Ci sono lavori in cui può essere difficile staccare davvero. Non c’è fine giornata, non c’è weekend, non c’è un momento in cui si è completamente offline.
Per Fabrizio Romano significa vivere dentro un flusso continuo: notizie, trattative, telefonate. Attese che si allungano, aggiornamenti improvvisi, decisioni che possono cambiare tutto nel giro di pochi minuti.
Una realtà che lui stesso definisce, senza giri di parole, “una forma di ossessione”.
È una corsa costante, in cui anche prendere un aereo può diventare un rischio.
E allora la domanda è inevitabile: cosa succede quando il lavoro diventa così totalizzante da occupare ogni spazio?
Da qui parte la seconda puntata di Contropiede – la vita oltre il gioco, il vodcast di Chiamarsi Bomber realizzato insieme a Unobravo. Il progetto nasce nel mese di maggio, dedicato alla sensibilizzazione sulla salute mentale: un contesto che prova ad aprire conversazioni più ampie – anche su modelli di lavoro e di vita che a volte vengono dati per scontati.
Con la conduzione di Alessia Tarquinio, in questa puntata Fabrizio Romano si racconta insieme al dottor Francesco Papalini, psicologo e psicoterapeuta del team Unobravo.
Tutto parte dal calciomercato…
Si parte da lontano, dalla scelta di Fabrizio Romano di fare del calciomercato il suo lavoro: “Un amore nato molto presto, il mercato mi piaceva fin da bambino, mi divertivo in estate in spiaggia sui giornali a leggere delle trattative, poi all’epoca al nostro campionato erano accostati grandi nomi… Poi iniziando a crescere, ai tempi del liceo, diventare un giornalista sportivo era la mia priorità, ma il mondo del calciomercato mi dava veramente adrenalina, guardavo ogni trasmissione, mi affascinava ogni dettaglio di quel mondo. Poi ho avuto la fortuna di poter subito provare. Quando ho iniziato a lavorare, prima online e poi con Sky, ho subito capito che il mio percorso sarebbe stato quasi solo esclusivamente sul calciomercato, era una passione talmente grande, e lo è tutt’oggi, che non riesco a liberarmene. L’emozione che mi danno certe chiamate, certe messaggi…pensare che ricordo esattamente ogni posto in cui ero quando ho ricevuto le notizie più importanti della mia carriera”.

Il mondo del mercato è un mondo veloce, a ritmi altissimi, fatto di ansia, attese: “Per me all’inizio, in particolare la redazione di Sky, era un mondo da cui imparare, con la possibilità di avere a fianco i migliori. Dal punto di vista giornalistico per me era Disneyland… Abbastanza presto però ho avuto la sensazione di volermi staccare da quel tipo di giornalismo, e in questo il calciomercato mi ha aiutato. Lavorare 9/10 ore all’interno mi faceva sentire costretto, preferivo stare 12 ore per strada, volevo stare tra la gente, conoscere persone nuove, perdere alle volte anche il senso del tempo, quando attese di mezz’ora diventano di ore. Un tempo che si dilata in cui cerchi comunque indiscrezioni, magari parlando con degli insospettabili. Io dico sempre che le notizie migliori della mia vita sono arrivate dai personaggi più inaspettati. Quindi io in tutto questo vedevo un’opportunità, uscire dalla redazione, vivere una città, come Milano a misura d’uomo. Ricordo momenti di follia, ad esempio quando beccai Dybala, che era ancora al Palermo, con il suo procuratore a parlare con Paratici della Juventus. E pensare che quella sera sarei dovuto andare a casa alle 9, poi avevo deciso di fare un paio di giri in più…Io sono completamente immerso in questo mondo, è il mondo che amo, ho tanti amici qui dentro, qui ho trovato i miei migliori amici”.
Dal “ragazzo” in cerca di notizie a diventare Fabrizio Romano
C’è stato un momento dell’esplosione del ‘fenomeno’ Fabrizio Romano: “Per me è stata una cosa legata quasi esclusivamente ai social, lavoravo su un doppio binario, ossia mantenere il mio ‘mondo di strada’ a Milano, e il calciomercato italiano ma spingendo anche a livello social. Fino al momento del Covid, in cui lo switch diventa quasi obbligato e esportare il modello italiano che qui funzionava anche all’estero è diventata la mia priorità. Io ho sempre cercato di mantenere un livello alto di qualità sulle notizie di calciomercato italiane ma riportandole in inglese, ma da quel momento ho voluto fare qualcosa in più e legarlo all’estero, vedendo in questo un’opportunità. Fuori dall’Italia il calciomercato veniva vissuto in maniera diversa, con meno qualità, ma anche con meno ossessione, soprattutto in Germania e Inghilterra. E gli appassionati hanno capito che si poteva quindi seguire questo ramo del calcio con più qualità, e non solo in sporadiche prime pagine o trasmissioni serali. Quella è stata l’occasione e da lì la crescita ha sorpreso anche me, a livello di numeri non lo avrei mai immaginato, è esploso tutto nel giro di un anno…”.
