Il ministro dello Sport iraniano, Ahmad Donjamali, ha annunciato categoricamente che l’Iran non parteciperà ai Mondiali di calcio che si terranno negli Stati Uniti, in Canada e in Messico la prossima estate. La notizia ha suscitato scalpore nel panorama calcistico internazionale, ma ha sorpreso pochi, dato che da giorni era ormai nell’aria.
La decisione iraniana
Il ministro Donjamali ha comunicato la decisione in un programma televisivo, sottolineando che l’Iran non ha alcuna intenzione di partecipare a un evento ospitato da un Paese che considera ostile: “Dal momento che questo governo corrotto ha assassinato il nostro leader, non abbiamo alcuna intenzione di partecipare ai Mondiali“, ha affermato con toni decisi e senza mezzi termini. Le sue dichiarazioni si ricollegano ovviamente alla guerra in atto tra le due nazioni.
Le tensioni politiche
L’affermazione del ministro iraniano arriva a seguito di tensioni ulteriormente inasprite dall’imposizione di due guerre che, secondo Donjamali, hanno causato migliaia di morti tra i cittadini iraniani: “Ci sono state imposte due guerre in otto o nove mesi e diverse migliaia dei nostri cittadini sono stati uccisi“, ha aggiunto, sottolineando come questo scenario renda impossibile la partecipazione della squadra iraniana al torneo mondiale.
La posizione degli Stati Uniti
Dal fronte statunitense, Donald Trump ha cercato di rassicurare l’ambiente sportivo internazionale, sottolineando che l’Iran avrà tutte le possibilità di partecipare al torneo, malgrado le dichiarazioni di Donjamali. Tuttavia, sembra evidente che la questione trascenda il semplice ambito sportivo, inserendosi in una più ampia cornice di relazioni diplomatiche ormai inesistenti tra i due Stati.
L’impatto sul calcio internazionale
La decisione ha suscitato reazioni contrastanti nel mondo del calcio. Mentre alcuni tifosi e addetti ai lavori auspicano che possa esserci un ripensamento, altri vedono la situazione come un inevitabile riflesso di quanto sta accadendo in Medio Oriente. In ogni caso, l’assenza dell’Iran ai mondiali statunitensi del 2026 sarebbe una significativa perdita sportiva e, soprattutto, diplomatica.











