Moreno: “Così sono diventato juventino. Il tunnel a Nedved? Ecco come è andata”. Poi il confronto tra calcio e musica

La redazione di Chiamarsibomber.com ha intervistato in esclusiva Moreno, rapper e miglior marcatore della nazionale cantanti

July 19, 2024, Giffoni Valle Piana, Salerno, Italy: Italian rapper and singer Moreno Donadoni aka Moreno attends the blue carpet at Giffoni Film Festival 2024 on July 25, 2024 in Giffoni Valle Piana, Salerno, Italy Giffoni Valle Piana Italy - ZUMAl175 20240719_zip_l175_1148 Copyright: xFrancescoxLucianox
Tag:

La musica, la beneficenza, il tunnel a Nedved e la fede bianconera. Di questo e non solo ha parlato, nell’intervista rilasciata a Chiamarsibomber.com, Moreno Donadoni, rapper e miglior marcatore di sempre della Nazionale Cantanti.

Cosa fa oggi Moreno? Che momento stai vivendo dal punto di vista artistico?

“Sono sempre in studio e sto producendo nuova musica. A gennaio sono uscito con un album, che ho portato in giro questa estate dove c’è stata la possibilità. Adesso sto preparando nuovi singoli e nuovi freestyle, non so se per racchiuderli nuovamente in un altro progetto, EP o Tape. Ho fatto dei featuring per dei colleghi e a breve uscirà un nuovo freestyle”.

Sei il miglior marcatore di tutti i tempi della Nazionale Cantanti: cosa vuol dire per te questo record?

“Per me è una grande soddisfazione: aver raggiunto questo record significa che sono nella Nazionale Cantanti da tempo tempo. Ho iniziato nel 2013, da allora abbiamo fatto tante partite cercando di aiutare tante persone. La Nazionale Cantanti, tra tutte le fondazioni benefiche, è quella che ha raccolto più fondi senza mai guadagnare nulla. Il ricavato di ogni partita va direttamente all’ente in questione. Al di là dei tanti gol, è un grande orgoglio per me far parte di questo progetto. Riuscire a superare due bomber e presidenti della Nazionale Cantanti come Luca Barbarossa ed Eros Ramazzotti è un onore: mi è capitato di fare il capitano e chissà se un giorno capiterà di diventare presidente. Il 23 novembre torneremo in campo in Veneto contro la Nazionale Sindaci: sono sicuro che ci faranno correre, ma noi cercheremo di non essere da meno”.

Il tunnel a Nedved: ci racconti quell’episodio?

“A distanza di tanti anni è difficile poterne parlare adesso con l’entusiasmo e la freschezza di quel momento. Io ho giocato per tanti anni, partendo dalle scuole calcio e vincendo anche dei campionati, ma in quella circostanza non mi sono neanche reso conto di quello che era successo. Era soltanto un episodio di campo, fatto però a un Pallone d’Oro. Per me è stato tutto ingigantito: giocavamo davanti a 40.000 persone, altri 2 milioni la stavano guardando da casa e questo ha amplificato l’episodio. In carriera ho fatto tanti tunnel ma mai mi era capitato di farlo a un Pallone d’Oro. Oggi mi rendo che, in quel momento, aver alzato la mano dopo il tunnel è stato sbagliato proprio per il grande campione che è Pavel Nedved.

A mia discolpa, comunque, aggiungo che non era un gesto rivolto a lui ma quasi un ringraziamento per l’ovazione dello stadio. Un campione di quel calibro, però, non la prende bene: lui ha cercato di inseguirmi in campo nei minuti successivi finché non mi ha trovato e mi ha dato una ‘stecca’. Io me l’aspettavo e ho cercato quasi di attutire il colpo, poi mi sono alzato e ho continuato a giocare. Durante una partita di calcio a 7, poi, mi capitò poi di fare un tunnel a Gianluca Zambrotta, ma l’episodio non diventò così virale. Qualche anno dopo, in un’altra partita del cuore allo Juventus Stadium, a porte chiuse, ho rivisto Nedved e in quella occasione ci fu uno scambio di maglie: non so se lui abbia conservato la mia, ma la sua è nella mia collezione personale”.

Ci racconti un altro episodio relativo alla Nazionale Cantanti?

“Di aneddoti ce ne sono tanti: in questi anni mi sono tolto la soddisfazione di giocare in grandi stadi, con grandi campioni, e di fare gol a diversi portieri: anche se si gioca per beneficenza non è mai facile. Recentemente a Pontremoli, dal grande Zucchero, è venuto Gigi Buffon: ammetto che aver segnato a un portiere del suo calibro è stato molto bello e ci ho un po’ ricamato sopra sui social. Quando ero ancora in attività a livello calcistico, ho vinto diversi premi tra cui quello di miglior giocatore. Uno di questi, il Pallone di Marmo, me lo diede proprio Gigi Buffon in occasione di un torneo a Carrara”.

