Kenan Yildiz è un attaccante moderno classe 2005, attualmente tra i talenti più interessanti del calcio europeo, cresciuto tra Germania e Turchia e affermatosi nella Juventus dopo un percorso giovanile iniziato nel settore del Bayern Monaco. Tecnicamente è un giocatore molto completo: abbina una buona struttura fisica a un’eccellente qualità nel controllo palla, cosa che gli permette di giocare sia da esterno offensivo sia da trequartista. La sua caratteristica principale è la capacità di muoversi tra le linee con naturalezza, ricevendo palla in spazi stretti e trasformando rapidamente l’azione offensiva grazie a dribbling rapidi e a una notevole pulizia tecnica nei primi tocchi. È efficace nell’uno contro uno, ma anche nel gioco combinato, perché sa dialogare con i compagni e rifinire l’azione con passaggi precisi e intelligenti.
Dal punto di vista realizzativo possiede un tiro potente e ben calibrato, soprattutto dalla media distanza, mentre la sua personalità in campo lo porta a cercare spesso la giocata decisiva anche nei momenti più complessi della partita. Nonostante la giovane età, mostra già una buona maturità tattica e una notevole capacità di leggere le situazioni di gioco.
Tra le curiosità, Yildiz ha scelto di rappresentare la Nazionale turca nonostante la formazione calcistica in Germania, dove è nato e cresciuto. È considerato un leader silenzioso, inizialmente molto riservato fuori dal campo ma progressivamente più sicuro anche caratterialmente. Il suo stile di gioco viene spesso associato a quello dei grandi trequartisti moderni per tecnica e visione, ma con un’impronta fisica più strutturata rispetto alla media del ruolo, dettaglio che lo rende ancora più versatile e difficile da contenere. Molti lo paragonano ad Alessandro Del Piero che Kenan ha spesso omaggiato emulandone le esultanze.
La giustizia sportiva europea e italiana si trova di fronte a un bivio epocale. La Corte di Giustizia dell’Unione Europea si è pronunciata sul ricorso presentato da due storici ex dirigenti della Juventus, Andrea Agnelli (ex presidente bianconero) e Maurizio Arrivabene (amministratore delegato del club dal 2021 al 2023), sanzionati nell’ambito del controverso procedimento Figc sulle plusvalenze fittizie.
La decisione dei giudici di Lussemburgo stabilisce un principio fondamentale: le sanzioni sportive che incidono direttamente sulle libertà garantite dal diritto dell’Unione Europea devono poter essere sottoposte a un giudice ordinario che abbia il potere effettivo di annullarle e di adottare eventuali misure provvisorie. Una pronuncia destinata a riscrivere i confini e i limiti dell’autonomia dello sport rispetto al diritto comune.
Il principio della Corte Ue: proporzionalità e controllo effettivo
La sentenza della Corte Ue affronta nel dettaglio la natura delle sanzioni di inibizione, come i 24 mesi inflitti ad Agnelli e i 16 mesi comminati ad Arrivabene. Il divieto di esercitare un’attività professionale in tutti gli Stati membri dell’Unione, spiega il verdetto, può essere giustificato solo se persegue un obiettivo legittimo e se risponde a criteri di stretta proporzionalità.
Per questa ragione, spetterà ora al giudice italiano verificare che il sistema di giustizia sportiva nazionale garantisca un controllo giurisdizionale effettivo e indipendente. La Corte Europea ha chiarito che non è strettamente necessario un doppio grado di giudizio dinanzi ai tribunali ordinari, ma è indispensabile che un giudice dello Stato abbia la facoltà e il potere reale di cancellare una sanzione sportiva qualora questa violi le tutele e le libertà comunitarie.
Dalla Procura di Torino a Lussemburgo: le tappe della vicenda
Per comprendere la portata di questa decisione occorre riavvolgere il nastro fino al maggio del 2021, quando la Procura di Torino ha dato il via alla celebre indagine Prisma. I faldoni dell’inchiesta torinese erano poi passati sulla scrivania della Procura Federale della Figc, portando la Corte Federale d’Appello a sanzionare pesantemente i vertici della Juventus.
Le inibizioni erano state successivamente confermate dal Collegio di Garanzia dello Sport del Coni, l’ultimo grado della giustizia sportiva interna. Successivamente, Agnelli ha impugnato la decisione davanti al Tar del Lazio, il quale ha rilevato un potenziale contrasto tra le norme statali italiane sull’ordinamento sportivo e i trattati dell’Unione Europea, rimandando gli atti alla Corte di Giustizia dell’Aia.
Cosa succede adesso alla giustizia sportiva italiana?
La pronuncia della Corte Ue apre scenari del tutto inediti. Se fino ad oggi il vincolo di giustizia sportiva e la parziale autonomia dei tribunali federali avevano limitato il raggio d’azione dei manager sanzionati nei tribunali ordinari (spesso ridotti a sole richieste di risarcimento danni senza possibilità di annullamento della sanzione), ora il vento è cambiato.
Saranno i tribunali civili italiani a dover valutare se il sistema attuale garantisca pienamente i diritti dei singoli. Questa sentenza non cancella automaticamente le inibizioni di Agnelli e Arrivabene, ma offre loro un’arma legale formidabile per rimettere tutto in discussione davanti alla giustizia ordinaria, ridisegnando i rapporti di forza tra lo Stato e le federazioni sportive.











