Dopo il flop al Mondiale, il Brasile cambia le regole: meno stranieri e più under 23. Perché l’Italia non fa lo stesso?

Dopo il flop all'ultimo Mondiale, la Federcalcio brasiliana ha attuato una serie di nuove regole per ridurre il numero di stranieri e spingere i club a puntare sui giovani dei propri vivai.

Carlo Ancelotti e Roberto Mancini
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Il Brasile cambia le regole del calcio per fare più spazio ai propri giovani. La Federcalcio e i club di Serie A e Serie B hanno approvato una riduzione progressiva del numero di calciatori stranieri inseribili in distinta e, contemporaneamente, una nuova suddivisione delle liste che aumenterà lo spazio riservato agli Under 23.

La riforma entrerà gradualmente in vigore dal 2027. Una scelta nata dopo il flop al Mondiale e dalla preoccupazione per la diminuzione del minutaggio dei giovani brasiliani, ma anche da una precisa ragione economica: valorizzare quei calciatori che rappresentano una delle principali fonti di ricavo del sistema calcistico nazionale.

Brasile, dal 2027 scatta il nuovo limite per gli stranieri

La novità più evidente riguarda il numero di stranieri che potranno essere inseriti nella distinta di una partita.

Attualmente il limite è fissato a 9 giocatori stranieri. Dal 2027 scenderà a 8, per poi diminuire progressivamente a 7 nel 2028, 6 nel 2029 e infine 5 nel 2030.

La CBF ha spiegato che l’obiettivo non è eliminare la presenza di calciatori stranieri, considerata comunque importante per il calcio brasiliano, ma trovare un nuovo equilibrio che permetta ai giovani formati nel Paese di avere maggiore spazio.

La decisione è stata approvata dai club delle prime due divisioni con soltanto due voti contrari.

Perché il Brasile ha deciso di intervenire

Alla base della riforma ci sono numeri che hanno attirato l’attenzione della federazione.

Secondo lo studio presentato dalla CBF, nel 2026 i giocatori Under 23 hanno disputato appena il 13,8% dei minuti della Serie A brasiliana. Il dato è nettamente inferiore a quello registrato nei principali campionati europei analizzati dalla stessa federazione: 38% in Francia, 32% in Inghilterra, 31% in Spagna, 28% in Germania e 28% in Italia.

Contemporaneamente, tra il 2020 e il 2026 la presenza in campo degli stranieri over 23 è cresciuta in maniera significativa: la loro quota di minutaggio è passata dal 7,8% al 25%.

Un cambiamento che, secondo la CBF, ha contribuito a ridurre progressivamente lo spazio per i giovani brasiliani.

La nuova lista da 50 giocatori: più spazio agli Under 23

La riforma non si limita però agli stranieri.

I club potranno continuare a registrare fino a 50 giocatori, ma la rosa verrà progressivamente divisa tra una Lista A, destinata ai giocatori più esperti, e una Lista B riservata agli Under 23.

Nel 2027 saranno previste 30 posizioni per la Lista A e 20 per la Lista B.

Nel 2028 si passerà a 29+21, nel 2029 a 27+23, fino ad arrivare nel 2030 a 25 giocatori per ciascuna lista.

Il punto importante è che gli Under 23 non dovranno necessariamente essere cresciuti nel vivaio del club: la misura vuole quindi favorire complessivamente l’utilizzo dei giovani, non soltanto dei prodotti del settore giovanile della singola società.

Il dato che spiega tutto: i giovani valgono miliardi

Dietro la riforma c’è anche una questione economica.

Tra il 2016 e il 2025, secondo i dati presentati dalla CBF, i calciatori fino a 20 anni hanno generato il 50,1% delle entrate dei club brasiliani derivanti dai trasferimenti internazionali.

Il ragionamento della federazione è quindi abbastanza diretto: se un giovane non gioca, diventa più difficile svilupparlo, valutarlo e successivamente venderlo.

Aumentare il minutaggio degli Under 23 significa dunque intervenire contemporaneamente sul piano sportivo e su quello finanziario, proteggendo uno dei principali meccanismi attraverso cui i club brasiliani producono valore.

