Il calcio italiano piange la scomparsa di una figura storica: Osvaldo Bagnoli si è spento questa mattina all’età di 91 anni. Se ne va uno dei simboli assoluti della panchina.
Bagnoli, la carriera da calciatore
Un calcio d’altri tempi, fatto di poche parole e duro lavoro sul campo. Nato a Milano il 3 luglio 1935, Bagnoli aveva vissuto una rispettabile carriera da calciatore prima di sedersi in panchina. Centrocampista di sostanza, aveva vestito maglie le maglie di Milan, Verona, Udinese, Catanzaro e Verbania. Una carriera conclusa conclusa con due trofei in bacheca, entrambi conquistati in rossonero: lo scudetto nella stagione 1956-57 e la Coppa Latina nel 1956.
L’avventura in panchina
La carriera da allenatore inizia nel 1973 sulla panchina della Solbiatese, in Serie C. Due anni dopo arriva la prima esperienza in Serie A, alla guida del Como, a cui hanno seguito Rimini, Fano e Cesena tra il 1977 e il 1981. Nell’estate del 1981 l’approdo all’Hellas Verona, in Serie B. Sulla panchina scaligera, a cui la sua figura è storicamente legata, conquista subito la promozione in Serie A. Quindi due ottimi campionati tra il 1982 e il 1984, conclusi rispettivamente al quarto e all’ottavo posto in classifica.
Lo scudetto con il Verona
Il capolavoro indiscusso della carriera di Osvaldo Bagnoli, però, arriva nella stagione 1984-85, quando riesce nell’impresa di conquistare il primo e unico scudetto nella storia del Verona. Un’impresa entrata di diritto nella storia del calcio italiano, con gli scaligeri che chiudono il campionato al primo posto in classifica, a quota 43 punti, davanti a Torino e Inter, rispettivamente seconda e terza con 39 e 38 punti. Una pagina memorabile del nostro calcio, con una squadra, trascinata dal capitano Roberto Tricella e da elementi del calibro di Antonio Di Gennaro, Pierino Fanna, Hans-Peter Briegel, Preben Larsen Elkjaer e Giuseppe Galderisi (capocannoniere con 11 reti), capace di battere giganti del calcio mondiale come Maradona, Platini e Falcao.
La parentesi Inter
Dopo l’impresa, Bagnoli rimane alla guida dei gialloblu per altre cinque stagioni, fino alla retrocessione in Serie B nell’annata 1989-90. Nell’estate dello stesso anno approda sulla panchina del Genoa, dove rimane per due anni prima del passaggio all’Inter, nell’estate 1992: in nerazzurro ottiene un secondo posto in campionato per poi venire esonerato ad annata in corso nel febbraio 1994. L’ultima parentesi di una carriera destinata entrare nella leggenda.










