Luka Modrić è un centrocampista croato (classe 1985), considerato uno dei migliori interpreti del ruolo nella storia del calcio e vincitore del Pallone d'Oro nel 2018. Dopo una carriera leggendaria con il Real Madrid, nel 2025 si è trasferito all’AC Milan.
È un centrocampista creativo e intelligente, capace di controllare il ritmo di gioco con passaggi precisi di corto e lungo raggio e visione sopraffina. Eccelle nel controllo palla, nella lettura delle situazioni e nella gestione del gioco anche sotto pressione, costruendo azioni per i compagni o impostando dal basso.
Nonostante l’altezza contenuta, compensa con agilità, tecnica raffinata e resistenza; è stato spesso schierato anche come regista o mezzala a seconda delle esigenze tattiche.
Modrić è spesso lodato per la sua longevità ad altissimo livello, giocando da protagonista ben oltre i 35 anni. Oltre al calcio, ha interessi come la musica (suona la chitarra) e l’arte del disegno, attività che pratica nei momenti liberi. Ha indossato storicamente la maglia numero 14 anche in onore di Johan Cruyff, scelta ripetuta anche al Milan.
Il calcio è fatto di momenti, di decisioni istantanee e di treni che passano una sola volta. Ma ci sono storie che, se lette a posteriori, assumono i contorni di un vero e proprio romanzo d’altri tempi. È il caso del retroscena di mercato che unisce il Milan e Luis de la Fuente, l’attuale commissario tecnico della Spagna. Mentre il Ct spagnolo si trova a un passo dal coronare un ciclo leggendario, guidando le Furie Rosse alla finale della Coppa del Mondo dopo aver già trionfato a Euro 2024, emerge un dettaglio clamoroso sulla sua carriera che avrebbe potuto ridisegnare il destino del club rossonero.
Il sondaggio del Milan nella primavera del 2024
Per comprendere lo scenario bisogna riavvolgere il nastro alla primavera del 2024. In quel periodo, la dirigenza del Milan era attivamente impegnata nella ricerca del successore di Stefano Pioli. Tra i vari profili vagliati dal management di via Aldo Rossi, non c’erano solo i nomi poi rimasti in cima alle cronache per settimane.
Secondo quanto rivelato dall’edizione odierna de Il Giornale, il club rossonero effettuò un sondaggio esplorativo proprio con Luis de la Fuente. L’idea dei vertici milanisti era chiara: affidare la ricostruzione e il rilancio del Diavolo a un profilo internazionale capace di proporre un calcio moderno, spettacolare e, soprattutto, improntato sulla valorizzazione dei giovani talenti. Un identikit che calzava – e calza tuttora – a pennello con il lavoro straordinario svolto dal tecnico di Haro sulla panchina della nazionale spagnola.
Il grande rifiuto: la priorità si chiama Spagna
La risposta di de la Fuente, tuttavia, fu un cortese ma fermo “no grazie”. Non si trattava di una questione economica o di scarsa attrazione verso il blasone del Milan, bensì di una scelta di vita e di carriera legata a un obiettivo ben preciso.
Il commissario tecnico spagnolo aveva già allora un unico grande mirino puntato nel suo futuro: la Coppa del Mondo del 2026. De la Fuente voleva completare l’opera iniziata con la selezione maggiore, convinto che il gruppo a sua disposizione avesse le carte in regola per segnare un’epoca. Una scommessa che, alla luce dei fatti e della straordinaria cavalcata mondiale della sua Spagna, si è rivelata vincente sotto ogni punto di vista.
Un progetto “alla de la Fuente” sfumato per il Milan
Il rimpianto in casa rossonera non può che esserci, specialmente guardando a come il tecnico gestisce le sue squadre. Il Milan cercava esattamente quel tipo di filosofia: lanciare i giovani senza paura (basti pensare a come de la Fuente ha gestito l’esplosione di Lamine Yamal e Nico Williams) e mantenere un’identità di gioco propositiva e dominante.
Il Milan ha poi virato su altre scelte per il dopo Pioli, ma questo retroscena svela quanto la dirigenza rossonera avesse idee ambiziose e orientate a un calcio d’élite europeo. Oggi de la Fuente si gode il meritato palcoscenico mondiale, a un passo da una doppietta storico-leggendaria (Europeo-Mondiale) che lo inserirebbe di diritto nell’Olimpo dei più grandi allenatori della storia del calcio. E il Milan rimane a guardare, con la consapevolezza di aver sfiorato un colpo che avrebbe potuto cambiare la propria storia recente.








