Il British Journal of Sports Medicine, in una pubblicazione di Maggio 2019, dichiara che fino al 34% degli atleti professionisti soffre di problemi legati ad ansia o depressione. Uno dei casi più eclatanti degli ultimi anni è certamente quello di Jesse Lingard.
Considerato per anni uno dei talenti più brillanti usciti dal vivaio del Manchester United, il fantasista inglese sembrava destinato a una carriera costellata di successi con la maglia dei Red Devils. Tuttavia, il percorso del trequartista si è rivelato molto più complesso del previsto, segnato da difficoltà personali che hanno avuto un impatto anche sul suo rendimento sportivo.
Dalle promesse al successo europeo
Nel 2011, dopo aver conquistato il premio di miglior giocatore nella Youth League, Lingard veniva indicato come uno dei prospetti più interessanti del panorama inglese. Dopo diversi prestiti in Championship, è stato inserito stabilmente in prima squadra nel 2015 sotto la guida di Louis van Gaal, trovando poi la definitiva consacrazione con José Mourinho.
Proprio con il tecnico portoghese, Lingard ha vissuto uno dei momenti più alti della sua carriera, risultando decisivo nella vittoria dell’Europa League 2017. Le sue prestazioni gli valsero paragoni importanti, tra cui quello con Park Ji-sung, che, con il tempo, è diventato sempre più ingombrante.
Il crollo e le difficoltà personali
Il 2019 rappresenta uno spartiacque nella vita del calciatore inglese. La grave depressione della madre lo costringe a prendersi cura dei due fratellini, modificando radicalmente la sua quotidianità. Le responsabilità fuori dal campo si riflettono inevitabilmente sulle prestazioni, che subiscono un brusco calo.
Le critiche dei tifosi si fanno sempre più pesanti, sfociando anche in ironie (si diffonde sui social il soprannome “Lionel Jesse”) e insulti anche al di fuori dello stadio. Lingard ha raccontato quel periodo nel documentario Untold: The Jesse Lingard Story, descrivendo una sensazione di smarrimento totale: la paura di sbagliare e di essere giudicato lo portava a sentirsi invisibile anche durante le partite.
La depressione e il percorso di recupero
Lingard ha raccontato di aver attraversato un periodo di depressione. Ore trascorse sul divano a fissare il vuoto e l’uso dell’alcol come tentativo di alleviare il dolore: segnali evidenti di un malessere profondo.
Un primo sollievo arriva durante il lockdown, che gli consente di fermarsi e riflettere. Successivamente, il supporto dell’allora tecnico Ole Gunnar Solskjær e degli psicologi del club contribuisce ad avviare un percorso di recupero.
La rinascita lontano dall’Europa
Dopo un’esperienza poco brillante con il Nottingham Forest, Lingard sceglie di ripartire da lontano, accettando una nuova sfida in Corea del Sud con il Seoul. Qui ritrova entusiasmo e continuità, diventando rapidamente un punto di riferimento.
Nel 2026 arriva una nuova svolta: dopo essere stato accostato al Wrexham dell’attore Ryan Reynolds, l’inglese decide di trasferirsi in Brasile al Corinthians. Il 22 aprile ha segnato il suo primo gol in Copa do Brasil, simbolo di una rinascita personale e professionale.
Un tema sempre più centrale nel calcio
La storia di Lingard non è un caso isolato. Sempre più calciatori stanno raccontando pubblicamente le proprie difficoltà legate alla salute mentale. Recentemente ne hanno parlato anche Ezequiel Lavezzi, Ronald Araújo e Jude Bellingham, che hanno sottolineato l’importanza del supporto psicologico.
Il problema, tuttavia, resta diffuso: secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, 1 persona su 8 nel mondo convive con un disturbo mentale.
Eppure, soprattutto tra gli uomini, il passo tra riconoscere il valore della terapia e sceglierla davvero resta difficile da compiere.
C’è un’abitudine radicata a gestire tutto da soli: trasformare ogni difficoltà in qualcosa da risolvere, controllare, superare. Anche quando riguarda ciò che succede dentro. Ma non tutto funziona così. Non tutto si aggiusta da soli. Ed è forse proprio qui che si apre uno spazio diverso: quello in cui smettere di performare e iniziare a capire.
Il nuovo vodcast di Chiamarsi Bomber e UnoBravo
In questo contesto si inserisce Contropiede – la vita oltre il gioco, il nuovo vodcast realizzato da Chiamarsi Bomber insieme a Unobravo, in uscita per tutto il mese di maggio, mese dedicato alla sensibilizzazione sulla salute mentale.
Un racconto che prova ad andare oltre la superficie, dando spazio a ciò che spesso resta fuori dal campo: dubbi, pressioni, momenti di difficoltà.
Attraverso le testimonianze di ex calciatori come Giuseppe Signori, Borja Valero e Mattia Caldara, il format accende una luce su un tema ancora poco raccontato nel calcio, ma sempre più presente.
Perché, a volte, capire cosa succede dentro è la partita più difficile da giocare.











