Granit Xhaka è finito al centro di un’indagine della Procura di Lucerna per la vicenda legata a un falso certificato di vaccinazione contro il Covid. Il centrocampista del Sunderland ha deciso di rompere il silenzio e ha ammesso di aver ottenuto il documento, definendo quella scelta un errore.
Xhaka ammette: “È stato un errore”
La vicenda riguarda un certificato che avrebbe attestato la vaccinazione contro il Covid durante la pandemia. Dopo le prime indiscrezioni emerse in Svizzera, Xhaka ha pubblicato una dichiarazione sui propri canali social nella quale ha riconosciuto di aver ottenuto il certificato senza affrontare i canali previsti: “All’epoca, in relazione alla vaccinazione contro il Covid-19, nutrivo personalmente molti dubbi e serie preoccupazioni. Avevo una profonda sfiducia nel vaccino ed ero preda della paura e dell’incertezza. In questa situazione emotivamente pesante, ho ottenuto un certificato di vaccinazione invece di chiarire i miei dubbi attraverso i canali appropriati”.
Il capitano della Svizzera ha spiegato di essere stato condizionato in quel periodo da paura, incertezza e una forte diffidenza nei confronti del vaccino. Oggi, ha ammesso, considera quella decisione sbagliata e si è detto pronto a collaborare pienamente con le autorità.
L’indagine della Procura di Lucerna
Il procedimento era stato aperto dalla Procura di Lucerna nei giorni scorsi. Gli inquirenti stanno cercando di stabilire se nella vicenda ci siano gli estremi per ipotesi di rilevanza penale legate all’ottenimento fraudolento di una falsa certificazione e alla falsificazione di documenti.
Al centro dell’indagine c’è anche una dottoressa di Lucerna, sospettata di aver rilasciato certificati di vaccinazione senza somministrare effettivamente le dosi. La sua posizione resta distinta da quella di Xhaka e la dottoressa ha negato le accuse.
Cosa rischia davvero il centrocampista
Il riferimento ai possibili cinque anni di carcere nasce dalla legislazione svizzera sulla falsificazione documentale: per determinate fattispecie il Codice penale prevede una pena detentiva fino a cinque anni oppure una pena pecuniaria. Non si tratta però della pena già stabilita per Xhaka, né significa che il giocatore finirà necessariamente in carcere.
Secondo quanto riportato dal The Sun e dalla stampa svizzera, per una persona incensurata potrebbero entrare in gioco anche sanzioni pecuniarie, a seconda della qualificazione giuridica dei fatti e delle circostanze. Saranno quindi gli inquirenti e, successivamente, la giustizia svizzera a stabilire eventuali responsabilità.
Fuori dalla Nazionale
Una prima conseguenza è già arrivata sul piano sportivo. Xhaka non prenderà parte all’attuale raduno della nazionale svizzera, una decisione presa di comune accordo con la Federazione. Il presidente Peter Knäbel ha spiegato che l’obiettivo è permettere alla squadra di concentrarsi sugli impegni di Nations League e rivalutare la situazione al termine della finestra internazionale.
Il centrocampista del Sunderland, 33 anni e recordman di presenze con la Svizzera, dovrebbe inoltre essere ascoltato dagli inquirenti nelle prossime settimane. Il caso, dunque, è tutt’altro che concluso.
