Luka Modrić è un centrocampista croato (classe 1985), considerato uno dei migliori interpreti del ruolo nella storia del calcio e vincitore del Pallone d'Oro nel 2018. Dopo una carriera leggendaria con il Real Madrid, nel 2025 si è trasferito all’AC Milan.
È un centrocampista creativo e intelligente, capace di controllare il ritmo di gioco con passaggi precisi di corto e lungo raggio e visione sopraffina. Eccelle nel controllo palla, nella lettura delle situazioni e nella gestione del gioco anche sotto pressione, costruendo azioni per i compagni o impostando dal basso.
Nonostante l’altezza contenuta, compensa con agilità, tecnica raffinata e resistenza; è stato spesso schierato anche come regista o mezzala a seconda delle esigenze tattiche.
Modrić è spesso lodato per la sua longevità ad altissimo livello, giocando da protagonista ben oltre i 35 anni. Oltre al calcio, ha interessi come la musica (suona la chitarra) e l’arte del disegno, attività che pratica nei momenti liberi. Ha indossato storicamente la maglia numero 14 anche in onore di Johan Cruyff, scelta ripetuta anche al Milan.
La storia dei Mondiali di calcio si arricchisce di una nuova, clamorosa pagina in cui la tecnologia non si limita ad assistere l’arbitro, ma diventa l’assoluta protagonista del destino di un’intera nazione. La sfida ad altissima tensione tra Portogallo e Croazia si è conclusa nel modo più rocambolesco e doloroso possibile per la selezione balcanica.
Al minuto 103 di un tempo supplementare infinito, la Croazia aveva trovato il gol del pazzesco 2-2 grazie a Josko Gvardiol, una rete che avrebbe prolungato la speranza mondiale. Ma mentre i calciatori croati festeggiavano l’impresa, la tecnologia ha letteralmente gelato lo stadio, ravvisando un’irregolarità invisibile all’occhio umano.
Il giallo del 103° minuto: cosa è successo in campo
L’azione che ha portato al gol poi cancellato sembrava, a prima vista, del tutto lineare. Un cross dalla sinistra attraversa l’area di rigore: la difesa del Portogallo accenna un rimpallo, la sfera giunge a Mario Pasalic che firma l’assist decisivo per la zampata vincente di Gvardiol. Milioni di telespettatori e gli stessi ufficiali di gara in campo non avevano notato nulla di strano.
Tuttavia, prima che il pallone arrivasse a Pasalic, c’era stata una deviazione aerea precedente. L’attaccante croato Igor Matanovic aveva sfiorato la sfera in modo talmente impercettibile che nessuna telecamera, nemmeno con i replay standard, era riuscita a certificarne l’effettivo impatto. Ma il verdetto definitivo è arrivato direttamente dal cuore pulsante del gioco: l’interno del pallone.
Come funziona il sensore nel pallone Trionda
A decidere l’eliminazione della Croazia è stato infatti Trionda, il super tecnologico pallone ufficiale della competizione sviluppato da Adidas. Al suo interno è integrata la tecnologia Connected Ball, un sistema che si basa su un sensore inerziale IMU a 500 Hz posizionato strategicamente sotto uno dei pannelli laterali della sfera. Questo microchip invia dati in tempo reale alla sala VAR con una frequenza di 500 volte al secondo.
Quando il VAR ha richiamato l’arbitro norvegese Eskas alla on-field review, sulle televisioni di tutto il mondo è apparso un grafico sbalorditivo: una piccola onda acustica, la “firma digitale” che ha certificato l’impatto tra la testa di Matanovic e la superficie del pallone. Quel tocco microscopico ha dato il via a una nuova fase di gioco, rendendo di fatto attiva la posizione di fuorigioco di Pasalic al momento del passaggio successivo. Gol annullato, Portogallo agli ottavi contro la Spagna e Croazia a casa.
Le furiose polemiche: “Il VAR uccide le emozioni”
La decisione, seppur ineccepibile dal punto di vista prettamente scientifico e regolamentare, ha scatenato un’ondata di polemiche durissime nel post-partita. Il commissario tecnico della Croazia, Zlatko Dalic, non ha nascosto tutta la sua amarezza per un verdetto arrivato tramite la fredda analisi di un algoritmo. “Avete visto fino a che punto le emozioni sono state letteralmente uccise” – ha dichiarato un emotivo Dalic in conferenza stampa – “Queste decisioni ti lasciano di stucco e tolgono la gioia autentica al gioco del calcio. Non dico che a volte il VAR non sia d’aiuto, ma una scelta del genere uccide tutto quello che hai dentro.”
Nonostante le proteste di Luka Modric e compagni, la FIFA ha difeso a spada tratta l’operato della terna arbitrale e l’accuratezza dei sensori, ribadendo che l’obiettivo della tecnologia è proprio quello di fare giustizia laddove l’occhio dell’uomo fallisce. Resta il fatto che, da oggi, il calcio entra ufficialmente nell’era in cui un Mondiale può essere deciso dal battito digitale di un microchip.