In Brasile gli stranieri erano già aumentati molto

La crescita del numero di giocatori stranieri è stata particolarmente evidente negli ultimi anni.

Nel 2013 il limite era di appena 3 stranieri in distinta. Nel 2014 era salito a 5, quota rimasta invariata fino al 2022.

Dal 2023 il limite è passato a 7 e nel 2024 è arrivato a 9, il numero tuttora in vigore nel 2026.

La CBF ha quindi deciso di invertire parzialmente il percorso: dal 2027 inizierà una riduzione graduale che riporterà il tetto a 5 nel 2030, lo stesso limite che era in vigore fino al 2022.

Perché l’Italia non fa lo stesso?

Una vera e propria rivoluzione, più volte auspicata anche qui in Italia.

Tuttavia, un limite agli stranieri basato semplicemente sulla nazionalità non potrebbe essere applicato nello stesso modo ai cittadini dell’Unione Europea, anche alla luce dei principi derivanti dalla sentenza Bosman del 1995.

Per questo, in Italia la strada percorribile è soprattutto quella della formazione dei giocatori e degli incentivi all’utilizzo dei giovani, senza intervenire direttamente sulla nazionalità dei calciatori.

È lo stesso principio che caratterizza anche le liste UEFA: nelle rose da 25 giocatori per le competizioni europee sono previsti 8 calciatori formati localmente, senza introdurre un limite generale ai giocatori stranieri sulla base del passaporto.

Gli incentivi della FIGC per spingere gli under 23

Il calcio italiano ha iniziato a muoversi proprio nella direzione degli incentivi.

Per la stagione 2026/27, la FIGC ha previsto che, ai fini dell’indicatore del Costo del Lavoro Allargato, vengano esclusi dal calcolo i costi e gli ammortamenti relativi ai calciatori professionisti Under 23 eleggibili per le Nazionali italiane.

La misura è stata pensata per rendere più conveniente l’investimento sui giovani e sui vivai, evitando al tempo stesso di introdurre un vero e proprio blocco del mercato.

È una differenza importante rispetto al modello brasiliano: non si stabilisce quanti stranieri possono giocare, ma si rende economicamente più conveniente puntare sui giovani italiani.

L’Italia prova a proteggere i giovani senza chiudere il mercato

Il confronto tra i due sistemi diventa quindi interessante.

Il Brasile ha scelto una strada regolamentare molto più diretta: meno stranieri in distinta e una quota crescente di posti destinata agli Under 23.

L’Italia, inserita nel quadro normativo europeo, sta invece puntando soprattutto sulla leva economica. Gli Under 23 eleggibili per la Nazionale vengono esclusi dal conteggio di alcune componenti del costo del lavoro, rendendo meno penalizzante per i club investire sui giovani.

Sono due strategie differenti che partono però dalla stessa esigenza: aumentare lo spazio per i giovani calciatori formati nel proprio sistema.

La sfida è trasformare le regole in minuti giocati

Il problema, per entrambi i Paesi, non riguarda soltanto il numero di giocatori inseriti nelle liste.

La vera questione sarà capire quanti giovani riusciranno effettivamente a scendere in campo con continuità.

La CBF ha evidenziato proprio questo aspetto nei dati presentati ai club: nel 2026 i Sub-23 rappresentano soltanto il 13,8% dei minuti della Serie A brasiliana, mentre in Italia il dato indicato dalla federazione brasiliana è del 28%.

La nuova riforma brasiliana partirà nel 2027 e arriverà a regime nel 2030. In Italia, invece, la strategia passa dagli incentivi economici e dalle regole sulle liste. Due approcci diversi per affrontare una stessa domanda: come fare in modo che i giovani tornino a essere una parte centrale del calcio professionistico?


Fabrizio Piepoli

Fabrizio Piepoli

Direttore Responsabile

Direttore Responsabile di Chiamarsi Bomber. Giornalista pubblicista con oltre un decennio di esperienza nel settore del digital publishing sportivo. Coordina la linea editoriale della testata, assicurando l'accuratezza dell'informazione e l'integrità giornalistica. Esperto di strategie media e comunicazione sportiva, guida lo sviluppo della testata giornalistica dal 2018.