Il tanto chiacchierato ritorno di Angelo Peruzzi nei quadri dirigenziali della Lazio è ufficialmente sfumato, lasciando l’ambiente biancoceleste con l’amaro in bocca. Nonostante l’incontro cordiale avvenuto a Villa San Sebastiano tra l’ex portiere e il presidente Claudio Lotito, la fumata nera è diventata realtà: un dietrofront che ha subito scatenato i retroscena sulle reali motivazioni della rottura.
Le richieste di Peruzzi: autonomia totale e “schiena dritta”
A fare chiarezza sui motivi del rifiuto è stato il giornalista Guido De Angelis ai microfoni di Radiosei, svelando come lo stop non sia legato a questioni economiche, bensì a garanzie operative. Peruzzi avrebbe chiesto a Lotito “carta bianca” e totale libertà di manovra sulla gestione dello spogliatoio e dei rapporti interni. Non solo: l’ex club manager avrebbe preteso di poter strutturare un proprio team di lavoro composto da persone di fiducia e con la cosiddetta “schiena dritta”, capaci di fare scudo e operare senza condizionamenti esterni.
Il fantasma del passato: evitare le vecchie dinamiche
Dietro alla fermezza di Peruzzi si nasconde la forte volontà di non ripetere gli errori del passato. Le condizioni poste a Lotito nascono proprio dall’esperienza precedente, culminata con l’addio di cinque anni fa a causa di continue frizioni e invasioni di campo nelle dinamiche di squadra. L’ex portiere della Nazionale avrebbe accettato la proposta solo a fronte di una netta divisione dei ruoli, rifiutando l’idea di un ritorno di facciata che lo avrebbe visto privo di un reale potere decisionale nei momenti cruciali della stagione.
Una Lazio che deve cambiare rotta
Il “no” di una figura carismatica e rispettata come Peruzzi rappresenta un duro colpo per la dirigenza laziale, che cercava un elemento di raccordo forte tra società, tecnico e squadra, un profilo che avrebbe potuto produrre un’iniezione di fiducia a Formello e nel mondo biancoceleste soprattutto in un momento difficile come questo. Il fallimento della trattativa rimette a nudo le storiche difficoltà del club nel delegare il controllo dell’area tecnica. Ora la Lazio dovrà guardare avanti e cercare un altro profilo, consapevole che la gestione dello spogliatoio e la solidità societaria restano nodi centrali per il futuro della stagione.
Un’altra notizia negativa, dopo quella relativa al mercato a saldo zero e alle sicure cessioni di alcuni big, e che arriva alla vigilia di quella che si preannuncia come una grande manifestazione di dissenso, l’ennesima promossa dal tifo organizzato della Lazio contro la gestione Lotito.










