“Sono Imre Banana. Indossavo la maglia numero 9. Ho giocato per il Man City e facevo un sacco di gol”. Si presenta così Imre Varadi, sessantasettenne ex centravanti dei Citizens oggi agente di calciatori, al centro di una delle storie più bizzarre e affascinanti del costume calcistico britannico. L’intuizione gli è venuta nel 2024, mentre riposava sul divano di casa dopo un intervento al dito del piede. Osservando le celebrazioni della squadra e il riaffiorare tra gli spalti di un antico simbolo goliardico, Varadi ha deciso di registrare ufficialmente il marchio “Imre Banana” e fondare un’azienda dedicata con tanto di e-commerce ufficiale (ImreBanana.com).
L’operazione, ufficialmente approvata dal Manchester City e dallo sponsor tecnico Puma, ha registrato un’impennata di vendite senza precedenti in concomitanza con le recenti vicende giudiziarie ed extra-campo che coinvolgono il club. Nei momenti più bui, il popolo Blue risponde rispolverando l’autoironia che da sempre lo contraddistingue.
Un successo travolgente: il City ne ordina altre 30.000, da Foden agli Oasis
I numeri dell’iniziativa imprenditoriale sono diventati impressionanti nel giro di pochi mesi. Lo stesso Manchester City ne ha acquistate inizialmente 11.000 unità per i propri canali e si appresta a ordinarne ulteriori 30.000 pezzi per soddisfare la richiesta globale dei sostenitori. Il fenomeno ha contagiato anche gli spogliatoi e il mondo dello spettacolo: “Sabato scorso, dopo la vittoria per 3-2 contro l’Ipswich Town, Phil Foden si è presentato all’intervista post-partita tenendo in mano la banana gonfiabile. Persino il club mi ha chiesto 10 banane da consegnare agli Oasis per la loro reunion.”
L’eco del marchio ha raggiunto persino Enzo Maresca, che ha raccontato come i suoi quattro figli gli abbiano chiesto di portarne a casa un esemplare, a testimonianza di come l’oggetto sia tornato a essere un cult pop intergenerazionale.
Le origini del 1987: il simbolo nato dalla retrocessione
L’origine di questa tradizione risale alla stagione 1986-1987 nello storico impianto di Maine Road. Varadi, acquistato dal West Bromwich per 50.000 sterline, trascinò l’attacco segnando 9 reti (un quarto dei gol totali della squadra), senza tuttavia riuscire a evitare la retrocessione nella vecchia seconda divisione. Durante quelle domeniche difficili, un tifoso di nome Frank Newton si presentò sugli spalti con una banana gonfiabile per celebrare i gol del numero 9.
In breve tempo il coro “Imre Banana” contagiò migliaia di appassionati, dando il via a una vera e propria moda di oggetti gonfiabili che contagiò tutto il calcio inglese dell’epoca (dai martelli del West Ham ai pesci del Grimsby). Nonostante la mancata promozione immediata, Varadi chiuse la sua esperienza a Manchester con 31 gol in 81 presenze prima di tornare allo Sheffield Wednesday, lasciando in eredità un simbolo di appartenenza che, a distanza di quasi quarant’anni, continua a unire i tifosi e a generare un fatturato da record.
