Addio all’altro ‘Maradona’: se ne è andato a soli 35 anni, dolore in Campania

Lutto nel mondo del calcio, nastrino nero sul pallone e fiori sul campo
Addio all'altro 'Maradona': se ne è andato a soli 35 anni, dolore in Campania - Chiamarsibomber.com

Ci sono notizie che girano veloci nei gruppi, nei messaggi, nei campi dove la gente si incontra ogni giorno. Non fanno rumore nazionale, ma dentro una città si sentono fortissimo. È quel tipo di silenzio che arriva dopo, quando capisci che non è una voce, ma qualcosa di vero.

A Salerno in queste ore si parla soprattutto di questo. Di un ragazzo che molti conoscevano, magari non per quello che aveva fatto in categorie alte, ma per quello che rappresentava nei campi di provincia, tra partite la domenica e allenamenti la sera dopo il lavoro. Un calcio diverso, più vicino, più quotidiano.

Chi era ‘Maradona’ per Salerno

Si chiamava Alessandro Pfeifer, ma per tutti era semplicemente ‘Maradona’. Un soprannome nato da bambino, sui campi improvvisati, quando bastava un pallone per sentirsi già dentro qualcosa di più grande.

Aveva 35 anni ed era cresciuto nel settore giovanile della Salernitana, arrivando vicino alla prima squadra senza però fare quel salto definitivo che cambia una carriera. Da lì in poi il percorso è stato quello di tanti: calcio dilettantistico, squadre diverse, spogliatoi che cambiano, ma restano simili.

Ha giocato con realtà come Arsenal Salerno, Atletico Faiano, Centro Storico Salerno, Giffonese, Macchia, Baronissi Calcio e Valentino Mazzola. Nomi che per chi è fuori da quel mondo dicono poco, ma per chi ci vive dentro sono pezzi di vita.

La vita fuori dal campo

Non era solo calcio, anzi. Come tanti, aveva costruito una quotidianità fatta di lavoro e famiglia. Faceva il piastrellista, viveva a Salerno ed era padre di tre figli. Il pallone restava una parte importante, ma non l’unica.

È questo che rende la notizia ancora più pesante per chi lo conosceva. Non solo il giocatore, ma la persona, il compagno di squadra, quello con cui condividi trasferte brevi, allenamenti sotto la pioggia, serate semplici.

Il ricordo che resta

I messaggi arrivati nelle ultime ore raccontano più di qualsiasi cronaca. Le parole del Baronissi Calcio, quelle del presidente Tony Siniscalco, parlano di un ragazzo che aveva lasciato qualcosa, anche senza riflettori. Di un ricordo legato a un pallone tra i piedi, a una passione che non si spegneva. Sono frasi che si assomigliano, ma non sono vuote. Perché in questi contesti il calcio è soprattutto legame, non carriera.

E resta quella sensazione che nel calcio più piccolo, quello meno raccontato, certe assenze pesino anche di più, perché toccano persone che si incontrano ogni giorno, non solo la domenica.

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