Sembra ormai una costante degli ultimi anni. Rafael Leao è continuamente nel mirino della critica e degli opinionisti. Se Cassano è uno dei maggiori detrattori, il barese non è il solo.
Rafael Leao è da anni uno dei nomi che dividono di più il dibattito attorno al Milan. I numeri raccontano un giocatore che, stagione dopo stagione, continua a garantire un apporto offensivo significativo: in Serie A, con la maglia rossonera, ha superato quota 210 presenze, con oltre 60 gol e una produzione complessiva che, considerando tutte le competizioni, lo ha portato vicino alle 80 reti ufficiali. Nella stagione in corso, Leao viaggia su cifre importanti anche nel 2025-26, con 7 gol in campionato nelle prime 14 presenze, confermandosi uno dei riferimenti offensivi più produttivi della squadra.
Eppure, al di là delle statistiche, la percezione attorno al portoghese resta spesso ambigua. Il tema della continuità accompagna Leao praticamente da sempre: partite dominate con strappi devastanti e giocate decisive si alternano a prestazioni opache, in cui il suo peso specifico sembra ridursi. Una discontinuità che lo ha reso bersaglio privilegiato di diversi ex calciatori, trasformatisi negli anni in commentatori e opinionisti. Tra questi, Antonio Cassano è stato senza dubbio il più feroce detrattore. L’ex fantasista barese lo ha definito più volte “sopravvalutato”, sostenendo che i numeri non bastino a certificare il valore di un calciatore se non accompagnati da un impatto costante sul gioco della squadra.
Secondo Cassano, Leao sarebbe un talento incompiuto, incapace di incidere quando il livello della partita si alza o quando serve sacrificio tattico. Un giudizio che ha alimentato polemiche ricorrenti, spesso accompagnate da risposte ironiche sui social. In questo clima, Leao è diventato quasi un caso mediatico permanente: ogni prestazione viene letta come conferma o smentita di una narrazione che oscilla tra campione decisivo e talento irrisolto. A rafforzare questo filone critico, nelle ultime ore è arrivata anche la voce di un altro grande ex Milan.
Ora ci si metta anche Costacurta: “Leao? E’ uno showman”
A parlare, questa volta, è stato Billy Costacurta, uno che a San Siro ha vissuto e vinto tutto. Le sue parole, rilasciate al Corriere dello Sport, non sono passate inosservate. Costacurta ha chiarito subito la propria posizione: “Non sono un estimatore di Leao”, spiegando come il suo giudizio negativo non sia recente, ma risalga addirittura agli esordi del portoghese, quando veniva dipinto come un predestinato. Un passaggio che pesa, perché arriva da chi ha condiviso lo spogliatoio con autentici fuoriclasse.
Il punto centrale della critica riguarda l’interpretazione del talento. Costacurta ha sottolineato come i grandi campioni con cui ha giocato abbiano sempre messo le proprie qualità al servizio della squadra, mentre in Leao intravede un’ambiguità di fondo.

Ora ci si metta anche Costacurta: “Leao? E’ uno showman” – chiamarsibomber.com
L’ex difensore lo definisce “enigmatico”, lasciando intendere di non riuscire a comprendere se le sue giocate abbiano una reale funzione collettiva o siano fini a sé stesse. Da qui l’etichetta più pesante: “È uno showman”. Nel ragionamento di Costacurta, la bellezza nel calcio deve essere anche efficace, deve produrre vantaggio concreto. Ed è qui che arriva l’affondo finale, forse il più difficile da digerire: Leao, secondo l’ex rossonero, non può più essere giustificato come un talento acerbo. A quasi 27 anni, il tempo delle promesse è finito, e ciò che conta è la capacità di incidere sempre, non a intermittenza. Un giudizio severo che si aggiunge a quelli già noti e che, forse indirettamente, contribuirà a definire il futuro di Leao al Milan.








