La possibilità di vedere Pep Guardiola sulla panchina della nazionale italiana è un tema che accende speranze, ma anche un caldo dibattito sui costi e benefici di un’operazione del genere. Mentre i sogni dei tifosi s’incrociano con le aspirazioni di una Federazione alla ricerca di una nuova guida, resta da vedere se la realtà economica può allinearsi a queste ambizioni.
Le sfide economiche: una montagna da scalare
L’ingaggio di Pep Guardiola rappresenta un ostacolo non da poco per la FIGC. Attualmente, Guardiola percepisce dal Manchester City ben 24,8 milioni di euro lordi all’anno, una cifra lontana dai più rosei bilanci federali. Tuttavia, secondo la Gazzetta dello Sport, tramite sponsor e accordi particolari, il gap economico potrebbe essere parzialmente colmato. Fa da eco a tale ragionamento l’esempio di Antonio Conte, il cui ingaggio nel 2014 fu facilitato da un accordo con uno sponsor.
Il ruolo degli sponsor: un aiuto possibile
Lo stesso sponsor che ha supportato Conte in Nazionale tra il 2014 e il 2016 pagandolo 4 mln di euro netti, potrebbe tornare in gioco per Guardiola. Il colosso Puma, che ha legami commerciali con l’allenatore spagnolo, potrebbe essere un alleato chiave nel ridurre il carico finanziario. Guardiola, infatti, non è solo un allenatore, ma un brand ambassador globale del marchio.
Un progetto di rinascita per l’Italia
Se Guardiola accettasse di ridimensionare le sue richieste, ciò potrebbe dimostrare la sua volontà di abbracciare un progetto ambizioso. Questo coinvolgerebbe non solo la gestione della prima squadra, ma anche una collaborazione più ampia con le nazionali giovanili e il rafforzamento di un modello di gioco innovativo. La valorizzazione di una squadra storica come Italia, con il brand e il prestigio di un allenatore del calibro di Guardiola, rappresenterebbe non solo un ritorno economico per gli eventuali sponsor, ma anche un forte segnale di rinascita sportiva.
Perché Guardiola si ridurrebbe l’ingaggio per l’Italia?
Secondo la rosea, il tecnico catalano potrebbe decidere di ridursi l’ingaggio pur di tornare a vivere nel Paese che negli ultimi anni di carriera da calciatore lo ha accolto e coccolato. Inoltre Pep non ha mai nascosto di voler allentare il lavoro, specie dopo l’ultima stagione al cardiopalma al City, con tanto di rimonta sull’Arsenal. Il ruolo di ct è sicuramente meno stressante e impegnativo, soprattutto considerando che la nostra Nazionale, ahimè, non disputerà i prossimi Mondiali (sempre che non accada l’improbabile ripescaggio).
Ultimo ma non ultimo dettaglio, anche al suo amico e fedele collaboratore Manuel Estiarte, che in Italia ha giocato nell’A1 di pallanuoto, non dispiacerebbe tornare a vivere nel Bel Paese. L’operazione Guardiola è ancora nel campo dei sogni, ma potrebbe, con il giusto incastro di fattori economici e strategici, diventare un’affascinante realtà per il calcio italiano. Ma, come ci insegna Bonucci, “sognare non costa nulla”.










