Il panorama del calcio italiano potrebbe presto essere scosso da una svolta radicale proveniente d’oltreoceano. Il fondo statunitense Underdog Global Partners (UGP), già saldamente alla guida del Napoli Basket dalla scorsa estate, com’è noto ha messo nel mirino anche il Napoli Calcio. L’obiettivo? Dare vita a un impero sportivo totale all’ombra del Vesuvio.
A svelare i dettagli di questa operazione è stato lo stesso fondatore e managing partner del gruppo americano, Matt Rizzetta, intervenuto nel corso dell’apprezzato podcast di Bloomberg “Business of Soccer”. Un’indiscrezione che accende i riflettori sulle manovre societarie attorno al club azzurro, nonostante una prima e netta resistenza da parte dell’attuale patron. Nelle scorse settimane, infatti, Aurelio De Laurentiis avrebbe già rispedito al mittente una prima proposta ufficiale avanzata dal consorzio statunitense.
Il modello Real Madrid: unire calcio e basket in un’unica holding
Il manager americano ha ammesso apertamente che l’ingresso nel basket partenopeo ha spalancato le porte a uno scenario imprevisto ma straordinario: l’opportunità di legare i destini della pallacanestro e del calcio locale sotto un unico tetto societario, creando un hub sportivo integrato.
Rizzetta ha spiegato che non si trattava di un piano originario, ma di un’intuizione nata strada facendo, osservando le enormi potenzialità della piazza. Napoli viene descritta come una realtà unica al mondo per valore commerciale, mossa da una passione viscerale e, soprattutto, caratterizzata dall’assenza di una concorrenza cittadina. A differenza di metropoli come Londra (che conta decine di squadre), Madrid, Milano o Roma, storicamente divise da accesi derby interni, il capoluogo campano si stringe attorno a un’unica maglia calcistica. Un fattore commerciale ritenuto importantissimo, specialmente alla vigilia dello storico centenario del club e con il mito immortale di Diego Armando Maradona a fare da traino globale.
Dal punto di vista del business, il modello di riferimento di UGP guarda ai colossi d’élite mondiali come il Real Madrid, il Barcellona o il Bayern Monaco, la cui solidità economica deriva proprio dall’essere delle strutture multisportive di successo. L’ambizioso piano industriale per il Napoli non si fermerebbe alla sola acquisizione delle quote societarie, ma prevederebbe massicci investimenti privati per l’ammodernamento dello stadio e il potenziamento delle infrastrutture collegate. L’obiettivo finale sarebbe quello di proiettare il brand azzurro direttamente nella Top 15 dei marchi calcistici più ricchi e monetizzabili del pianeta nel giro dei prossimi dieci anni.
Il potenziale globale del brand Napoli
A spingere il fondo americano verso un investimento di tale portata non è solo il calore della tifoseria locale, ma una precisa analisi demografica ed economica legata all’espansione del marchio su scala planetaria.
A tal proposito, Rizzetta ha voluto sottolineare la forza geopolitica del tifo napoletano nel mondo con parole precise: “Napoli ha una comunità internazionale massiccia. Napoli, che ci crediate o no, è solo la quinta città più popolosa di napoletani al mondo. Pensateci. E ci sono 4 milioni di persone a Napoli. Non è che sia una città minuscola. Ma se guardi a San Paolo, Buenos Aires, ci sono in realtà, quattro città nel mondo che hanno più napoletani di quanti ce ne siano a Napoli, e Napoli ha 4 milioni di persone che vivono lì. Quindi questo giusto per darvi un’idea di che tipo di potenziale internazionale sentivamo avesse quel marchio“.
La posizione di De Laurentiis: muro o strategia?
Nonostante la portata della proposta e la solidità del progetto targato Underdog Global Partners, la strada percorsa finora ha trovato un ostacolo importante. Aurelio De Laurentiis, da sempre restio a cedere la sua creatura senza una valutazione che rispecchi i suoi parametri, ha per il momento congelato ogni trattativa rifiutando l’offerta iniziale.
Resta da capire se la mossa del presidente del Napoli sia una chiusura definitiva o l’inizio di una complessa partita a scacchi finanziaria destinata a infiammare i prossimi mesi. Una cosa è certa: l’interesse dei grandi capitali esteri per il calcio italiano non accenna a fermarsi, e Napoli è finita al centro del radar.











