Carlos Tevez: infanzia, cicatrice, serie tv. 10 curiosità sull’Apache

bomber story05/02/2023 • 16:18
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Quella di Carlos Tevez è una storia particolare. Cresciuto nel quartiere di Fuerte Apache (da qui il celebre soprannome), uno dei quartieri più poveri e pericolosi di Buenos Aires, l’ex Juventus è riuscito a sfuggire alla criminalità e a sfondare, come è noto, nel mondo del calcio. In carriera Tevez ha conquistato 25 trofei tra Boca Juniors, Corinthians, Manchester United, Manchester City, Juventus e nazionale, con cui ha vinto la medaglia d’oro alle Olimpiadi di Atene 2004. Nel suo palmares, in ambito internazionale, figurano inoltre una Champions League, una Coppa del Mondo per Club (entrambe con i Red Devils), una Copa Libertadores, una Coppa Intercontinentale e una Copa Sudamericana (tutte con la maglia del Boca). Di seguito 10 curiosità sull’asso argentino.

L’infanzia

Abbandonato dalla madre quando aveva 3 mesi in seguito alla morte del padre, ucciso a colpi di arma da fuoco, viene adottato dagli zii materni Adriana e Segundo. Tevez cresce in uno dei quartieri più poveri e violenti di Buenos Aires, Fuerte Apache, in cui o diventi un criminale o vieni ammazzato. Grazie agli insegnamenti dei genitori adottivi, Carlitos riesce a tenere lontane le cattive frequentazioni. In tal senso il calcio si traduce in ancora di salvezza, quando a 5 anni inizia a giocare per gli All Boys prima di trasferirsi, 8 anni dopo, nelle giovanili del Boca Juniors.

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Un giovanissimo Carlitos Tevez

La storia di Tevez in una serie tv

L’infanzia di Carlitos Tevez in una serie tv Netflix (in 8 episodi) del 2019 intitolata Apache. La trama racconta la difficile storia dell’ex calciatore argentino, sfuggito alla violenza del suo quartiere grazie al pallone. Il suo personaggio è interpretato da Balthazar Murillo, dietro il placet di Tevez. L’Apache si è detto entusiasta di questa serie TV: “ È molto carina ed emozionante perché credo che in pochi conoscono la mia vita e quello che ho passato. È qualcosa di molto forte per me e la mia famiglia”.

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Carlos Tevez e Balthazar Murillo, che lo interpreta nella serie

Idolo in Brasile

Non ancora maggiorenne, esordisce con la prima squadra del Boca Juniors e nel 2003 vince praticamente tutto: campionato di apertura, Copa Libertadores e Coppa Intercontinentale contro il Milan stellare di Kakà, Shevchenko e Maldini. Quindi, un anno dopo, il passaggio al Corinthians. I tifosi brasiliani non vedono di buon occhio né lui né l’altro acquisto Javier Mascherano, con cui stringe una forte amicizia che dura tuttora. Alla fine però i supporters brasiliani devono ricredersi e Tevez diventa l’idolo della tifoseria, tanto da diventare il capitano della squadra.

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Tevez con la maglia del Corinthians

Casa dolce casa

Quello con la propria terra, per Tevez, è un rapporto quasi viscerale e così, dopo una carriera in giro per il mondo tra Europa, Brasile e Cina, Carlitos decide di tornare lì dove tutto è cominciato, nella sua Buenos Aires, naturalmente sponda Boca. L’urlo della Bombonera, il calcio che si respira per le strade, nei vicoli, tra le persone: di questo, uno come lui, aveva un bisogno quasi spasmodico. La carriera di Tevez, che in quei vicoli è cresciuto e ha coltivato l’amore per il calcio, non poteva che chiudersi a cospetto della sua gente.

