Le ultime settimane, in casa Italia, sono state scandite da numerose scelte e cambi di fronte: prima la nomina di Giovanni Malagò a presidente della FIGC e la conseguente scelta di Paolo Maldini e Leonardo come direttore tecnico e advisor della Nazionale. Da qui la decisione di affidare la panchina ad Andrea Pirlo, poi rigettata pochi giorni dopo dalla Federazione, alla luce della partnership dell’ex tecnico di Juventus e Sampdoria con l’agenzia di scommesse russa Fonbet. Uno scenario che ha portato alle dimissioni d Paolo Maldini e Leonardo dai rispettivi incarichi. In questa direzione si inseriscono le parole dell’ex capitano e dirigente del Milan ai microfoni del Corriere della Sera.
Maldini: “Libero nelle mie scelte”
“Non sono attaccato alla poltrona – ha riferito Maldini – mi sento molto libero nelle mie scelte. Quello che mi porta ad accettare i ruoli è la possibilità di eseguirli, di dare il mio contributo. Mi dispiace che questa cosa sia vista come arroganza o intransigenza, ma se vengo indicato come responsabile, mi sento in dovere di esserlo. Malagò mi ha chiamato a Pasqua, dicendo: <<c’è la possibilità che io diventi presidente della Figc, tu sei la persona che vorrei avere con me>>. Io gli ho dato la mia disponibilità. Nel calcio per me esistono solo due cose: il Milan e la Nazionale. Poi non l’ho più sentito. Il giorno prima delle elezioni, Malagò mi ha richiamato dicendomi: <<domani si vota, ci sono buone possibilità, ti vorrei a bordo>>. Rispondo: parliamone”.
“Guardiola è stato molto vicino”
“Così siamo partiti e abbiamo pensato a un nuovo ruolo: la direzione tecnica. La direzione tecnica non è mai stata nell’organigramma della Nazionale: l’allenatore faceva riferimento direttamente al presidente. Però non era giusto: l’allenatore ha bisogno di confrontarsi. Per prima cosa ho chiesto a Malagò: il ct chi lo sceglie? Lui mi ha risposto: <<l’allenatore lo decidete voi, e io lo avallo>>. Questo era l’accordo. Poi gli eventi hanno fatto sì che questa cosa cambiasse. Guardiola aveva manifestato l’idea di allenare una Nazionale ed era tentato dal progetto, è stato molto vicino ad accettare. Aveva anche iniziato a scrivere le formazioni su un foglio”.
“I patti sono stati rivisti”
“La nostra idea era legata alla tecnica, al gioco offensivo, a un cambiamento. In Italia siamo rimasti indietro su tante cose. Volevamo che la formazione dei ragazzi fosse basata non sull’esasperazione tattica ma sulla tecnica, l’uno contro uno, la mentalità offensiva. Per questo volevamo un allenatore giovane, che avesse avuto una storia in Nazionale. I nomi erano tre: Andrea Pirlo, Daniele De Rossi e Fabio Grosso. Tre campioni del mondo, ma il presidente ci ha detto che in base agli accordi che l’hanno portato all’elezione, con l’appoggio di tutti i club tranne la Lazio, non potevamo toccare gli allenatori delle squadre di serie A. Quindi De Rossi e Grosso erano esclusi. Poi i patti sono stati rivisti e, di conseguenza, l’unica cosa da fare era dimettersi. Anzi, rinunciare a firmare il contratto di quattro anni che doveva partire dal primo agosto”.
