Loïs Openda è un attaccante belga rapido ed esplosivo, capace di rendersi devastante negli spazi grazie a velocità, accelerazione e grande aggressività offensiva. Può agire sia come punta centrale sia partendo leggermente defilato, distinguendosi per i continui movimenti in profondità e per la capacità di attaccare la linea difensiva con tempismo. Nonostante una struttura fisica compatta, è efficace nei duelli e molto lucido sotto porta, con un buon fiuto del gol e un’elevata intensità che lo rende prezioso anche nel pressing.
Nel corso della sua carriera ha conquistato i principali successi con il Club Brugge, vincendo campionato e coppa in Belgio, prima di affermarsi definitivamente in Francia con il Lens, dove è stato protagonista di una stagione di altissimo livello in Ligue 1. Il trasferimento al RB Lipsia lo ha portato a competere stabilmente ai massimi livelli europei, arricchendo il palmarès con trofei nazionali tedeschi. Con la nazionale belga è entrato nel giro dei convocati, confermandosi come uno dei profili offensivi più interessanti della sua generazione.
Tra le curiosità, Openda è noto per l’energia inesauribile in campo e per la crescita costante avuta negli ultimi anni, che lo ha trasformato in un attaccante temuto in tutta Europa.
Nel mondo del giornalismo sportivo televisivo, i momenti di massima tensione si consumano spesso nei pochissimi minuti delle interviste a caldo nel post-partita. Interviste dove l’adrenalina è a mille e un semplice malinteso può scatenare un vero e proprio caso mediatico. A distanza di tempo, la celebre giornalista di Mediaset Monica Bertini ha voluto fare totale chiarezza su uno degli episodi più controversi e discussi della sua carriera: il durissimo scontro verbale avuto in diretta con Luciano Spalletti.
Ospite del podcast Centrocampo, dove si è raccontata a cuore aperto ripercorrendo le tappe di una carriera costruita con fatica, cadute e grandi successi, il volto di Mediaset ha tirato fuori un aneddoto inedito legato al tecnico toscano, risalente a una stagione complicatissima in cui la Juventus mancò la qualificazione in Champions League.
Il retroscena: “Volevo tendergli la mano, si è scatenato l’inferno”
Il contesto in cui si sono sviluppati i fatti era ad altissima tensione emotiva. Con i bianconeri fuori dalla massima competizione europea e un ambiente totalmente logorato dalle critiche, Monica Bertini si era preparata a intervistare Spalletti con un intento protettivo e focalizzato sul lato umano del professionista, lontano dal classico sciacallaggio mediatico.
La giornalista ha ricostruito quegli istanti concitati con grande precisione: “La domanda arriva nel momento in cui la Juventus non si qualifica per la Champions League. Una stagione difficile. In quel momento lì mi sono detta: ‘Come posso tendergli la mano?’ Perché tanto sarà un massacro. Voglio spostare l’attenzione sul lato umano. Gli feci la domanda più semplice e secondo me la più giusta: ‘Mister, come sta?’… Si è scatenato l’inferno”.
Il clamoroso malinteso: “Ha capito che gli stavo dando del bollito”
La reazione dell’allenatore fu invece furiosa e spiazzante, lasciando la conduttrice letteralmente senza parole davanti alle telecamere. Rivedendo quelle immagini a distanza di anni, la Bertini ha finalmente compreso la dinamica psicologica dietro a quella risposta così aggressiva.
Il cortocircuito comunicativo è stato totale:
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L’intenzione della giornalista: Spostare il focus sulle emozioni dell’uomo dopo una pesante delusione sportiva per proteggerlo dagli attacchi tattici.
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Il fraintendimento del mister: Spalletti, evidentemente prevenuto e sotto forte stress, ha interpretato quel “come sta” in modo ironico e svalutante.
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Il timore del bollito: “Io ho avuto purtroppo il pensiero che lui abbia capito malissimo. E che gli stessi dando del bollito” ha confessato la Bertini al podcast.
L’amarezza rimasta: “Ci sono rimasta male, volevo fare una cosa per lui”
L’episodio ha lasciato una profonda ferita professionale nella conduttrice, ferita che è emersa chiaramente durante la chiacchierata a Centrocampo. L’amaro in bocca per non essere stata compresa è ancora tangibile, soprattutto perché lo spirito dell’intervista era nato sotto i migliori auspici. “Non era assolutamente questa la mia intenzione, era proprio l’opposto. Quindi poi alla fine ci sono pure rimasta male. Perché mi sono detta: ma io volevo fare una cosa per lui. Per la persona”.
La confessione di Monica Bertini riapre il dibattito sul difficilissimo rapporto tra allenatori e mondo dell’informazione, specialmente quando le domande, nate con le migliori intenzioni, finiscono per infrangersi contro il muro della pressione e della tensione nervosa che logora i protagonisti del grande calcio.