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Carlos Tevez nel 2019, con la maglia del suo Boca Juniors

Conte fonte di ispirazione

Appesi gli scarpini al chiodo, il classe ’84 decide di intraprendere la carriera di allenatore e, nel giugno 2022, arriva la chiamata del Rosario Central. In occasione della sua presentazione come nuovo tecnico, Tevez ha dichiarato di ispirarsi ad Antonio Conte: “È il mio modello come allenatore, darò tutto me stesso per i miei calciatori e cercherò di insegnare loro un po’ di quello che ho imparato da lui”. Era stato proprio il tecnico pugliese a volerlo fortemente alla Juve e, con Conte in panchina, nella stagione 2013/14 Carlitos realizza 19 gol in 34 partite di Serie A.

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Tevez e Conte alla Juventus

El gallinazo

Nel corso della sua carriera Tevez si è distinto non solo per le sue giocate ma anche per alcune curiose esultanze. Tra queste figura sicuramente quella (con la maglia del Boca) nel match contro gli acerrimi rivali del River Plate, valido per la semifinale di ritorno di Copa Libertadores del 2004. In finale, dopo il 2-1 dei Millonarios nei 90 minuti regolamentari (all’andata vittoria del Boca per 1-0), vanno gli Xeneises in virtù del successo ai calci di rigore.

Tornando alla partita, all’iniziale vantaggio del River risponde proprio Tevez che, nell’esultanza, mima il gesto della gallina. Il motivo? Tifosi e calciatori dei Millionarios sono denominati scherzosamente Las Gallinas, soprannome coniato dalle tifoserie rivali dopo la sconfitta per 4-2 (dal 2-0 iniziale) contro il Peñarol nella Copa Libertadores 1966. Un gesto, quello di Tevez, all’insegna dello sfottò più spontaneo in una gara ad altissima intensità. Eppure, nella circostanza, Carlitos venne espulso e saltò la finale, poi persa dal Boca contro l’Once Caldas.


“Non è un fenomeno

In virtù di una grinta fuori dal comune, che spesso si traduceva in una personalità ribelle, Tevez non è mai stato il cosiddetto Mr. simpatia agli occhi degli avversari. Su di lui tanto si è detto in merito alle sue qualità calcistiche, ma l’Apache in carriera ha dovuto fare i conti anche con diverse critiche e giudizi pressoché discutibili. Tra questi, verosimilmente, rientra quello di Luciano Moggi, ex dirigente della Juventus, al momento dell’arrivo dell’argentino a Torino nell’estate 2013: “Tevez è un buon giocatore, niente di più. Non è un fenomeno. Risposta sul campo? 96 presenze e 50 gol in due stagioni, il tutto culminato con la finale di Champions League raggiunta nel 2015 e poi persa contro il Barcellona a Berlino.

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Luciano Moggi, ex dirigente della Juventus

L’arresto

Nel marzo 2013, quando militava nel Manchester City, viene arrestato perché sorpreso alla guida senza patente. Rilasciato su cauzione, viene condannato a pagare una multa di 1.400 euro e a 250 ore di servizi sociali.

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Carlitos Tevez al Manchester City

La cicatrice

Quando aveva solo dieci mesi, Tevez aveva rischiato la vita versandosi addosso una pentola d’acqua bollente e, di quell’ustione, porta ancora i segni. La nota cicatrice, che parte dall’orecchio destro e si estende fino al collo, non è infatti la conseguenza di una sparatoria come si è detto negli anni, ma proprio del suddetto incidente domestico che lo costrinse a un ricovero di oltre due mesi in ospedale.

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La cicatrice sul collo di Tevez

I tatuaggi

Passione tatuaggi: in questo senso, Carlos Tevez ne ha davvero parecchi. Sul braccio destro figurano il volto di una donna, il numero 32 relativo agli Scudetti della Juventus (il 32simo conquistato proprio con l’Apache), la scritta Cameron, il ritratto dello zio scomparso e una piccola frase sull’avambraccio. Quindi il tatuaggio che rappresenta l’inferno dantesco: il tutto, sulla schiena, scandito da diavoli e anime dannate.

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Il tatuaggio che rappresenta l’inferno dantesco

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Tags :Juventus

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