Christian Pulisic è un esterno offensivo statunitense capace di unire velocità, tecnica e imprevedibilità, qualità che lo hanno reso uno dei volti più rappresentativi del calcio americano in Europa. Predilige partire largo per poi accentrarsi, sfruttando un controllo di palla rapido e cambi di direzione che mettono in difficoltà i difensori nell’uno contro uno. È efficace negli spazi, ma sa muoversi anche tra le linee, dove può rifinire l’azione o concludere con precisione. Nel corso degli anni ha ampliato il suo repertorio, migliorando nella continuità e nella lettura delle situazioni offensive.
Nel suo palmarès figurano trofei importanti conquistati con club di primo piano, tra cui una Champions League e una Supercoppa Europea, successi che lo hanno consacrato a livello internazionale. Con la nazionale degli Stati Uniti è un punto fermo e spesso leader tecnico, avendo partecipato a competizioni continentali e mondiali. Tra le curiosità spicca il fatto di essere stato considerato fin da giovanissimo un predestinato, tanto da trasferirsi in Europa in età adolescenziale per accelerare la crescita. La sua carriera rappresenta un ponte tra il calcio americano e quello europeo di alto livello.
Un vero e proprio terremoto politico e sportivo sta scuotendo i Mondiali di calcio 2026. Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha ammesso pubblicamente nello Studio Ovale di aver interceduto in prima persona con il numero uno della FIFA, Gianni Infantino, per discutere della squalifica rimossa a Folarin Balogun.
L’attaccante della nazionale statunitense era stato espulso dal direttore di gara brasiliano Raphael Claus durante la sfida dei sedicesimi di finale vinta per 2-0 contro la Bosnia ed Erzegovina. Un cartellino rosso diretto che avrebbe dovuto far scattare l’automatica giornata di stop per il match successivo contro il Belgio. La decisione della FIFA di graziare l’attaccante ha però scatenato l’ira delle federazioni europee.
La confessione di Donald Trump: “Solo una richiesta di revisione”
Alla vigilia del vertice Nato ad Ankara, Trump ha voluto chiarire la propria posizione sul “caso Balogun”, gettando benzina sul fuoco delle polemiche. “Sì, ho parlato con Infantino“, ha confessato apertamente il Tycoon ai giornalisti. Il presidente ha però rigettato ogni accusa di indebita pressione politica: “Ho solo chiesto di riesaminare la decisione. Non gli ho detto cosa fare, non è stato lui a prendere la decisione finale ma un comitato indipendente. E la loro è stata una scelta brillante”.
Entrando nel merito dell’azione calcistica, Trump ha difeso a spada tratta la stella del Monaco: “Sono una persona a cui piace lo sport e quello non era assolutamente un fallo. Erano semplicemente due grandi atleti che correvano a tutta velocità e si sono scontrati. Punire un giocatore per una partita non ancora disputata è profondamente ingiusto”.
Attacco frontale all’arbitro Claus: “È un po’ sospetto”
Il presidente statunitense non si è limitato a difendere il proprio centravanti, ma ha lanciato pesanti ombre sulla terna arbitrale e in particolare sul fischietto brasiliano Raphael Claus. “L’arbitro è un po’ sospetto se guardiamo al suo passato”, ha incalzato Trump senza troppi giri di parole. “Ha preso una decisione alla quale nessuno sul campo o sugli spalti poteva credere”. Un attacco frontale che rievoca vecchie polemiche brasiliane legate al direttore di gara, sebbene lo stesso Claus sia sempre stato giudicato estraneo e assolto da qualsiasi condotta illecita.
Il paradosso del regolamento e la rabbia del Belgio
Per revocare l’efficacia immediata dello stop, la FIFA si è aggrappata all’articolo 27 del proprio Codice Disciplinare, che prevede la facoltà di sospendere totalmente o parzialmente l’esecuzione di una sanzione introducendo una sorta di “periodo di prova” per il calciatore.
Una scappatoia legale che ha mandato su tutte le furie la Federazione calcistica del Belgio, avversaria degli USA negli ottavi di finale. Il commissario tecnico dei diavoli rossi, Rudi Garcia, ha commentato con amaro sarcasmo: “Non sapevo che negli uffici della FIFA il 5 luglio corrispondesse al primo d’aprile”. Anche dall’Europa le reazioni sono durissime: la UEFA ha parlato di “credibilità del Mondiale compromessa”, mentre in Italia il presidente del CONI Giovanni Malagò ha definito l’accaduto “un precedente pericolosissimo” per l’autonomia dello sport.








