Federico Dimarco è un esterno sinistro italiano di grande qualità, capace di unire intensità, tecnica e una spiccata propensione offensiva. Agisce prevalentemente come laterale a tutta fascia o come terzino, distinguendosi per il mancino educato, i cross precisi e la pericolosità sui calci piazzati. Ha un ottimo senso della posizione, sa inserirsi con i tempi giusti e non disdegna la conclusione dalla distanza, risultando spesso decisivo anche in zona gol. In fase difensiva compensa una struttura fisica non imponente con attenzione, aggressività e grande applicazione tattica.
Nel corso della sua carriera ha vinto numerosi trofei con l’Inter, tra cui uno Scudetto, più Coppe Italia e Supercoppe italiane, diventando un elemento chiave del ciclo recente del club. Ha inoltre raggiunto la finale di Champions League nella stagione 2022-23 e conquistato l’Europeo 2021 con la nazionale italiana, entrando stabilmente nel giro azzurro.
Tra le curiosità, Dimarco è cresciuto nel settore giovanile dell’Inter e, dopo diverse esperienze in prestito, è riuscito a imporsi definitivamente in nerazzurro, diventando uno dei simboli di appartenenza e continuità della squadra.
Sullo sfondo delle manovre per la panchina della Nazionale italiana si è consumato un vero e proprio scontro politico e istituzionale tra la direzione tecnica azzurra e la Lega di Serie A. A poche ore dalla presentazione del progetto Club Italia a Milano, l’inseguimento al nuovo Selezionatore ha registrato un netto stop da parte dei presidenti dei club. Se il tentativo per Pep Guardiola è tramontato di fronte al prevedibile rifiuto del tecnico, l’attenzione si è spostata rapidamente sul casting dei profili italiani. Ed è proprio su questo fronte che è scattato un clamoroso muro contro muro, guidato da un esplicito e determinante veto politico della Lega.
Il no a Silvio Baldini dopo le frasi shock
Il punto di massima tensione riguarda la figura di Silvio Baldini. L’attuale Commissario Tecnico dell’Under 21 era tra le opzioni valutate per la successione, ma la sua candidatura ha incontrato la rigidissima opposizione delle società di Serie A. Sui vertici del massimo campionato pesano come macigni le recenti e durissime dichiarazioni di Baldini, che aveva apertamente definito i presidenti dei club come dei “lestofanti” prigionieri di interessi economici e procuratori. Un giudizio al veleno che la Lega non ha mai perdonato e che ha portato a un veto preventivo e insuperabile, rendendo impossibile la promozione del tecnico alla guida della Selezione maggiore.
Lo stop a Palladino e le alternative sfumate
Il clima di forte diffidenza ha condizionato pesantemente la rosa dei papabili stilata da Paolo Maldini e Leonardo. Oltre allo stop su Baldini, una forte resistenza o una forma di rifiuto ha rallentato anche la pista che portava a Raffaele Palladino, tra i giovani profili maggiormente graditi per la loro visione tattica moderna. Con il parallelo rifiuto giunto da Thiago Motta, che ha gentilmente declinato l’offerta, la linea giovane portata avanti dalla dirigenza federale si è trovata improvvisamente con margini di manovra estremamente ridotti, condizionata dai complessi equilibri di potere del nostro calcio.
La strada spianata verso la firma di Pirlo
L’effetto collaterale di questo scontro istituzionale è stato lo spianamento definitivo della strada verso Andrea Pirlo. L’ex regista, attualmente al lavoro per svincolarsi dallo United FC Dubai, è rimasto l’unico candidato solido e gradito a tutte le componenti in gioco. Pirlo ha già detto sì e attende soltanto l’approvazione formale e la stesura dei contratti per essere annunciato dal presidente del CONI Giovanni Malagò.











