Albertini riapre antiche ferite: “A Usa ’94 in due si nascosero per non tirare il rigore”

In un'intervista a La Gazzetta dello Sport, l'ex centrocampista Demetrio Albertini è tornato anche sulla famosa finale persa dall'Italia ai rigori contro il Brasile ad Usa '94

Demetrio Albertini durante la finale dei Mondiali del '94
Demetrio Albertini durante la finale dei Mondiali del '94

Demetrio Albertini, una delle leggende del calcio italiano, ha recentemente riaperto il libro dei ricordi, rivelando dettagli inediti sulla sua carriera e condividendo aneddoti che hanno visto protagonisti alcuni dei suoi compagni di squadra più celebri. Dai rigori della finale mondiale del 1994 ai giorni passati nel cuore pulsante del calcio a Barcellona, parlando alla Gazzetta dello Sport l’ex centrocampista ha svelato alcuni interessanti retroscena

La finale del 1994: qualcuno si è tirato indietro

L’ex centrocampista della nazionale italiana ricorda vividamente la famosa finale del Mondiale USA ’94 contro il Brasile: “Avevo 22 anni“, racconta, “l’incoscienza e la spensieratezza del più giovane del gruppo“. Su quella giornata memorabile, Albertini rivela un retroscena sorprendente: “Sacchi mi chiese se me la sentissi di calciare e io andai senza pensare, mentre c’era chi si nascondeva dietro alla panchina pur di non calciare. Non dirò mai i nomi, ma giocavano uno nel Milan e l’altro nell’Inter”.

Abbastanza semplice capire chi possano essere stati i compagni in questione, con Nicola Berti che era l’unico interista in rosa, mentre tra i milanisti, le possibilità si restringono a Paolo Maldini e Roberto Donadoni, quest’ultimo noto per un errore dal dischetto nella semifinale di Italia ’90.

Capitolo Barcellona

Dopo gli anni gloriosi al Milan, Albertini si trasferì al Barcellona, grazie a una chiamata di Frank Rijkaard, suo ex compagno: “Mi chiamò Rijkaard e mi disse che aveva bisogno di un uomo spogliatoio. Io andai di corsa”, ricorda Albertini. A Barcellona, l’accoglienza fu calorosa e il suo ruolo di chioccia nello spogliatoio fu da subito apprezzato. “Mi vergogno un po’ a dirlo, ma non sapevo ancora chi fosse Messi e invece lui sapeva tutto di me. Mi sono bastati due allenamenti per capire che fosse un marziano“.

L’aneddoto raccontato da Albertini evidenzia l’incredibile crescita del giovane Messi, che già allora mostrava sprazzi di quella genialità che lo avrebbero portato a riscrivere la storia del calcio.

Successi e momenti memorabili, dalle pressioni di una finale mondiale alle atmosfere rilassate dei campi di allenamento del Barcellona, Albertini ha vissuto l’epoca d’oro del calcio italiano, rimanendo un punto di riferimento sia dentro che fuori dal campo.

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