Il caso di Mile Svilar, il portiere della Roma privo di convocazione nazionale, sta destando non poca curiosità. Nel mondo del calcio, dove i buoni giocatori spesso trovano facilmente una bandiera da difendere, Svilar si trova in un limbo burocratico che rischia di finire in tribunale. Ma cosa lo rende un caso unico e perché il suo destino calcistico è tanto intricato? Ne parla il Corriere dello Sport.
Un portiere senza nazionale
In genere, i giocatori che brillano nei club di prima fascia come la Roma trovano facilmente una chiamata in nazionale. Svilar, tuttavia, si trova a essere un numero uno senza patria. La sua storia calcistica lo ha portato negli anni a diventare uno dei portieri più apprezzati in Italia e in Europa grazie ai suoi interventi decisivi e ad una notevole abilità tra i pali. Eppure, ogni volta che i suoi compagni partono per vestire le maglie nazionali, lui rimane a Trigoria, osservando il resto del mondo da spettatore.
Svilar e la nazionale: il nodo della scelta
Tutto parte da un episodio: i 45 minuti giocati con la maglia della Serbia contro il Qatar in un’amichevole nel 2021. Prima di allora, Svilar aveva svolto tutta la trafila delle giovanili con il Belgio. Ma dietro a questa decisione di campo c’è una storia particolare: il padre serbo ed ex portiere della Jugoslavia sognava per il figlio una carriera nella sua nazionale d’origine. Mile, da parte sua, ha scelto il cuore prima del passaporto optando poi per i Diavoli Rossi. Ma le regole, almeno formalmente, sembrano averlo bloccato. La Serbia lo ha quindi ripudiato e il Belgio aspetta impotente.
Le regole del gioco: l’ostacolo del regolamento FIFA
Le regole della FIFA, emendate nel 2020, offrono alcune possibilità di cambiare nazionalità calcistica senza infrangere i legami con il primo paese rappresentato. Ci sono una serie di cavilli che permettono tale cambio: il primo è che il calciatore doveva essere in possesso del passaporto del nuovo paese già mentre aveva giocato con l’altro; il secondo è che non abbia superato le tre presenze; il terzo è che non abbia preso parte a nessuna competizione mondiale o continentale; il quarto è che siano passati almeno 3 anni da quella presenza.
Tutti criteri che il portiere della Roma rispetta. C’è però un altro punto del regolamento: la questione dell’età. Quel 1 settembre del 2021, Svilar aveva appena compiuto 22 anni, superando di quattro giorni il limite stabilito di 21 anni.
La battaglia legale: ognuno cerca una via d’uscita
Al momento, un pool di avvocati è impegnato a cercare di strappare un’eccezione alla regola per casi come quello di Svilar, giocatori che si trovano con una carriera internazionale compromessa da dettagli minimi di regolamenti burocratici. La Fifa, però, non è nota per concedere deroghe con facilità. Intanto, il Ct belga Rudi Garcia è tranquillo con Courtois tra i pali, ma l’iniquità del sistema rimane tangibile.
Il caso di Mile Svilar rappresenta più di una curiosità: potrebbe diventare un precedente che ridefinirà i confini delle scelte di rappresentanza nazionale.










