchi Damiani ha messo in evidenza come il Lecce sia spesso costretto a vendere i propri calciatori all'estero per ricevere cifre adeguate. "Non capisco perché in Italia sembri strano pagare certe cifre al Lecce per i calciatori più in vista" ha dichiarato il presidente con una vena di rassegnazione. Il caso di Morten Hjulmand rappresenta un esempio lampante. Venduto allo Sporting Lisbona per una somma considerevole, il danese ora potrebbe fare ritorno nella Serie A italica ad un prezzo gonfiato. L'ironia della situazione non è sfuggita agli osservatori più attenti.

L'anomalia economica della Serie A

Parlando delle dinamiche del calciomercato italiano, Sticchi Damiani ha sottolineato come il sistema sembri cieco davanti al valore che club come il Lecce sono in grado di produrre. "Lo abbiamo ceduto allo Sporting Lisbona perché da noi non ci sono state società disposte a pagarlo per quello che valeva" ha continuato il presidente, accusando implicitamente le grandi squadre italiane di superficialità o mancanza di coraggio nel fare investimenti su giovani promesse.

Una riflessione per il futuro

Saverio Sticchi Damiani invita ad una maggiore considerazione per il lavoro delle piccole squadre e la valorizzazione dei talenti che queste riescono a scoprire. Il suo appello è chiaro: il calcio italiano deve smettere di svendere il proprio potenziale per potenziare la competitività e l'appeal del nostro campionato, riconsiderando strategie di investimento che siano sostenibili e lungimiranti.

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