Cosa diavolo ci fa uno dei fuoriclasse più ammirati del 21esimo secolo a Nardò? Se lo devono essere chiesti in molti questa mattina, quando l’ex tra le altre di Chelsea e Real Madrid Eden Hazard è comparso nella nota cittadina del Salento. Sì, avete letto bene. Una visita speciale al centro sportivo del club, che milita in Serie D, con tanto di inevitabile bagno di folla. Ma cosa ci faceva il campione di così lontano dalle grandi metropoli calcistiche? La risposta è sorprendente, o forse no…
L’arrivo di Hazard e l’incredulità dei presenti
Il clima a Nardò era elettrico sin dalle prime ore del mattino. I bambini del settore giovanile attendevano curiosi e impazienti l’arrivo di chi avrebbe potuto solo essere un miraggio nella realtà di tutti i giorni. Quando Hazard è uscito dall’auto, l’entusiasmo è esploso. I piccoli calciatori, armati di smartphone e pennarelli, non hanno perso tempo: selfie e autografi a raffica, momenti indimenticabili per loro e anche per i genitori accorsi al centro sportivo.
Visualizza questo post su Instagram
Il motivo della visita: dall’erba dei campi ai vigneti del Salento
Ma qual era il vero motivo che ha portato Hazard in Puglia? L’ex stella di Stamford Bridge non era lì solo per distribuire sorrisi e autografi. Il belga sta infatti lanciando una collezione di vini legati al progetto “The Wine of the Champions”, un’iniziativa che unisce grandi calciatori alla produzione vinicola di qualità, e si è recato nella cittadina a 15 km da Lecce in compagnia dell’imprenditore Fabio Cordella, nome non nuovo nel mondo del calcio e dell’imprenditoria. Già noto per i suoi trascorsi da calciatore e direttore sportivo, Cordella ha da tempo intrapreso questa avventura enologica, coinvolgendo nomi stellari come Andrea Pirlo e Clarence Seedorf.
L’incontro ha offerto un’occasione irripetibile per i giovani calciatori, che hanno potuto interagire con uno dei giocatori più iconici degli ultimi vent’anni. Anche se gli ultimi ricordi legati al tramonto della sua carriera, tra problemi fisici e scarsa condizione, non sono certo qualcosa di memorabile. Meglio ricordare i tempi in cui faceva letteralmente il fenomeno a Londra…











