Paulo Dybala è un attaccante argentino dotato di talento naturale e creatività, capace di accendere la partita con una giocata improvvisa. Mancino elegante, ama muoversi tra le linee, dove sfrutta tecnica raffinata, controllo stretto e visione di gioco per creare superiorità e occasioni. Può agire da seconda punta o da trequartista, combinando dribbling, assist e conclusioni precise dalla distanza, soprattutto con il suo sinistro, diventato un marchio di fabbrica. Non è solo fantasia, perché nel tempo ha sviluppato intelligenza tattica e capacità di legare il gioco, risultando prezioso anche nella costruzione offensiva.
Nel suo palmarès figurano numerosi trofei nazionali conquistati in Italia, tra campionati e coppe, oltre a riconoscimenti individuali che ne hanno certificato il valore tecnico. Con la nazionale argentina ha vissuto momenti importanti, facendo parte del gruppo che ha riportato il Paese ai vertici internazionali. Tra le curiosità spicca il soprannome legato alla sua esultanza con la maschera, diventata iconica tra i tifosi, e il percorso che lo ha portato dal calcio argentino a imporsi stabilmente in Europa. La sua carriera è segnata da giocate spettacolari e da una continua ricerca della qualità.
La fine di un’era romantica, di una storia che sembrava scritta dagli dei del calcio e che invece si interrompe bruscamente davanti alla dura realtà del professionismo. Mattia Almaviva non è più un calciatore della Roma. La società giallorossa ha deciso di non rinnovare il contratto del giovane attaccante classe 2006, scaduto ufficialmente lo scorso 30 giugno. Svincolato a vent’anni, il ragazzo cresciuto a Trigoria dovrà ora ridefinire il proprio percorso sportivo lontano dalla squadra del suo cuore.
La notizia ha scosso profondamente la tifoseria romanista, poiché il nome di Almaviva evoca uno dei momenti più iconici e commoventi della storia recente del club: il passaggio di consegne ideale con la leggenda del club.
Quel 28 maggio 2017: l’investitura in mondovisione
Per comprendere il peso specifico di questo addio, bisogna fare un salto indietro nel tempo. È il 28 maggio 2017, la sera in cui Francesco Totti saluta in lacrime lo Stadio Olimpico disputando la sua ultima partita ufficiale. In mezzo al campo, durante una cerimonia trasmessa in mondovisione, lo storico capitano della Roma decide di compiere un gesto dal profondo valore simbolico: sfilarsi la fascia da capitano e allacciarla al braccio di un bambino di 11 anni, individuato come il prospetto più splendente del vivaio.
Quel bambino era proprio Mattia Almaviva. Un’investitura pubblica che lo ha accompagnato per tutta la trafila delle giovanili, trasformandolo agli occhi dell’opinione pubblica in un predestinato a ripercorrere le orme del numero 10 per antonomasia.
Il percorso nelle giovanili e il post di saluto
Almaviva ha onorato quella fascia sul campo, diventando prima campione d’Italia con l’Under 16 e successivamente capitano dell’Under 18. Nell’ultima stagione sportiva vissuta con la formazione Primavera, l’attaccante ha raccolto 26 presenze, segnando 3 gol e servendo 7 assist, rallentato solo da qualche guaio fisico che ne ha frenato la definitiva esplosione in prima squadra. Nel 2024 era arrivata anche la chiamata di Daniele De Rossi per un’amichevole a Perth, un momento che sembrava l’alba di un debutto imminente.
Affidando a Instagram il suo commosso addio alla Roma, il giovane ha voluto ringraziare la società, lo staff e i compagni con parole cariche d’affetto per lo stemma che ha difeso fin da piccolo.
Il “giallo” del post: c’è De Rossi, manca Francesco Totti
Ad alimentare le discussioni tra i tifosi è stato però un dettaglio emerso nella galleria fotografica scelta da Almaviva per i suoi saluti. Tra i tanti scatti pubblicati, spicca un’immagine molto affettuosa proprio insieme all’ex tecnico Daniele De Rossi. Al contrario, risulta totalmente assente Francesco Totti, l’uomo che lo aveva incoronato davanti al mondo intero.
L’ex Capitano aveva accolto il ragazzo nella propria agenzia di scouting per circa un anno prima che le loro strade professionali si separassero. Un’assenza, quella nei ringraziamenti social, che non è passata inosservata e che aggiunge una nota di mistero alla fine di una favola calcistica che purtroppo non ha avuto il lieto fine sperato.








