Erling Haaland è uno degli attaccanti più dominanti della sua generazione, capace di unire una struttura fisica impressionante a velocità, potenza e un istinto realizzativo fuori dal comune. Punta centrale letale in area di rigore, eccelle negli attacchi alla profondità, nel gioco in transizione e nella finalizzazione con entrambi i piedi e di testa. Nonostante la stazza, sorprende per agilità e coordinazione, caratteristiche che lo rendono difficilissimo da contenere.
Dopo essersi messo in mostra con il Salisburgo e il Borussia Dortmund, ha raggiunto la consacrazione al Manchester City, con cui ha vinto numerosi trofei nazionali e internazionali, tra cui campionato inglese, coppe nazionali e Champions League, stabilendo record di gol sia in Premier League sia nelle competizioni europee. Con la nazionale norvegese è il punto di riferimento offensivo e il miglior marcatore della sua storia recente.
Tra le curiosità, è noto per la sua ossessiva attenzione alla preparazione fisica e alla dieta, oltre che per aver battuto numerosi record di precocità in Champions League.
Il calcio sa essere tanto meraviglioso quanto spietato, e la linea che separa un eroe nazionale da un capro espiatorio è spesso sottilissima. Lo sa bene Alexander Sørloth, centravanti della Norvegia e dell’Atletico Madrid, finito improvvisamente al centro di una violenta e inaccettabile tempesta d’odio. L’eliminazione della nazionale scandinava ai quarti di finale dei Mondiali 2026 per mano dell’Inghilterra ha scatenato la parte più oscura del web, travolgendo l’attaccante – da tempo seguito con grande interesse dalla Juventus in vista della prossima stagione – con insulti e gravissime minacce di morte.
L’errore sul campo e il gol di Bellingham
A scatenare la furia dei leoni da tastiera è stato un episodio specifico della partita, avvenuto quando la Norvegia si trovava ancora in vantaggio. Lanciato in un contropiede fulmineo, Sørloth si è ritrovato in una clamorosa situazione di superiorità numerica: insieme a lui c’era il compagno di reparto Erling Haaland, con il solo difensore inglese John Stones a fare da sbarramento.
Invece di servire l’assist al compagno, l’attaccante dei Colchoneros ha tentato la conclusione personale, facendosi però ipnotizzare dal portiere. Da quel potenziale raddoppio è nato il tracollo: l’Inghilterra ha trovato il pareggio e, nei tempi supplementari, ci ha pensato Jude Bellingham a siglare il definitivo 2-1 che ha spezzato i sogni norvegesi. Nel post-partita, Sørloth ha ammesso l’errore con grande onestà: “È dura. Ci sono cose che avrei potuto fare meglio, fa malissimo in una gara così importante”.
La denuncia della compagna e l’intervento del CT
La delusione sportiva si è però trasformata in un incubo privato nelle ore successive. Il giocatore è stato sommerso da messaggi colmi d’odio, contenenti persino inviti al suicidio. A rompere il silenzio e a denunciare pubblicamente la gravità della situazione è stata la compagna del calciatore, Lena Selnas: “Il Mondiale e il calcio regalano tanta gioia, ma anche tanto odio. Avrei preferito ignorare tutto, ma davanti a commenti come questi non è possibile farlo“.
Sull’accaduto è intervenuto con fermezza anche il commissario tecnico della Norvegia, Ståle Solbakken. L’allenatore ha espresso totale vicinanza al proprio giocatore, lanciando al contempo un appello e un consiglio a tutta la squadra: “Suggerisco ai ragazzi di stare lontani dai social media, specialmente quando si finisce al centro di episodi così polarizzanti”. Una brutta pagina che va ben oltre il verdetto del campo.