Hai sempre giocato a calcio fin da piccolo: perché poi hai scelto la musica?

“Prima di tutto ero impegnato con il lavoro: avevo iniziato a fare il parrucchiere e, di solito, dalla prima categoria in su le partite si giocavano il sabato, che in salone era uno dei giorni più importanti. All’inizio sono riuscito a far coesistere entrambe le cose: poi è arrivata la musica e, per un po’, ho provato a gestire tutto tra lavoro, allenamenti e contest a Milano. La musica è diventa uno spiraglio di luce quando ho partecipato a MTV Split, programma tv sul freestyle, dopo aver vinto i campionati italiani. Lì ho avuto i primi contatti con i big, tra cui J-AX, con la la possibilità di aprire i loro concerti. A quel punto ho deciso di lasciare il lavoro e la squadra per concentrarmi sulla musica e, poco dopo, è arrivata la chiamata per Amici: all’inizio l’ho presa quasi con stupore perché arrivavo da un contesto diverso, ma poi è andata molto bene e in quel momento ho capito che la scelta di lasciare lavoro e calcio era stata ripagata”. 

Cos’hanno in comune calcio e musica?

“Credo che calcio e musica abbiano tante cose in comune. Entrambi questi mondi sono discussione, aggregazione, come nel caso di una partita o di un concerto. Mi piace immaginare lo stadio come un concerto, che si può vivere la domenica con le famiglie tifando la propria squadra, come quando andavo allo stadio io da bambino. Tanti calciatori hanno provato a seguire entrambe le carriere: tra questi mi piace molto Depay, lo vedo bene in questa doppia veste. Leao e Kean? Vedo meglio il secondo: lo trovo più credibile sia come calciatore che come rapper/trapper. Leao, secondo me, ha iniziato a peccare un po’ sia nel calcio che nella musica: come rapper non era credibile, poi ha cominciato ad avere delle difficoltà anche come calciatore”.

Com’è nata la tua passione per la Juventus?

“Mia madre è siciliana, di Palermo, e quindi sono molto affezionato al Palermo e ricordo i giocatori storici di quel periodo, tra cui Bombardini, Migliaccio e un giovane Mascara. Mio padre è napoletano e mi ha cresciuto con le cassette di Maradona, Careca, Renica. Poi, da genovese, voglio bene sia a Genoa che Sampdoria: Marassi è uno stadio bellissimo e, durante i derby, i tifosi hanno sempre fatto bellissime coreografie. Papà ha provato quasi a impormi la fede per il Napoli e, fin da subito, io ho compreso la sua rivalità con la Juventus. Mi piaceva giocare con lui, prendendoci in giro, dicendo di essere juventino proprio perché mi piaceva questa sorta di battle con lui. Poi arrivò l’amore a prima vista con Alessandro Del Piero, uno dei pochi grandi capitani sia in campo che fuori: la mia scelta di tifare per la Juve è riconducibile anche alle sue partite viste da piccolo”.

Chi è il tuo idolo calcistico?

“Il mio idolo è senza dubbio Alex Del Piero, che, per certi versi, ogni tanto viene anche un po’ sottovalutato. Poi, parlando dei migliori giocatori della storia, credo che il numero uno di sempre sia Diego Armando Maradona”.

Ricordi la tua prima partita allo stadio?

“Una delle mie prime partite dal vivo è stata Italia-Portogallo, a Marassi: ricordo l’emozione di andare allo stadio a vedere la Nazionale giocare. Vincemmo 1-0 ma, al di là della vittoria, ero super entusiasta della convocazione di Fabrizio Miccoli, che entrò a gara in corso e giocò uno spezzone di partita. Poi ricordo un’altra partita vista a Genova, quando i miei nonni vennero a trovarmi dalla Sicilia: Sampdoria-Palermo, in Serie B. Era una grande Samp, con giocatori del calibro di Flachi e Bazzani, ma io rimasi affascinato anche dal Palermo, con un Mascara ancora sconosciuto e un grande capitano come Bombardini”.


Stefano Ferrera

Stefano Ferrera

Redattore

Redattore sportivo presso Chiamarsi Bomber, specializzato nella copertura quotidiana e nell'analisi tecnica di Juventus, Milan e Inter. Segue con attenzione costante le dinamiche di campo, le trattative di mercato e gli sviluppi societari dei tre top club italiani. Grazie a un monitoraggio capillare delle fonti ufficiali e a una profonda conoscenza degli ambienti di Torino e Milano, Stefano trasforma i fatti salienti del calcio in narrazioni chiare, tempestive e approfondite per la community.