Alla vigilia della decisiva partita tra Bosnia e Italia, valida per i playoff di qualificazione al Mondiale, è scoppiato un vero e proprio caso che ha mobilitato la stampa bosniaca. Le accuse di spionaggio hanno infervorato ulteriormente l’ambiente dopo il “caso” Dimarco. Ma cos’è successo realmente e perché si è arrivati a tanto clamore?
L’insolito avvistamento alla vigilia di Bosnia-Italia
Durante l’ultimo allenamento della Bosnia, eseguito a porte chiuse al centro sportivo dell’FK Sarajevo, un uomo in tenuta militare ha attirato l’attenzione. Avvicinandosi al campo, strettamente sorvegliato da una rete e filo spinato, ha iniziato a filmare la sessione con uno smartphone. I media locali hanno immediatamente diffuso le immagini, alimentando accuse di spionaggio contro la delegazione italiana.
La reazione dei media bosniaci e le accuse di spionaggio
Il presunto spionaggio ha scatenato una vera e propria bufera mediatica, con la stampa bosniaca che ha puntato il dito contro l’Italia. Nonostante i primi 15 minuti d’allenamento fossero a porte aperte, l’uomo si trovava lì ben oltre il tempo concesso, sollevando sospetti che potesse trattarsi di un’azione premeditata per carpire tattiche di gioco.
Pripadnik italijanskog kontingenta @euforbih jučer je ilegalno snimao trening fudbalske reprezentacije BiH, objavio je https://t.co/ISTxOvzAaq
Isti portal navodi da je Nogmetni savez BiH uputio protestnu notu EUFOR-u pic.twitter.com/3ZyEgqaSkj— Istraga.ba (@IstragaB) March 30, 2026
Chi è davvero l’uomo al centro del caso?
Si è scoperto che l’uomo coinvolto è un membro delle forze multinazionali EUFOR; precisamente, un soldato italiano di stanza in Bosnia per l’Operazione Althea, incaricata di mantenere la pace in seguito agli accordi di Dayton. La base operativa si trova infatti nei pressi del luogo dove si allenava la nazionale bosniaca. Nulla di più, secondo le fonti della difesa che smontano qualsiasi teoria di spionaggio voluto.
Parte la denuncia
Nonostante sia emersa la realtà dei fatti, la reazione indignata della Bosnia non si placa. Sebbene le autorità abbiano chiarito che l’uomo non stava agendo per conto di nessun’altra entità e fosse semplicemente lì per caso, il governo bosniaco ha deciso di inoltrare una denuncia formale sia ai comandanti della missione EUFOR sia alle autorità competenti.








