A Roma nessuno vuole dirlo ma, ad oggi, la Lazio è una squadra che rischia di dover lottare per salvarsi

claudio lotito presidente della Lazio

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Sia chiaro, siamo solo al 9 luglio e il vero calciomercato deve ancora accendersi, complici i ritmi rallentati dal Mondiale che sta catturando tutte le attenzioni. C’è tutto il tempo per raddrizzare la situazione, ma guardando la rosa attuale della Lazio, i campanelli d’allarme suonano già fortissimo. Se il campionato iniziasse oggi, la squadra biancoceleste non avrebbe le carte per puntare all’Europa; al contrario, rischierebbe un altro campionato anonimo o nella più nefasta delle ipotesi, potrebbe di colpo ritrovarsi impantanata in una drammatica lotta per non retrocedere. Le premesse, d’altronde, evocano i fantasmi più bui della storia laziale.

La pesante eredità di Sarri

Per capire l’effetto domino che rischia di travolgere Formello bisogna guardare alla scorsa stagione. Se la Lazio è riuscita a rimanere a galla in mezzo a una tempesta di infortuni e difficoltà di vario genere (vedi il mercato bloccato) lo si deve quasi interamente all’esperienza e alla mano di Maurizio Sarri. Il tecnico è stato fondamentale nel trovare la quadra nei momenti più critici, inventando soluzioni tattiche e blindando lo spogliatoio. Senza quella guida carismatica e strategica, oggi la squadra appare nuda di fronte alle proprie fragilità, priva di un paracadute tecnico capace di fare la differenza quando i punti iniziano a pesare. Gattuso in quanto a carisma non è secondo al tecnico toscano, ma è reduce da una sequela di fallimenti professionali (l’esperienza come ct della Nazionale la più recente e cocente) che in questo momento, in questo clima, sono tutt’altro che rassicuranti.

Smantellamento totale: via i tre big e mercato a saldo zero

Il dato più preoccupante riguarda la spina dorsale della squadra. I tre migliori elementi della scorsa stagione – Ivan Provedel, Alessio Romagnoli e Mario Gila – sono stati ceduti, senza dimenticare l’addio di Pedro capocannoniere biancoceleste nelle ultime due stagioni. Il problema non è solo la loro partenza, ma la totale assenza di sostituti all’altezza: all’orizzonte non si intravedono colpi in grado di elevare il tasso tecnico. Nella più rosea delle aspettative arriveranno calciatori dello stesso livello di una squadra che ha chiuso lo scorso campionato al decimo posto. A certificare l’appannamento del club c’è nel chiudere gli obiettivi minori: persino un profilo poco noto come Asp Jensen ha preferito il neopromosso in Liga Deportivo La Coruña al progetto biancoceleste.

Ambiente depresso e Olimpico vuoto: la protesta totale dei tifosi

Oltre ai problemi di campo, la Lazio dovrà fare i conti con un ambiente totalmente depresso. La frattura tra la tifoseria e la presidenza è ormai insanabile. La tifoseria organizzata biancoceleste ha lanciato un comunicato durissimo: niente abbonamenti allo stadio, alle pay tv e diserzione totale delle gare casalinghe. Lo Stadio Olimpico rischia di continuare a essere un teatro deserto, privando la squadra di quella spinta incessante del proprio pubblico che, specie nei momenti di crisi, ha spesso rappresentato l’uomo in più per conquistare la salvezza.

Le casse vuote di Lotito e l’orizzonte nebuloso del club

Il presidente Claudio Lotito sembra non avere le risorse economiche necessarie per invertire questa rotta e finanziare una vera rivoluzione. Senza l’autofinanziamento garantito dalle grandi cessioni (ormai già consumate), la sensazione è che la società sia bloccata in un’immobilità pericolosa. L’orizzonte della Lazio appare quanto mai nebuloso, privo di una programmazione chiara o di un colpo di coda societario in grado di ridare entusiasmo a una piazza storica ma profondamente ferita. Intanto sono sfumate le operazioni “simpatia” di portare Peruzzi e Lulic in dirigenza, i due ex giocatori biancocelesti hanno rimandato al mittente la proposta del patron capitolino.

Il trauma del 1985 e la lezione recente della Fiorentina

I tifosi più esperti vivono questa situazione con un brivido freddo lungo la schiena, memori del trauma della stagione 1984/1985. Anche allora nessuno avrebbe mai scommesso sulla retrocessione di una Lazio che schierava campioni del calibro di Vincenzo D’Amico, Bruno Giordano e un giovane Michael Laudrup; eppure, l’annata finì in tragedia calcistica.

A dimostrare che il blasone non protegge dal baratro c’è anche il recente esempio della Fiorentina, rimasta impantanata fino all’ultimo nelle zone caldissime della classifica a causa di una rosa mal costruita. Le cosiddette provinciali sono cresciute in maniera importante nelle ultime stagioni (Como su tutte) e la Lazio attuale sembra avere tutte le spie rosse già accese. Bisogna intervenire subito, adesso, in maniera perentoria e non sottovalutare i primi allarmi o tra qualche mese i fantasmi del passato potrebbero tornare a bussare alle porte di Formello…


Fabrizio Piepoli

Fabrizio Piepoli

Direttore Responsabile di Chiamarsi Bomber. Giornalista pubblicista con oltre un decennio di esperienza nel settore del digital publishing sportivo. Coordina la linea editoriale della testata, assicurando l'accuratezza dell'informazione e l'integrità giornalistica. Esperto di strategie media e comunicazione sportiva, guida lo sviluppo della testata giornalistica dal 2018.


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