L’odio corre sui social, Alisha Lehmann e quella triste scelta estrema

Alisha Lehmann, calciatrice del Leicester City Women, racconta le difficoltà legate a un successo social imprevisto e all'odio che corre sul web

Alisha Lehmann giocatrice del Leicester
Alisha Lehmann giocatrice del Leicester

41

Punta centrale

7

Al-Nassr


  • 5 Febbraio 1985
  • Portogallo
  • 187 cm
  • 83 kg
  • Biografia

Cristiano Ronaldo è uno dei calciatori più iconici e vincenti della storia del calcio, simbolo di atletismo, talento e mentalità competitiva. Attaccante completo, capace di giocare come esterno offensivo o centravanti, si distingue per la straordinaria elevazione, la potenza fisica, la velocità e la precisione nelle conclusioni con entrambi i piedi. Il suo colpo di testa è considerato tra i migliori di sempre, così come la capacità di essere decisivo nei momenti chiave grazie a freddezza e determinazione fuori dal comune.

Il suo palmarès è tra i più ricchi di sempre: ha vinto numerosi campionati nazionali in Inghilterra, Spagna e Italia, diverse Champions League con il Real Madrid e il Manchester United, oltre a coppe nazionali e supercoppe. A livello individuale ha conquistato cinque Palloni d’Oro, stabilendo record di gol in Champions League e nelle competizioni internazionali. Con la nazionale portoghese ha vinto l’Europeo nel 2016 e la Nations League nel 2019.

Tra le curiosità, Ronaldo è noto per la maniacale cura del corpo e della preparazione atletica, che gli ha permesso di restare competitivo per oltre vent’anni. È inoltre il miglior marcatore della storia del calcio professionistico.

Alisha Lehmann, calciatrice svizzera del Leicester City Women, ha vissuto sulla propria pelle il lato oscuro della notorietà sui social. Con 15,8 milioni di follower, la giovane atleta si è ritrovata al centro di critiche e messaggi d’odio che ne hanno segnato profondamente il percorso. A raccontare la sua esperienza è la stessa Lehmann, svelando come il successo sui social non fosse nelle sue intenzioni, ma qualcosa di assolutamente inaspettato. Viaggio nel mondo digitale di chi si ritrova catapultato sotto i riflettori senza volerlo.

L’inatteso successo sui social

Alisha Lehmann non aveva pianificato di diventare una delle calciatrici più seguite online. In un’intervista a Calciofemminileitaliano.it, ha confessato: “Non l’ho fatto perché volevo diventare famosa o altro, non è mai stato un sogno e non ci ho mai pregato ogni sera“. Eppure, il destino le ha riservato un aspetto che non avrebbe immaginato. Con l’aumento dei follower sono arrivate anche critiche più intense, che l’hanno colpita profondamente.

Un periodo di profonda tristezza

Lunga è stata la parentesi buia attraversata dalla calciatrice svizzera. “Ho passato un periodo davvero triste“, confessa, ricordando il momento in cui ha smesso di uscire di casa, preferendo trascorrere intere giornate dormendo. L’eccessiva esposizione social l’ha destabilizzata, facendola sentire giudicata in ogni occasione.

Giudizi senza pietà

Ogni post pubblicato dalla giovane atleta, soprattutto tra i 20 e i 22 anni, era accompagnato da una mole di giudizi che spesso mettevano in dubbio la sua professionalità. “Dicevano che non ero una calciatrice, che pubblicavo solo post sui social, e tutti mi giudicavano tantissimo“, ricorda Alisha Lehmann. Una pressione enorme che avrebbe messo in crisi chiunque, specialmente una ragazza che sognava soltanto di giocare a calcio.

Pressioni che compromettono la salute mentale

Alisha sottolinea come l’esposizione digitale amplifica ogni gesto e parola, ingigantendo le critiche ricevute e alimentando un’angoscia che può minare la stabilità psicologica. “La pressione è tanta, e vedendo anche altri colleghi giovani, mi viene naturale pensare a quanto questo possa essere devastante per loro“.

Un monito per i futuri campioni

Alisha Lehmann spera che la sua testimonianza possa servire per chi si appresta a muovere i primi passi nel mondo del calcio professionistico e dei social media. Comprendere i meccanismi che si celano dietro a tanta popolarità può aiutare a far fronte ad ansie e timori che la tecnologia, con le sue dinamiche, porta inevitabilmente con sé. La sua storia diventa così una finestra aperta sulla realtà di chi, suo malgrado, deve convivere con un successo non cercato ma, soprattutto, gestire la sua parte più oscura.

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