Coppa d’Africa, sulla scia dell’assegnazione al Marocco dal nulla spunta …la Guinea: “Ridateci la coppa!”

Dopo la clamorosa decisione di assegnare a tavolino la Coppa d'Africa al Marocco ai danni del Senegal, adesso spunta la Guinea a reclamare

Coppa d'Africa

La Coppa d’Africa è un torneo che nel corso degli anni ha saputo regalare partite indimenticabili, ma anche polemiche che sembravano sepolte dal tempo. Ora, una di queste controversie è tornata alla ribalta, risvegliata dai noti, recenti eventi che hanno riaperto vecchie ferite per la Guinea.

Un salto nel passato: l’edizione del 1976

Siamo nel 1976, ad Addis Abeba, durante una Coppa d’Africa che a livello agonistico non aveva nulla da invidiare ai più blasonati tornei europei. Il formato prevedeva un girone finale, e la partita tra Guinea e Marocco diventava uno spartiacque. Per la Guinea vincere era l’unica strada, mentre al Marocco sarebbe bastato un pareggio per sollevare il trofeo.

In un clima teso, la Guinea si porta in vantaggio, ma l’idillio dura poco. Una decisione arbitrale controversa spinge i giocatori marocchini a lasciare il campo per un’agitata decina di minuti. Rientrati, riescono a segnare il gol del pareggio che nella cronaca diventa un 1-1 consegnando il titolo ai nordafricani.

La richiesta della Guinea: “Ridateci la Coppa”

Oggi, a distanza di decenni, la Guinea non ha dimenticato, e “risvegliata” da quanto accaduto pochi giorni fa, con l’assegnazione della coppa a tavolino al Marocco a discapito del Senegal vincitore sul campo, cavalca l’onda e porta avanti la sua richiesta, molto chiara: “Ridateci il trofeo del 1976“. La richiesta si fonda sull’idea che debbano essere applicati criteri disciplinari uniformi a prescindere dall’epoca.

Se fosse oggi, la partita sarebbe designata come persa a tavolino per il Marocco, a causa del loro abbandono del campo. Ma nel 1976 quella regola non esisteva, e qui nasce il vero problema. La Confederation of African Football per ora prende tempo, mentre cresce il fermento mediatico. Non escluso un ricorso al Tribunale Arbitrale dello Sport, ma la strada pare lunga e tortuosa.

Quel pomeriggio ad Addis Abeba è ancora oggetto di dibattito. Cinquant’anni non sembrano sufficienti per placare certe discussioni. La partita, in realtà, non è ancora finita.

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