Corner letali, punti pesanti: cosa cambia per la Roma avere un’arma così decisiva sui calci piazzati

La Roma fa dei corner il suo punto forte e da lì nascono la gran parte dei suoi gol. Cosa cambia per la squadra avere questa capacità durante i match

Mario Hermoso, Gianluca Mancini e Evan Ndicka
Mario Hermoso, Gianluca Mancini e Evan Ndicka

26

Difensore

5

AS Roma


  • 20 Agosto 1999
  • Costa d'Avorio
  • 192 cm
  • 82 kg
  • Biografia

Evan Ndicka è un difensore centrale franco-ivoriano moderno e potente, dotato di una struttura fisica imponente unita a buona velocità e personalità. Mancino, si distingue per l’aggressività nei duelli, la capacità di difendere in campo aperto e l’efficacia nel gioco aereo, risultando pericoloso anche sulle palle inattive offensive. Ha una discreta qualità palla al piede che gli consente di impostare l’azione da dietro e di adattarsi sia a una difesa a quattro sia a una linea a tre, garantendo solidità e copertura.

Nel corso della sua carriera ha ottenuto i principali successi con l’Eintracht Francoforte, con cui ha vinto l’Europa League nella stagione 2021-22, affermandosi a livello internazionale. Successivamente ha proseguito il suo percorso in Serie A con la Roma, accumulando esperienza nelle competizioni europee e nazionali. Con la nazionale della Costa d’Avorio è entrato nel giro dei convocati, partecipando ai principali tornei continentali.

Tra le curiosità, Ndicka è cresciuto calcisticamente in Francia prima di esplodere in Bundesliga da giovanissimo. È noto per la grande continuità fisica, avendo disputato intere stagioni senza saltare nemmeno una partita, dimostrando resistenza e affidabilità fuori dal comune.

Ci sono partite che la Roma non sblocca con il palleggio, ma con la forza delle idee… e dei centimetri. I calci piazzati, in particolare i corner, sono diventati un’arma letale, quasi una firma riconoscibile. Quando la manovra si inceppa, la Roma trova spesso la soluzione più diretta: palla in area e colpo di testa.

L’arte del gol da corner

Nel calcio moderno, i calci d’angolo sono tornati a essere un fattore decisivo, e la Roma ne è una delle interpreti più efficaci. Non si tratta di casualità, ma di lavoro specifico: blocchi, movimenti sincronizzati e traiettorie studiate permettono ai saltatori di arrivare con il tempo giusto sul pallone. I giallorossi hanno costruito una vera identità su questo fondamentale. I corner non sono semplici occasioni, ma situazioni da cui aspettarsi concretamente un gol. È un cambio di paradigma: da opportunità a strategia.

I protagonisti: Mancini e Ndicka

Due nomi su tutti emergono in questo contesto: Gianluca Mancini e Evan Ndicka. Difensori centrali per ruolo, attaccanti aggiunti quando la palla arriva dalla bandierina. Mancini è il simbolo di questa efficacia: aggressivo, sempre in anticipo sul diretto marcatore, bravo a scegliere il tempo dello stacco. Ndicka, invece, abbina struttura fisica e coordinazione, risultando spesso immarcabile nei duelli aerei. Non è solo una questione di altezza o forza: entrambi dimostrano intelligenza nei movimenti. Sanno come liberarsi, come attaccare il primo o il secondo palo e come sfruttare anche le seconde palle. È una competenza affinata, non improvvisata.

Una strategia che porta punti

Molte delle vittorie della Roma in stagione sono nate proprio da situazioni di questo tipo. Partite bloccate, difese chiuse, difficoltà nel creare occasioni pulite: poi arriva un corner, un inserimento perfetto e la partita cambia. Questo tipo di soluzione ha un valore enorme in Serie A, dove gli spazi sono ridotti e gli episodi fanno la differenza. Sbloccare una gara da palla inattiva significa costringere l’avversario a scoprirsi, aprendo scenari completamente diversi.

In più, la pericolosità sui corner crea una pressione costante: ogni calcio d’angolo diventa un momento di tensione per le difese avversarie, che spesso finiscono per commettere errori.

Tra forza e limite

C’è però un altro lato della medaglia. Affidarsi con continuità ai calci piazzati può essere una risorsa, ma anche un segnale. Quando una squadra trova nei corner la soluzione principale per segnare, viene naturale interrogarsi sulla qualità della manovra offensiva. La Roma ha dimostrato di saper essere cinica e concreta, ma non sempre brillante nella costruzione del gioco. Le difficoltà nel creare occasioni su azione manovrata emergono soprattutto contro squadre ben organizzate. Il rischio è che questa straordinaria efficacia sui piazzati diventi una sorta di “coperta”, capace di nascondere problemi più profondi. Finché i gol arrivano, tutto funziona. Ma cosa succede quando gli avversari iniziano a neutralizzare anche questa arma?

La Roma ha costruito una parte importante della propria stagione su questi dettagli, trasformandoli in certezze. Ma resta un dubbio sottile: questa arma è il segno di una squadra completa o il modo più efficace per mascherare i limiti della propria manovra offensiva?

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