La frattura tra Claudio Lotito e la tifoseria organizzata della Lazio ha raggiunto un punto di non ritorno. Dopo la lettera aperta inviata dal presidente biancoceleste al quotidiano Il Messaggero, la replica dei gruppi organizzati del tifo biancoceleste è arrivata via social ed è un attacco durissimo senza precedenti.
Un comunicato secco, intitolato significativamente “ORMAI È TARDI!”, che non solo respinge l’appello del patron alla coesione, ma formalizza una linea di contestazione totale che colpirà le casse e le attività della società a partire dalla prossima stagione.
Il retroscena sui Lazio Club e l’accusa di voler dividere la piazza
Il fulcro della risposta ultras risiede nel tentativo, attribuito a Lotito, di frammentare l’opposizione interna della tifoseria. Secondo il tifo organizzato, la scelta del presidente di indirizzare la propria lettera specificamente ai “Lazio Club” dimostra una profonda ignoranza della realtà del tifo capitolino, poiché dei gruppi organizzati fanno parte anche i club più rappresentativi e attivi sul territorio. L’intento della lettera viene quindi letto come un modo per dividere il popolo laziale tra buoni e cattivi, una strategia che la Nord dichiara fallita in partenza di fronte a un fronte comune e compatto.
I gruppi organizzati hanno inoltre svelato un retroscena legato proprio al riconoscimento formale dei club ufficiali, rivendicandone la paternità intellettuale. La proposta di riavvicinare la squadra alla gente tramite cene e incontri era stata avanzata dal tifo due anni fa per eliminare le barriere create dalla presidenza e far vivere ai bambini serate con i propri idoli, ma fu categoricamente bocciata dalla società, rendendo la mossa attuale del patron una clamorosa contraddizione.
Le dure accuse a Lotito: “Ventidue anni di gestione fallimentare”
Il comunicato della Nord ripercorre i passaggi più controversi dei ventidue anni di presidenza di Lotito, definendoli caratterizzati da promesse astratte, tra cui Academy, media company, Nasdaq e lo stadio del futuro, bollate dai tifosi come semplice fuffa senza alcun riscontro concreto. La tifoseria rimarca come la storia del club sia vissuta dalla proprietà come un peso e non come un valore di cui vantarsi.
Il passaggio più duro della nota tocca però la dignità della piazza, ricordando le pesanti dichiarazioni passate del patron e la percepita mancanza di tutela dei sostenitori biancocelesti durante le trasferte all’estero, come in Polonia e in Germania, dove la tifoseria si è sentita abbandonata a sé stessa. Nel testo viene citato anche il rifiuto da parte del club di consentire un omaggio alla nipote di una storica figura laziale nel giorno del ricordo (Paparelli) e il divieto di esporre il famoso striscione con la parola “Libertà”.
Ribadito il boicottaggio: stadio vuoto, disdette tv e risvolti politici
Ritenendo la lettera di Lotito un semplice specchietto per le allodole, i gruppi del tifo organizzato hanno confermato la serie di misure drastiche per colpire le entrate della società e l’esposizione mediatica del club. Sul piano della presenza, è stato proclamato lo sciopero del tifo in casa, con la decisione di non abbonarsi e disertare le gare casalinghe di Serie A e Coppa Italia, garantendo il sostegno alla maglia esclusivamente nelle partite in trasferta e durante i derby.
A livello economico e commerciale, la protesta si tradurrà nella disdetta in blocco dei pacchetti alle piattaforme televisive a pagamento che trasmettono la Lazio e nel boicottaggio di tutti gli sponsor, partner e attività che sostengono l’attuale presidenza. Infine, la contestazione valicherà i confini del campo da gioco per toccare la sfera politica: i gruppi hanno annunciato che non daranno il proprio voto a Forza Italia e ai candidati sostenuti da Claudio Lotito, a prescindere dalla loro eventuale fede calcistica.
Un punto di non ritorno, per una frattura non più risanabile.
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