La gestione della sostenibilità ambientale da parte dei vertici del calcio internazionale finisce violentemente al centro delle polemiche nel bel mezzo della fase calda della Coppa del Mondo. Una recente e dettagliata analisi condotta sui frequenti spostamenti aerei del presidente della FIFA, Gianni Infantino, ha sollevato un polverone mediatico che mette a nudo una profonda contraddizione interna.
Il numero uno del calcio mondiale è finito sul banco degli imputati a causa dell’utilizzo sistematico e massiccio del proprio jet privato per presenziare alle partite della manifestazione distribuitasi su scala continentale.
Un’agenda insostenibile tra stadi e continui voli privati
Il report di Bloomberg basato sul tracciamento dei voli ha evidenziato un tabellino di marcia a dir poco frenetico, giudicato del tutto incompatibile con le linee guida ecologiche sbandierate dalla stessa federazione internazionale. Pur di assistere a quante più sfide possibili, spesso incastrandone addirittura due all’interno della stessa giornata in città distanti migliaia di chilometri tra loro, Infantino ha accumulato decine di tratte aeree nel giro di pochissime settimane. Questa fitta serie di decolli e atterraggi tra le varie latitudini di Stati Uniti, Canada e Messico ha generato un impatto ambientale immediato e pesantissimo, alimentando il dissenso dell’opinione pubblica e delle associazioni ambientaliste.
I dati record sulle emissioni di CO2 che inguaiano i vertici
I numeri emersi dal monitoraggio delle tratte aeree (93mila chilometri totali circa) restituiscono una fotografia impietosa del danno ecologico provocato in meno di un mese di competizione. Secondo i calcoli sulle emissioni di anidride carbonica legati ai consumi del jet privato presidenziale, l’impatto complessivo sprigionato nell’atmosfera dai soli viaggi personali del capo della FIFA equivale a quanto inquinano quaranta cittadini comuni nell’arco di un intero anno solare. Il dato stride inevitabilmente con i proclami ufficiali inseriti nei manifesti e nei programmi di sostenibilità redatti alla vigilia del torneo, dove la FIFA si impegnava solennemente a ridurre l’impronta carbonica dell’evento sportivo più seguito al mondo.
La bufera diplomatica e il silenzio della federazione
La pubblicazione di questi dati ha scatenato immediate reazioni non solo tra gli addetti ai lavori, ma anche a livello politico e diplomatico, amplificando il malumore attorno a una rassegna già criticata per le sue enormi distanze logistiche. Al momento, dai piani alti dell’organo di governo del calcio non sono arrivate repliche ufficiali o note di smentita volte a giustificare la condotta del proprio presidente, trincerandosi dietro un silenzio che non fa che alimentare il dibattito sulla reale trasparenza delle politiche ambientali dello sport moderno.











