Pellegatti: "Non tifo solo Milan. Berlusconi un maestro, da lui il più bel complimento"

tv e social05/03/2024 • 10:06
facebook
X
whatsapp
Rafael Leão
#10AC MilanAttaccante
Favorites

Stagione --

5,8

Voto medio

0

Goals

0

Tiri in Porta

2

Tiri

0

Assists

Seconda puntata di Remuntada, il nuovo podcast di Chiamarsi Bomber condotto dal giornalista Nicolas Lozito. In ogni puntata verrà chiesto agli ospiti come nasce la loro passione per il calcio e per lo sport, e loro ci racconteranno la loro vita ma soprattutto la loro "Remuntada" personale.

 

L'ospite di oggi è Carlo Pellegatti, volto molto conosciuto nel panorama del giornalismo sportivo e notoriamente grande tifoso del Milan. 

 

Questo il resoconto della bella chiacchierata tra Nicolas Lozito e il secondo protagonista del nuovo format di Chiamarsi Bomber, Carlo Pellegatti.

 

Qual è stata la tua "Remuntada"?

 

"Nella mia vita non mi posso lamentare, sono sempre stato nelle prime posizioni, e non lo dico per fare il fenomeno. Se vogliamo una mia Remuntada è stato riuscire a prendere 36 al Liceo Classico Manzoni, quella è stata una bella rimonta. Poi finita l'università e laureato in scienze politiche ho trovato subito lavoro come direttore commerciale di una ditta di spedizioni".

Come nasce il ruolo di radiocronista del Milan?

 

"Tra la fine dei 70' e l'inizio degli 80' c'era grande fermento tra radio e tv private. Quando ho saputo tramite un giornale che Video Delta, l'attuale Rete 4, aveva preso le telecronache del Milan ho telefonato dicendo 'Io seguo il Milan posso venire a fare le telecronache?'. Mi hanno preso. Io facevo le partite in trasferta mentre in casa le faceva il grande Nicolò Carosio. Stessa cosa con Tele Lombardia, ho letto su un giornale che avrebbero fatto le telecronache del Milan e ho chiamato. Da lì è nato Qui Studio a Voi Stadio. Tornando alle "remuntade" dunque, nella vita non ne ho dovute affrontare troppe: quelle che mi sono rimaste nel cuore sono quelle mie personali da tennista...".

pellegatti-lozito-remuntada

Da venditore al calcio: ti ricordi le prime radiocronache, le prime emozioni?

 

"Mi pagavano una cifra misera, 20mila lire a radiocronaca. Io facevo come detto solo trasferte e dovevo ovviamente pagarmi il viaggio. Ma tanto sarei andato lo stesso da tifoso... Mi ricordo le prime soddisfazioni: non so se è una leggenda ma si dice che Silvio Berlusconi abbassasse il volume della tv per sentire le mie radiocronache. A quel punto sono andato timidamente da Galliani, che era amministratore delegato di Mediaset spiegandogli che volevo evitare di fare due lavori, spedizioniere e giornalista, e dedicarmi solo al giornalismo. Lui ne parlò col "Dottore", così chiamavamo Berlusconi all'epoca, e la cosa gli andò bene"

 

Spiegheresti ad un ragazzo o una ragazza delle Medie o delle Elementari cos'era quell'epoca per il Milan, per Berlusconi?

 

"Io ho vissuto anche gli anni del quasi fallimento, quindi per me quell'epoca è stata ancora più bella. Dal novembre al gennaio tra '85 e '86 il Milan aveva quasi i libri in tribunale... Ricordo in un Milan-Fiorentina ci avvicinammo a Paolo Berlusconi per chiedergli com'era la situazione e lui confermò che avevano intenzione di prendere il Milan. Il presidente Berlusconi non ci ha solo salvati ma ci ha portato a vincere tutto. Il Cavaliere ha riempito la nostra vita, è stato un grande maestro: ad esempio mi ha insegnato a guardare sempre in faccia. Poi mi dava suggerimenti per le cronache, aveva sempre tante accortezze per ogni dettaglio".

Berlusconi il primo a mescolare calcio e spettacolo, di lui si dice che interveniva anche nelle faccende tecniche del Milan. E nelle tue "faccende", interveniva?

 

"Sì sì. Ad esempio una volta ero a bordocampo all'amichevole Milan-Modena e c'erano Fabio Capello e Frosio allenatori. Durante la partita chiedevo a quest'ultimo cose inerenti il match. Berlusconi ha chiamato la regia dicendo che quello che diceva l'allenatore del Modena non era fondamentale. Però mi ha fatto anche uno dei più bei complimenti che ho mai ricevuto: dopo l'ultimo mondiale per club vinto dal Milan nel 2007 contro il Boca erà ospite negli studi di Piccinini, e disse 'Carlo Pellegatti è un valore aggiunto per il Milan'".

 

E con i calciatori che rapporto hai? Quando dai i soprannomi loro sono felici?

 

"Sì, sì, ai tempi mi chiedevano proprio i soprannomi. Ricordo che a Borriello lo avevo chiamato 'Kiss Kiss Bang Bang', bel ragazzo che faceva anche bei gol, poi una volta è capitato che non ha segnato per un po' e mi ha chiesto di cambiarglielo, così l'ho chiamato 'Jack Sparrow'. Io ho un buon rapporto con Marco Van Basten, gli ho scritto un messaggio qualche giorno fa per l'apertura  del suo ristorante a Utrecht. Ho un buon rapporto con Pippo Inzaghi, 'Alta Tensione', o 'Pippo Mio' come dissi quella sera ad Atene. Ho buoni rapporti anche con Sacchi e Capello, ma non da frequentazione oltre il lavoro, diciamo".

