Vardy al vetriolo sulla Serie A: “Lenta e difensiva”, poi critica i direttori sportivi

Nel podcast "Jamie Vardy's Having A Party", l'attaccante critica il calcio italiano, definendolo lento e difensivo, e sottolinea contrasti nelle routine di allenamento e nel ruolo del direttore sportivo rispetto al calcio inglese

Vardy in azione con la Cremonese

39

Punta centrale

10

Cremonese


  • 11 Gennaio 1987
  • Inghilterra
  • 179 cm
  • 74 kg
  • Biografia

Jamie Vardy è uno degli attaccanti più atipici e affascinanti del calcio inglese moderno, simbolo di un percorso fuori dagli schemi che lo ha portato dai dilettanti alla Premier League. Punta rapida e instancabile, basa il suo gioco su velocità, attacchi alla profondità e grande freddezza sotto porta. È micidiale quando può correre negli spazi, sfruttando movimenti intelligenti alle spalle dei difensori e un tempismo notevole nello smarcamento. Non è un centravanti di pura manovra, ma la sua aggressività, la pressione costante e la capacità di finalizzare con pochi tocchi lo rendono estremamente efficace.

Il suo palmarès è impreziosito dalla storica vittoria della Premier League con il Leicester City, una delle imprese più incredibili del calcio europeo, a cui si aggiungono una FA Cup e una Community Shield. A livello personale è stato più volte tra i migliori marcatori del campionato inglese, entrando anche nel giro della nazionale. Tra le curiosità spicca il suo passato da operaio e calciatore non professionista fino a età relativamente avanzata, dettaglio che ha contribuito a costruire la sua immagine di simbolo di determinazione e riscatto nel calcio.

Nell’ultimo episodio del podcast “Jamie Vardy’s Having A Party”, l’attaccante inglese ha espresso opinioni piuttosto critiche sul calcio italiano. Dopo un anno trascorso in Italia, Vardy non si è trattenuto nel criticare lo stile di gioco della Serie A, definendolo troppo lento e difensivo. Ma queste parole hanno sollevato non poche sopracciglia tra gli appassionati del calcio in entrambi i paesi.

Critiche sulla velocità e sull’aspetto tattico

Jamie Vardy, famoso per il suo stile di gioco fulmineo e aggressivo in Premier League, ha trovato il calcio italiano ben diverso da quello a cui era abituato. Secondo lui, la Serie A è “molto più lenta, più difensiva”. Questa critica potrebbe non sorprendere chi conosce il calcio italiano, noto per la sua storica concentrazione sulla difesa. Vardy ha proseguito affermando che l’esperienza italiana è caratterizzata da un’intensa preparazione atletica che, a 38-39 anni, diventa insostenibile: “Corri, corri, corri. Poi vai in partita e, letteralmente, non hai più niente da dare.”

Anche gli allenamenti non gli sono piaciuti

Un’altra critica di Vardy riguardava la routine di allenamento e la gestione delle risorse fisiche. Raccontando un particolare aneddoto su una partita contro il Bologna, Vardy ha descritto come, in preparazione alla partita, la sua squadra avesse adottato un approccio più rilassato, con un giorno di riposo dopo l’ultima partita. Questo ha portato a una vittoria per 3-1, lasciando i giocatori euforici e convincenti che questo fosse il modo giusto di procedere. Ma la sorpresa è arrivata presto: “Invece… no, siamo tornati ad allenarci tutti i giorni, perchè ‘questa partita è davvero importante’. Ma come? Tutte le partite lo sono, non c’è differenza, almeno questa è la mia mentalità.”

Il ruolo del direttore sportivo

Interessante è anche il commento di Vardy sul ruolo del direttore sportivo, che secondo lui, ha “voce in capitolo su tutto“. L’attaccante non ha nascosto il suo stupore per il controllo che il direttore sportivo esercita sulle decisioni giornaliere, un elemento che sembra contrastare con il modello britannico dove il manager ha spesso l’ultima parola.

Culture calcistiche a confronto

Le parole di Vardy non sono solo una critica, ma anche una riflessione sulle diverse culture calcistiche. In Inghilterra, il gioco è spesso più diretto e veloce, con meno enfasi sull’organizzazione difensiva rispetto all’Italia. Tuttavia, il suo paragone sottolinea quanto le abitudini calcistiche possano variare ampiamente e come queste differenze influenzino anche la percezione dei giocatori stranieri.

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