Il futuro della FIGC è entrato in una fase delicatissima. A poco più di tre mesi dall’elezione di Giovanni Malagò alla presidenza della Federcalcio, la sua posizione è finita al centro di una controversia legata al tesseramento e alla regolarità della candidatura. Sullo sfondo prende forma l’ipotesi di un commissariamento della FIGC, mentre alcuni club starebbero già ragionando su un possibile scenario successivo.
A ricostruire gli ultimi sviluppi è La Repubblica, con un articolo firmato da Matteo Pinci. Secondo il quotidiano, dopo gli impegni della Nazionale la Giunta del CONI potrebbe essere chiamata a decidere se procedere con il commissariamento della Federcalcio.
Malagò assente alla Camera: era a Coverciano
Il nuovo capitolo della vicenda si è consumato nelle stesse ore in cui alla Camera dei deputati si discuteva della nuova autorità incaricata di vigilare sui conti delle società sportive professionistiche.
Nella Sala della Regina erano presenti diversi rappresentanti del calcio italiano, tra cui Beppe Marotta e Claudio Lotito, oltre ai vertici delle Leghe e delle principali componenti del sistema.
Malagò, invece, non c’era. Il presidente della FIGC aveva scelto di recarsi a Coverciano, dove era impegnato con la Nazionale.
Una scelta che, secondo la ricostruzione di Repubblica, ha assunto anche un significato nel delicato confronto istituzionale che si è aperto intorno alla Federcalcio.
Il nodo del tesseramento che mette in discussione Malagò
Il punto centrale della vicenda è il tesseramento di Malagò al momento della candidatura alla presidenza FIGC.
Il procuratore generale dello Sport Ugo Taucer ha archiviato il procedimento nei confronti di Malagò per difetto di competenza, spiegando che non poteva giudicare la posizione di una persona non tesserata. Allo stesso tempo, però, ha trasmesso il fascicolo al CONI alla luce di possibili profili di inosservanza dei principi informatori dell’ordinamento sportivo.
È quindi la Giunta del CONI a dover valutare ora la situazione e a stabilire come procedere.
Il punto controverso riguarda in particolare l’iter che ha portato all’accettazione della candidatura di Malagò nonostante il tema del tesseramento.
Il calcio difende il presidente: 19 club su 20 lo avevano votato
Malagò può però contare sul sostegno di una parte significativa del calcio professionistico.
Il presidente della Lega Serie A Ezio Simonelli ha ribadito nelle ultime ore la vicinanza al numero uno della FIGC, ricordando che Malagò era stato indicato come candidato da 19 club di Serie A su 20.
Una circostanza che pesa nel confronto in corso, considerando che l’elezione di Malagò era stata sostenuta da una larga parte del sistema professionistico.
Lo stesso Malagò, intervenendo sulla vicenda, ha ribadito di considerarsi estraneo a eventuali irregolarità legate alla procedura di candidatura. Il presidente FIGC ha definito il caso una questione anche politica e ha sottolineato di essere stato eletto con circa il 70% dei voti.
Il vertice d’emergenza con Marotta e i dirigenti del calcio
Il fronte che sostiene Malagò si era già mosso nei giorni precedenti.
Come aveva raccontato Matteo Pinci su La Repubblica, il presidente FIGC aveva convocato a Roma un vertice con alcuni dei dirigenti che avevano contribuito alla sua elezione: Beppe Marotta, Luca Percassi, Umberto Calcagno e Renzo Ulivieri.
Sul tavolo c’era anche una possibile soluzione per evitare che la questione sfociasse nel commissariamento dell’intera Federazione.
Secondo la ricostruzione di Repubblica, tra le ipotesi discusse c’era quella di intervenire sulla posizione del segretario generale Marco Brunelli, indicato come responsabile materiale dell’accettazione della candidatura di Malagò.
La proposta, però, non sarebbe stata accolta dal presidente federale.
Galliani possibile successore
Ed è proprio qui che entra in scena Adriano Galliani.
Secondo quanto ricostruito da La Repubblica, alcuni club di Serie A starebbero già lavorando a un possibile scenario successivo, nell’eventualità di un commissariamento di durata limitata finalizzato a nuove elezioni.
Il nome individuato sarebbe quello di Adriano Galliani, 82 anni, senatore della Repubblica ed ex amministratore delegato del Milan.
L’ipotesi sarebbe quella di affidargli una gestione transitoria di circa due anni, con il compito di accompagnare la FIGC verso una nuova tornata elettorale.
Il quotidiano romano riferisce inoltre che almeno quattro club avrebbero già avviato contatti sul tema e che Galliani avrebbe risposto “Stavolta non mi tiro indietro”.
Il governo e il ruolo di Abodi
La vicenda ha inevitabilmente assunto anche una dimensione istituzionale. Scrive La Repubblica:
“C’è il governo, com’è detto, dietro al piano per far fuori Malagò. Il ministro per lo Sport Abodi non fa mistero di esercitare un indiscutibile strumento di pressione sul Coni e sul suo presidente Luciano Buonfiglio: se non commissariate la Figc, sarà la politica a commissariare il Coni per omesso controllo”.
Quando può arrivare il commissariamento della FIGC
La tempistica è uno degli aspetti più delicati.
Secondo la ricostruzione pubblicata da La Repubblica il 24 settembre, la Giunta CONI potrebbe affrontare la questione dopo gli impegni della Nazionale, con una finestra indicata tra il 6 e il 10 ottobre.
Non si tratta però di una data ufficiale per il commissariamento: sarà la Giunta a dover valutare gli approfondimenti e a decidere come procedere.
Il precedente passaggio del 14 settembre aveva infatti stabilito soltanto la trasmissione degli atti al CONI, lasciando aperte entrambe le possibilità: commissariamento oppure chiusura della vicenda.
La Giunta CONI sarà il prossimo snodo
La partita si sposta quindi all’interno della Giunta del CONI.
Malagò fa parte della Giunta in qualità di membro individuale del CIO, ma non potrà partecipare alla discussione sulla propria posizione. Il presidente FIGC sta intanto preparando una documentazione giuridica per sostenere la legittimità della candidatura e della successiva elezione.
Dall’altra parte, il CONI dovrà valutare gli elementi emersi dagli approfondimenti di Taucer e stabilire se esistano i presupposti per un intervento sulla Federcalcio.
Il caso Bianchedi aggiunge tensione
Nel quadro già complesso si inserisce anche la posizione di Diana Bianchedi, vicepresidente vicaria del CONI e contemporaneamente scelta da Malagò come capo delegazione della Nazionale.
La compatibilità tra i due incarichi è stata oggetto di ulteriori approfondimenti e ha contribuito ad alimentare le tensioni tra i vertici del CONI e quelli della FIGC.
La questione è quindi più ampia del solo caso tesseramento e coinvolge i rapporti tra le diverse componenti istituzionali dello sport italiano.
Il futuro della FIGC resta tutto da decidere
Al 24 settembre 2026, dunque, Giovanni Malagò resta presidente della FIGC e non esiste ancora una decisione definitiva sul commissariamento.
Il prossimo passaggio sarà quello davanti alla Giunta CONI, chiamata a valutare gli atti e a decidere come procedere dopo gli impegni della Nazionale.
Nel frattempo, secondo la ricostruzione di Matteo Pinci su La Repubblica, una parte del calcio starebbe già studiando anche il possibile scenario successivo, con Adriano Galliani individuato come possibile figura per una fase transitoria.
Una partita istituzionale ancora aperta, dunque, con il calcio italiano che attende il prossimo atto della vicenda Malagò.
