Donnarumma rapinato: l’incubo svela un’oscura rete criminale

Nell'estate 2023, Gianluigi Donnarumma e Alessia Elefante subiscono una rapina violenta, rivelando una nuova criminalità organizzata giovanile. Nel 2024, uno dei rapinatori, Seyni, si suicida in carcere. Le autorità identificano i mandanti, Ganito e Kiki, evidenziando un sistema basato su terrore e sfruttamento giovanile

Donnarumma durante la sfida contro il Crystal Palace
Donnarumma durante la sfida contro il Crystal Palace

Un’estate da dimenticare quella del 2023 per Gianluigi Donnarumma e la sua compagna, Alessia Elefante. Una notte che sembrava come tante altre si è trasformata in un incubo quando una banda di criminali ha fatto irruzione nella loro casa. I due sono stati legati, percossi e minacciati con un coltello, mentre la loro abitazione veniva saccheggiata di beni per un valore di circa mezzo milione di euro. “Ero impotente, pensavo ad Alessia“, ha raccontato il portiere, riecheggiando il dramma vissuto. Un episodio che sembrava isolato, ma che ha aperto uno scenario ben più ampio e terrificante su un nuovo tipo di criminalità organizzata che sfrutta giovani disperati come carne da macello.

La tragica fine di Seyni

A distanza di meno di un anno, nel maggio 2024, uno degli autori del colpo, un certo Seyni di appena 21 anni, viene trovato senza vita nella sua cella. Il giovane si è suicidato, portando con sé molti segreti legati a quella terribile notte. Gli inquirenti hanno iniziato a ricostruire uno scenario inquietante: una nuova forma di criminalità organizzata in mano a giovani appena ventenni. Questi gruppi sfrutterebbero i social media per reclutare ragazzi con debiti e una storia familiare complessa, facili da assoldare e ricattare. Una volta entrati nel giro, uscire è quasi impossibile, se non pagando il prezzo più alto: la vita stessa.

Donnarumma e Alessia Elefante

Donnarumma e Alessia Elefante

I veri mandanti: Ganito e Kiki

Dietro al colpo e all’intera operazione c’erano due giovani, conosciuti con i soprannomi di Ganito e Kiki, ovvero Ilyas K. e Khyan M., di 20 e 21 anni. Entrambi sono stati formalmente incriminati il 27 novembre e si trovano già dietro le sbarre per altri reati simili. Questo duo di giovani criminali gestiva la banda direttamente dalle loro celle, grazie a una fitta rete di contatti e traffici illeciti. Le prove raccolte dalle autorità francesi mostrano come i due fossero al corrente dei dettagli della rapina in tempo reale, alimentando un “business” basato sulla paura e la pressione psicologica.

Un sistema basato sul terrore

Il caso di Seyni, costretto al suicidio dalle continue minacce ed estorsioni, rappresenta solo la punta dell’iceberg di una situazione ben più complessa e crudele. Gli investigatori hanno scoperto che, anche mentre Seyni era in libertà, aveva subito una serie di vessazioni che lo portarono infine alla disperazione. Venne perseguitato, rapito e torturato, elemento che si intensificò ulteriormente una volta in carcere. Secondo le ricostruzioni, questi metodi cruenti servivano a impedire qualsiasi possibilità di ribellione o fuga, mantenendo i giovani sotto il rigido controllo dei leader criminali.

Questo tragico avvenimento mette in luce una cruda realtà che, purtroppo, non è isolata. La storia di Donnarumma e della sua compagna è solo un tassello in un quadro ben più ampio dove la sicurezza personale è messa a rischio da organizzazioni senza scrupoli.

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