Il radicale cambio di rotta societario voluto da Gerry Cardinale continua a far discutere l’ambiente rossonero. Con la scelta di consegnare le chiavi del mercato e del player trading a Hendrik Almstadt, tornano d’attualità i pesanti giudizi espressi in passato da una delle bandiere più amate della storia del club.
La promozione di Almstadt e la gestione dei dati
Il nuovo organigramma del Milan per la stagione 2026-2027 dice addio alle figure tradizionali del Direttore Sportivo e del Direttore Tecnico “all’italiana”. Al centro della scena c’è ora Hendrik Almstadt, dirigente tedesco con un background d’eccellenza tra la London School of Economics e Harvard. Già braccio destro di Ivan Gazidis ai tempi dell’Arsenal e poi del fondo Elliott, Almstadt assume il ruolo strategico di coordinatore degli investimenti sportivi. Una rivoluzione filosofica totale, in cui ogni acquisto o cessione dovrà essere avallato da metriche economiche e algoritmi predittivi applicati al calcio.
I vecchi attriti e lo sfogo di “Zorro” Boban
Questa svolta tecnologica, però, evoca inevitabilmente lo scontro totale avvenuto nel 2020, quando Zvonimir Boban e Paolo Maldini guidavano l’area tecnica rossonera. In una dettagliata intervista concessa circa un anno fa ai media sportivi tornata inevitabilmente virale, l’ex trequartista croato fece luce con estrema durezza sui paletti economico-finanziari che venivano imposti dall’alto durante le sessioni di mercato. All’epoca, le frizioni insanabili riguardavano trattative per talenti cristallini come Dani Olmo e Dominik Szoboszlai, operazioni poi sfumate proprio per via dei veti interni sollevati dall’ala aziendalista del club.
“Cosa ne capisce di pallone?”: l’accusa che pesa sul futuro
Il fulcro del monito di Boban risiede in una dichiarazione tagliente rilasciata proprio su Almstadt, all’epoca percepito come un vero e proprio controllore esterno: “Ci avevano messo lì un certo Hendrik, non so, non capisce un… cosa ne capisce lui di pallone per dover avallare quello che facevamo noi?“. Una frase senza filtri che oggi riemerge con una forza dirompente. Il calcio moderno sta rapidamente sostituendo l’intuizione visiva degli osservatori con l’analisi asettica dei big data. Spetterà soltanto al campo e ai risultati del nuovo Milan targato Ruben Amorim dimostrare se il fiuto calcistico dei vecchi campioni sia ormai un retaggio del passato o se, al contrario, l’avvertimento di Boban si rivelerà una drammatica verità.