 

Sei stato invitato in Liberia però... raccontaci questa storia con Weah

 

"Allora io in pratica ho tutte le registrazioni dei gol del Milan fatti da me dal 1982 fino al 2018. Radiocronaca ed immagine. Questa cosa Weah la sapeva e un giorno mi ha chiesto la mia voce su un suo gol ma con la musica reggae di Bob Marley in sottofondo. Un giorno si è presentato con un borsone dicendomi 'Carlos, cassette': mi ha dato tutte le cassette dei suoi gol di quando aveva 19/20 anni e giocava a Monrovia, e con qualche difficoltà son riuscito a fargli questa cosa. Poi durante un degli ultimi Milan-Inter lui mi chiama, dicendomi che c'era la Festa della Liberia e invitandomi al Palazzo Reale...".

La tua prima volta allo stadio? Ricordi dei momenti da "ultras"?

 

"Prima volta allo stadio mi sembra fosse il '56, mi pare vinse il Napoli 5-3. La prima stagione che mi son proprio gustato è stata quella '58/'59, quella del settimo Scudetto del Milan. lì ho dei bei ricordi, Altafini, Liedholm... Ho dei ricordi anche del '63, la finale di Coppa dei Campioni Milan-Benfica incredibilmente non trasmessa in Italia, ma solo dalla tv svizzera. C'era un negozio a Cusano Milanino, dove abito, che aveva messo la televisione in vetrina e noi eravamo tutti là a vedere quella partita. Quando abbiam vinto 4-1 a Madrid ricordo che andai per i fatti miei, ma con mio padre ci siam visti in campo durante l'invasione a fine partita...

 

"Ultras? Andavo sempre in curva, io ero l'alfiere, colui che attacca lo striscione, del Milan Club Donne Rossonere. Portavo quello striscione in giro per gli stadi. Una volta siamo andati in Sardegna per Cagliari-Milan, con il traghetto, era il giorno di Pasqua del '72: abbiamo viaggiato di notte e siamo sbarcati a Olbia poi da lì con il pullman fino a Cagliari, potete immaginarvi le strade 50 anni fa, in mezzo a tutti paesini con le varie processioni pasquali in mezzo. Siamo arrivati alle 2 allo stadio, alle 2 e mezza è iniziata la partita: alle 3 meno 20 stavano già 2-0 per il Cagliari...".

 

Dicono che vai ancora in trasferta con la Curva del Milan

 

"Vado quasi sempre in tribuna stampa, all'estero per esempio, ma in certe trasferte vado con la Curva, ho tanti amici lì. Preferisco andare con mio figlio e gli amici lì che in tribuna, ci divertiamo. I cori? Non sono bravissimo, poi sono anche stonato".

 

Il tifo con l'età cresce o diminuisce?

 

"Cresce, diminuisce, ma è sempre un bel tifo. Io ho una sciarpa che non ho portato per anni durante la telecronaca, me la regalarono due gemelle mie amiche in terza liceo. È del '68, ha visto tutto. Chiaro, ora non mi metto a urlare, in generale, anche se mi arrabbio anch'io. Sono un filo più calmo....":

 

Un calciatore del passato, solo uno, che metteresti nel Milan di oggi?

 

"Dicono che il Milan viva di ricordi, ma io ribatto sempre dicendo che il Milan è un club che crea ricordi. Come potrei non dire che Nordahl sarebbe adesso il centravanti ideale per il Milan? O citare Schiaffino, Kakà, Van Basten, Pierino Prati, per chi ha la mia età. Ci sono tanti campioni, avendo vissuto tanti Milan ci sono tanti giocatori che oggi sarebbero titolari, a maggior ragione in un momento in cui i rossoneri non hanno gli Haaland o gli Mbappé".

 

Un gioco: per un weekend devi per forza tifare un'altra squadra, chi scegli?

 

"Io tifo già un'altra squadra, anzi due: Tottenham e Nizza. Con mio figlio siamo andati spesso nel Boxing Day a vedere il Tottenham; il Nizza perché abbiamo una casa lì vicino, andiam spesso a vedere le partite". 

 

Parliamo di Ippica

 

"Una mia grande passione, ho iniziato a fine anni 70' ad andare all'Ippodromo. Quello che si vede in Febbre da Cavallo è quello che succede davvero ad uno scommettitore. Poi abbiamo comprato una cavalla, Afodite, senza R. Aveva un problema, non partiva mai, e quando partiva buttava giu il fantino. La scuderia si chiamava "Passante corto", adesso ho dei cavalli in Francia, ho vinto a metà settembre con Presage Nocturne; l'altro cavallo si chiama Pioli is on fire, anche se i tifosi del Milan quel coro al mister non lo fanno più. Conosco bene questa storia del coro: all'inizio di questa stagione il mister voleva farlo togliere, poi hanno visto che c'era ancora tanto entusiasmo; alla fine poi, anche perché Pioli era un po' nell'occhio del ciclone è stato deciso di toglierlo. Dopo la partita col Psg l'ho rivisto e gli ho detto 'Stefano, il mio cavallo non cambia nome'. Va bene le emozioni del calcio, ma quando vedi il tuo cavallo a metà retta finale... quando il mio cavallo vince perdo la testa".

 

Dato che sei un tennista che ama i cavalli: quali saranno il tuo prossimo set e la tua prossima corsa?

 

"Mi piacerebbe continuare così, sperando di avere sempre la passione nelle cose che faccio. I traguardi ci sono sempre, ogni giorno, ma riuscire a continuare così per me sarebbe già tanto". 

tv e social05/03/2024 • 10:06
facebook
X
whatsapp

LEGGI ANCHE

Ultime News