Gianni Rivera, storica bandiera del Milan e della nazionale italiana, ha deciso di avviare una battaglia legale contro Electronic Arts (EA), il colosso mondiale dell’intrattenimento digitale creatore del videogioco FIFA (oggi rinominato EA Sports FC).
Rivera fa causa a EA
Al centro della contesa c’è una questione di principio che va ben oltre l’aspetto economico: la tutela dei diritti d’immagine e dell’identità sportiva. Per capire le origini della vicenda occorre fare un salto indietro di ben 21 anni. Nell’aprile del 2005, EA contattò Rivera chiedendo il consenso per inserire la sua figura e le sue trame di gioco all’interno dei titoli del videogioco, presentando l’iniziativa come un progetto celebrativo finalizzato a valorizzare le leggende del passato ed educare i più giovani sulla storia del calcio.
Rivera: “Se avessi saputo non avrei firmato”
“Avevo firmato un accordo perché credevo che fosse per la promozione del calcio tra i giovani” ha riferito Rivera ai microfoni de Il Giornale. “Invece è diventato puro business. Non era un’autorizzazione illimitata e senza compenso per l’uso in un prodotto commerciale globale: il documento non specifica in modo adeguato durata, modalità, piattaforme, territorio e forme di sfruttamento future. Se fosse stato così non avrei firmato: in tutta la mia carriera non ho mai voluto cedere a nessuno i diritti a sfruttare la mia immagine. Figuriamoci a chi produce un gioco elettronico”.
Un precedente importante
La causa intentata da Rivera non rappresenta un caso isolato, ma si inserisce in un dibattito sempre più acceso sul rapporto tra i diritti degli atleti e l’industria dei videogiochi, dove le modalità di monetizzazione sono radicalmente cambiate rispetto ai primi anni Duemila. La decisione spetterà interamente al tribunale, che dovrà stabilire se una firma apposta 25 anni fa possa davvero blindare a tempo indeterminato l’immagine di una leggenda dello sport all’interno di un’industria da miliardi di dollari.
