Ci sono sliding doors che, a distanza di anni, assumono un significato completamente diverso. Nell’estate del 2013 il Livorno cercava un attaccante per affrontare il campionato di Serie A e tra i nomi valutati dalla dirigenza c’era anche quello di un giovane inglese destinato a diventare una delle più grandi stelle del calcio mondiale. Si chiamava Harry Kane, ma alla fine la società toscana scelse un’altra strada.
Kane al Livorno, una trattativa che poteva cambiare la storia
A raccontare il retroscena è stato Stefano Capozucca, direttore sportivo del Livorno in quella stagione. Dopo la promozione conquistata sotto la guida di Davide Nicola, la squadra amaranto aveva bisogno di rinforzare il reparto offensivo e cercava un giovane attaccante da affiancare a Paulinho.
Il nome di Kane venne proposto da un agente. All’epoca il centravanti inglese aveva appena vent’anni e giocava nel Tottenham, ma non era ancora riuscito a trovare continuità ai massimi livelli. Dopo le esperienze in prestito al Norwich e al Leicester, in Championship aveva segnato due gol in 15 presenze: numeri interessanti, ma ancora lontani da quelli che avrebbe fatto registrare negli anni successivi.
“Kane fu proposto da un agente“, ha raccontato Capozucca alla Gazzetta dello Sport, ricordando come il presidente Aldo Spinelli avesse dato il via libera per provare a impostare l’operazione. L’idea era quella di un prestito con diritto di riscatto, con una valutazione che si aggirava intorno ai 500mila euro.
Il contatto, però, non si trasformò in un accordo. Non fu una cessione sfumata all’ultimo secondo, ma un’opportunità che il Livorno non riuscì a concretizzare. E il nome destinato a entrare nella storia del calcio inglese rimase a Londra.
La scelta ricadde su Emeghara: due destini opposti
Alla fine, per rinforzare l’attacco, il Livorno puntò su Innocent Emeghara, reduce da un’esperienza positiva con il Siena. L’attaccante aveva realizzato sette gol negli ultimi sei mesi in Toscana e rappresentava una soluzione già conosciuta nel campionato italiano.
Una scelta comprensibile per una squadra neopromossa, alla ricerca di giocatori pronti a contribuire immediatamente alla lotta per la salvezza. Nessuno, in quel momento, avrebbe potuto prevedere con certezza quale sarebbe stato il futuro dei due attaccanti.
Eppure, con il senno di poi, il confronto assume contorni sorprendenti. Mentre Kane avrebbe iniziato la propria scalata in Inghilterra, Emeghara non sarebbe riuscito a costruire una carriera paragonabile a quella del centravanti britannico.
Il Livorno, dal canto suo, chiuse quella stagione al ventesimo posto in Serie A, retrocedendo con 25 punti. È impossibile stabilire se l’eventuale arrivo di Kane avrebbe cambiato il destino della squadra, ma la domanda resta inevitabile: cosa sarebbe successo se quell’operazione fosse andata in porto?
Dai dubbi al tetto del calcio mondiale: la carriera di Kane
La storia di Kane dimostra quanto possa essere difficile riconoscere in anticipo il potenziale di un giovane calciatore. Dopo una prima stagione di ambientamento al Tottenham, l’attaccante esplose definitivamente nel 2014-2015, realizzando 31 gol e imponendosi come uno dei centravanti più prolifici della Premier League.
Negli anni successivi avrebbe continuato a segnare con impressionante regolarità, diventando il miglior marcatore della storia del Tottenham e il capitano della nazionale inglese. Nel 2023 lasciò Londra per trasferirsi al Bayern Monaco, proseguendo la propria carriera ai vertici del calcio europeo, fino al Pallone d’Oro conquistato ieri sera, a coronamento di una stagione da numeri incredibili.
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— Ballon d’Or (@ballondor) October 26, 2026
Tutto questo mentre, nell’estate del 2013, il suo nome era stato accostato a una squadra italiana che cercava semplicemente un attaccante per salvarsi.
È il fascino delle sliding doors: non raccontano soltanto ciò che è successo, ma soprattutto ciò che avrebbe potuto accadere. E quella tra Harry Kane e il Livorno resta una delle occasioni mancate più curiose del mercato italiano.