Un’ossessione che condiziona la vita quotidiana
Avere sempre maggior precisione, qualità e credibilità inevitabilmente porta delle conseguenze nella vita di tutti i giorni: “La mia vita in pratica è costantemente al telefono, ad esempio non so mai che numero del mese è, io so se è lunedì o martedì… C’è un’ossessione dal punto di vista della qualità, cosa a cui tengo tantissimo. Le notizie sono importanti, ma è fondamentale il modo in cui uno le racconta, ci sono colleghi bravissimi all’estero che però faticano a rendere più appetibili le loro notizie. È veramente un’ossessione, la gente intorno a me sa che io sono reperibile 24 ore su 24 e lo accetta, gli amici lo capiscono. Certo le persone per così dire esterne fanno un po’ più fatica a comprendere la cosa”.
Una situazione difficile, ma che Fabrizio Romano sembra saper ben gestire, anche se alcune cose sono cambiate negli ultimi anni: “Programmare la mia vita in base alla notizia non mi crea disagio, anche se devo essere sincero, due anni fa sarei stato convintissimo, oggi inizio a pensare che certo, voglio continuare a farlo, ma forse con più qualità e meno quantità. Credo ci si stia forse un po’ stancando di questo modo di fare calciomercato, sta diventando un po’ troppo, e a questo ho contribuito anche io. Si sta esagerando, troppe informazioni, troppi dettagli. Io sto valutando di percorrere una strada diversa e parlare solo dell’inizio e della fine di una trattativa. Crolli emotivi nell’ultimo giorno di mercato? No, per me quello è il giorno più bello. Le persone credono che sia il più difficile, quando in realtà è il più semplice, il calciomercato nella mia testa è un puzzle, adesso, a giugno-luglio, ci sono tutti i pezzi sul tavolo e bisogna risolvere il problema, l’ultimo giorno devi solo mettere le ultime due tre caselle, lo fai facilmente. È molto più show e poca realtà”.
Il “problema” di staccare
Ma come si riesce a staccare, fisicamente e mentalmente, da questa immersione a 360 gradi nel mondo delle notizie di mercato? “Io ho dei momenti, delle certezze che non si toccano, ad esempio nel weekend gioco a calcio con i miei amici e per me quella cosa è sacra. Oppure quando ci sono le soste, ci si rilassa un po’ di più. Ci sono dei momenti in cui uno già sa che può rifiatare un po’. È una vita che va a 100 all’ora, soprattutto durante il calciomercato, negli altri periodi diventa più gestibile”.
La questione morale
L’ansia della notizia non è semplice da affrontare gestire, così come emergono altre difficoltà successive all’acquisizione della notizia stessa: “Intorno alla notizia è tutta adrenalina, poi ogni notizia ha una sua genesi diversa. La difficoltà più grande ora non è reperire l’indiscrezione, ma è la parte di come e quando pubblicare, ed è data dal fatto che conosco tantissime persone in questo mondo, ho tanti amici, mi faccio per forza degli scrupoli. Sono obbligato a farlo per una questione morale, si può creare un problema ad un amico o comunque ad una persona che rispetti. Conosco tante persone in questo mondo che magari mi chiedono ’Oggi non fare uscire questa cosa, mi può creare un problema…’, e ora rispetto questa cosa. Prima, più giovane, facevo fatica ad accettarlo, ora ho capito che è l’unico modo per riuscire a continuare in questo mondo a lungo termine. In un’operazione di mercato ci sono tante persone dietro, che magari si giocano la carriera, se tu gliela bruci a te non cambia la vita, ma a loro sì”.

“Non ho mai pensato di fermarmi, nemmeno per un attimo, e questo per l’amore che ho per tutto questo. Si creano dei rapporti incredibili, quello che mi è successo con Haaland ad esempio è bellissimo, giocavo alla PlayStation usando lui che segnava ancora in Norvegia e guarda dove è arrivato, e ancora oggi c’è lo stesso tipo di rapporto. Sono anche cose come queste che hanno fatto in modo che io non pensassi mai che tutto questo fosse troppo, ma anzi la domanda è come poter adattare tutto questo alla mia vita, questa è la sfida. Certo, praticamente ogni giorno penso alle cose che mi sto perdendo, in tante situazioni vorrei essere più libero e presente…”.
