La corsa alla presidenza della FIGC si riapre quando sembrava ormai indirizzata verso Giovanni Malagò. Adriano Galliani torna a prendere quota come possibile alternativa, mentre tra i club di Serie A crescono le distanze e si prepara una partita politica che potrebbe cambiare gli equilibri del calcio italiano.
FIGC, il fronte pro Malagò perde compattezza
La candidatura di Giovanni Malagò, ex presidente del CONI e attuale commissario straordinario della Federcalcio, non sembra più avere la strada spianata. Secondo quanto ricostruito dalla Gazzetta dello Sport e dal Corriere della Sera, una parte delle società che nei mesi scorsi avevano sostenuto la sua ascesa starebbe valutando una soluzione alternativa.
Al centro del malcontento ci sarebbe soprattutto il metodo seguito nella gestione della Federazione. Diversi club avrebbero lamentato uno scarso coinvolgimento nelle decisioni più importanti, comprese alcune scelte relative alla Nazionale e alla struttura federale. Una distanza che, con l’avvicinarsi delle elezioni, rischia di trasformarsi in una vera contrapposizione politica.
Galliani torna in corsa: l’idea prende forma
Il nome individuato da una parte dei dirigenti è quello di Adriano Galliani. L’ex, storico amministratore delegato del Milan e protagonista della crescita del Monza rappresenterebbe un profilo con una lunga esperienza nel calcio italiano e una conoscenza diretta dei rapporti tra società, Lega e istituzioni sportive.
Secondo le ricostruzioni giornalistiche, tra i club che starebbero valutando un’alternativa a Malagò figurano Inter, Milan e Atalanta. Anche Lazio e Cagliari vengono indicati tra i nomi coinvolti nelle manovre per costruire un fronte diverso, sebbene questo non equivalga a un sostegno ufficiale e definitivo alla candidatura di Galliani.
L’obiettivo sarebbe verificare se esistono i numeri per presentare un’alternativa credibile, capace di raccogliere consensi anche al di fuori della Serie A. Per ora, però, Galliani resta un possibile candidato e non un antagonista già ufficialmente in campo.
Le scelte di Malagò e il caso Nazionale
A pesare sui rapporti con alcuni club sarebbero state anche le decisioni assunte dopo l’elezione di Malagò, avvenuta il 22 giugno 2026. Tra i punti di frizione viene indicata la scelta di Roberto Mancini come commissario tecnico, preferito ad Antonio Conte, che secondo le ricostruzioni della stampa sportiva sarebbe stato sostenuto da una parte delle società.
Le perplessità avrebbero riguardato anche la nomina di Diana Bianchedi a capo delegazione della Nazionale e altre decisioni organizzative. Il problema, quindi, non sarebbe soltanto legato ai singoli nomi, ma al peso che i club ritengono di dover avere nelle scelte strategiche della Federazione.
Malagò, dal canto suo, non sembra intenzionato a fare un passo indietro. Ha confermato la volontà di candidarsi, dichiarandosi convinto di poter contare ancora su un sostegno significativo all’interno della Serie A.
Il 4 novembre può cambiare tutto: voto il 14 dicembre
La partita entra ora nella fase decisiva. Il 4 novembre è fissato il termine per presentare le candidature, mentre l’elezione del nuovo presidente federale è prevista per il 14 dicembre.
Prima di quelle date, i club dovranno capire se esistono le condizioni per ricompattarsi attorno a Malagò oppure se la frattura porterà a una sfida vera e propria con Galliani. La scelta non riguarda soltanto i nomi, ma anche la direzione che il calcio italiano intende seguire sulle riforme attese da tempo.
Il quadro resta aperto: Malagò punta a confermare la propria posizione, mentre l’ipotesi Galliani dimostra che il consenso costruito nei mesi scorsi non è necessariamente definitivo. Le prossime settimane diranno se si tratta di una semplice manovra per rinegoziare gli equilibri o dell’inizio di una battaglia elettorale destinata a ridisegnare la FIGC.
