La decisione sembra ormai essere stata presa: la FIGC ha scelto di affidare la panchina della Nazionale a Roberto Mancini, che si appresta a iniziare il suo secondo ciclo alla guida degli Azzurri. Una svolta (in parte) clamorosa che arriva dopo settimane di riflessioni, speculazioni e un serrato testa a testa con Antonio Conte, l’altro grande candidato alla successione.
Il sorpasso su Antonio Conte: i motivi della scelta
Il ballottaggio per la panchina azzurra ha infiammato l’inizio di giugno, dividendo l’opinione pubblica e i vertici della Federazione. Alla fine, il profilo di Roberto Mancini ha avuto la meglio su quello di Antonio Conte per una serie di ragioni sia tattiche che strategiche.
In primo luogo, la federazione ha espresso la volontà di dare continuità a un progetto tecnico basato sul gioco di possesso e sulla valorizzazione dei giovani talenti, una filosofia che Mancini ha già dimostrato di saper interpretare magistralmente durante il suo precedente mandato, culminato con il trionfo a Euro 2020. Conte, pur garantendo una leadership carismatica straordinaria e un impatto immediato, avrebbe imposto una rivoluzione metodologica e strutturale più profonda (e costosa), legata al suo iconico 3-5-2 e a richieste di gestione del club Italia giudicate meno in linea con i piani federali a lungo termine. Senza contare l’aspetto economico, che ha avuto un peso notevole sulla scelta.
Il nodo contrattuale e le tempistiche per la firma
I tifosi e gli addetti ai lavori si chiedono ora quando arriverà l’ufficialità. La macchina burocratica è già in movimento, ma ci sono ancora dei dettagli legali da limare prima dell’annuncio formale. Mancini deve formalizzare la chiusura definitiva dei suoi precedenti legami contrattuali ed è impegnato a definire lo staff tecnico che lo accompagnerà in questa seconda avventura in azzurro.
Secondo le ultime indiscrezioni, la firma sul nuovo contratto che lo legherà alla FIGC è prevista entro la fine della prossima settimana. La Federazione vuole accelerare i tempi per permettere al Commissario Tecnico di essere pienamente operativo già per i prossimi impegni ufficiali, programmando i raduni e visionando i calciatori fin dall’inizio del ritiro estivo.
Il fattore Malagò: la svolta politica dietro il ritorno
Il “ritorno al passato” sulla panchina azzurra non è soltanto una scelta di campo, ma è strettamente legato ai nuovi equilibri politici del calcio italiano. La probabile elezione di Giovanni Malagò alla presidenza della FIGC dovrebbe imprimere l’accelerazione decisiva alla trattativa: l’ex numero uno del CONI ha individuato subito in Mancini l’uomo della rinascita, l’usato sicuro ma di livello internazionale ideale per inaugurare il suo mandato.
Se la precedente governance sembrava orientata su profili differenti, colui che potrebbe diventare il nuovo numero uno federale sembra orientato a dare un segnale di “rottura” (ma nemmeno troppa) immediato, blindando il tecnico marchigiano e preferendolo a Conte anche per lanciare un chiaro messaggio di stabilità e di ambizione ai vertici dello sport italiano.
Il grande dubbio: Rinascimento o ritorno al passato?
Dietro l’entusiasmo della Federazione, però, resta un interrogativo di fondo che divide i tifosi e l’opinione pubblica. Si parla tanto di un nuovo corso e di un “Rinascimento Azzurro”, ma la scelta di affidarsi nuovamente a Roberto Mancini sa inevitabilmente di ritorno all’antico. È legittimo chiedersi se sia la mossa giusta ripartire da un Commissario Tecnico che aveva già chiuso il suo ciclo, che si era dimesso dopo la debacle contro la Macedonia del Nord e che aveva scelto i milioni dell’Arabia Saudita lasciando la Nazionale in un momento delicatissimo.
Può davvero essere una minestra riscaldata la soluzione per rifondare il calcio italiano, o si tratta solo di una mossa conservativa per paura di rischiare? Il campo, come sempre, darà la risposta definitiva.