Tenere viva la passione
Da anni Fabrizio Romano racconta il calcio e sembra metterci sempre la stessa passione, lo stesso ardore: “Il segreto è che se domani finisse tutto io farei esattamente le stesse cose che faccio ora, ossia andare a vedere le partite, andare negli stadi e conoscere persone del calcio. Quello è il mio mondo, tutto quello che non è calcio mi interessa comunque un po’ meno. Adesso vorrei ‘sfruttare’ tutti i miei contatti non solo in ottica calciomercato ma per fare qualcosa di diverso, raccontare delle storie, cosa che in passato ho fatto poco. Uno dei miei rimpianti ad esempio è che quando Lamine Yamal vinceva a 16 anni l’Europeo con la Spagna, suo papà mi chiamava chiedendomi di fare un servizio sul loro quartiere, ma io rifiutai perché si era in pieno calciomercato e ero sicuro che non sarei riuscito a fare un buon lavoro, che per me è la cosa più importante. Quindi è una cosa che ho rinviato, stessa cosa per Estevao. Sono cose che non vedo l’ora di fare, ma che voglio fare con qualità e con il tempo giusto, questa è la sfida. C’è la possibilità di diffondere tante belle storie”.
“Se capita di sentirmi solo? Ho la fortuna di lavorare con i miei amici e questo mi consente di avere un ritmo coordinato con loro. Raramente mi sento solo quindi, piuttosto mi fa stare male il pensiero che siano sole persone vicine a me, come mia mamma, e a volte penso se non potrei stare un po’ più con lei. Mi perdono dicendo che se fossi una mamma vorrei un figlio che faccia il suo percorso e dia sempre il massimo. L’anno scorso mi ha scritto che è molto orgogliosa di me, non me lo dice spesso, e sono momenti come questi che mi fanno capire che tutto quello che sto facendo ha senso”.
La gestione delle critiche
Questo è un ambiente difficile, e quando una persona ha successo spesso diventa oggetto di invidie e critiche. Un fattore che bisogna saper affrontare: “All’inizio facevo molta fatica, avevo voglia di rispondere a tutti, anche sui social. Adesso ho imparato ad ignorare, non guardo e non leggo niente. La cosa che faccio ancora fatica ad accettare è quando mi si accusa di aver fatto qualcosa che in realtà non ho fatto, lì faccio fatica a rimanere in silenzio. Quando mi accusano di essere pagato da club o da giocatori per dire qualcosa mi viene voglia di rispondere. Soprattutto quando ad attaccare è un giornale importante magari all’estero, quando si tratta di attaccare lo leggono tutti, quando c’è da fare la doverosa smentita poi non la legge nessuno… Mia madre quando ero più giovane mi ha sempre detto che l’importante era che andassi a dormire tranquillo con me stesso”.

Fabrizio Romano
“Ho imparato tante cose nel corso degli anni, ho imparato che si può avere pazienza, ho imparato ad accettare il fatto che non si può essere sempre i primi, e ho imparato anche che questa situazione dal punto di vista lavorativo, che sta andando molto bene, mi sta lasciando molto spazio dal punto di vista personale, nel voler riempire e trovare situazioni che mi facciano stare meglio. La vera sfida è cercare di costruire un pulsante ‘off’. L’errore? Nel mio campo, il calciomercato, ci sono due nature diverse di errore, una riguarda la percezione dell’errore che hanno le persone, la seconda è proprio l’errore personale, il fidarsi della persona sbagliata, quella è una sconfitta. Come si gestisce questa situazione? Io non riesco a superarla. Me ne ricordo tre o quattro e mi ricordo come ho reagito, volevo mangiarmi la persona di cui mi sono sbagliato, probabilmente anche per leggerezza mia. Ricordo Disasi, difensore adesso al West Ham, quando andò di colpo al Chelsea. A me dicevano che stesse per andare al Newcastle o al Tottenham, io mi sono fidato di questa persona… ‘Tu il mio nome te lo devi dimenticare’, gli ho detto, con me ha chiuso, anzi, a tutte le persone continuerò a raccontare come si è comportato con me”.
“Cosa direi al Fabrizio Romano del passato? Di non sognare mai abbastanza. Bisogna sempre pensare che si può fare qualcosa in più, a me sono successe cose lavorative talmente impensabili… Mai mettere un freno ai propri sogni e soprattutto avere coraggio sempre e seguire il proprio istinto. Il punto che mi ha cambiato la vita è aver capito ed individuato che questa cosa dei social non era secondaria, non era un nemico ma un supporto, una soluzione”.











